Giocare con le proteine
0"Clicca qui per capire come puoi contribuire alla scienza giocando a Foldit". Si presenta così la homepage dell'originale gioco online che ha già conquistato più di 50 mila utenti. Ideato nel 2008 dal biologo David Baker, dell'Howard Hughes Medical Institute (Chevy Chase, Maryland, Usa) e da Zoran Popovic e Seth Cooper del dipartimento di informatica della University of Washington (Seattle, Washington, Usa), Foldit è ora presentato sulle pagine di Nature.
Si tratta di un videogioco, ma è soprattutto un progetto scientifico in cui i partecipanti si sfidano nel ripiegamento delle proteine. E poiché i requisiti richiesti sono unicamente intuito e abilità visive e logiche, non è necessario essere scienziati per partecipare. Lo scopo è manipolare la rappresentazione grafica delle proteine per farle ripiegare nella loro forma energetica più economica, cioè più probabile. La struttura tridimensionale di queste molecole, infatti, è determinata dalla sequenza degli aminoacidi, che possono disporsi in numerosissime combinazioni. I partecipanti hanno a disposizione strumenti per tirare, piegare e girare la proteina, ottenendo un punteggio indicativo della qualità della struttura formata. Possono giocare soli o in gruppo e hanno la possibilità di interagire via chat in tempo reale con altri utenti e di contribuire alle risoluzioni di "puzzle" su proteine reali a cui gli scienziati stanno lavorando.
Foldit è nato come progetto parallelo di Rosetta@home, un programma sviluppato dagli stessi autori che chiedeva agli utenti di mettere a disposizione il proprio computer per permettere migliori performance di calcolo ai ricercatori che simulavano le strutture proteiche. Con Foldit, invece, i giocatori possono partecipare in prima persona. Unendo le capacità intuitive di molti cervelli umani alla potenza dei loro computer, i ricercatori sperano un giorno di ottenere modelli di nuove proteine.
Riferimenti: Nature doi:10.1038/nature09304
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Autore
Katia Clemente
Laureata in Scienze Biologiche e dottore di ricerca in Biotecnologie, ha conseguito il master in “Le scienze della vita nel giornalismo e nei rapporti politico-istituzionali” all’Università Sapienza di Roma. Lavora nel reparto dei Trapianti d’Organo dell’Ospedale de L’Aquila, dove si occupa di progetti di ricerca clinica sul trapianto di rene, e scrive per il sito web della Fondazione Zoé.
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