L'Hiv, l'India e i brevetti sui farmaci non innovativi
0Una giovane donna indiana se ne va in giro per i campi a raccogliere foglie di Neem con cui realizzare dei medicamenti naturali, accompagnandoci in un viaggio alla scoperta della medicina tradizionale indiana. Comincia così il documentario The India’s choice del regista Andrea Boni, proiettato ieri a Roma in occasione della Giornata Mondiale contro l’Hiv/Aids. Partendo dalla ricchezza di varietà vegetali e di saperi tradizionali, che per la maggior parte degli indiani rappresenta l’unica possibilità di cura, il film - prodotto dalla campagna Sblocchiamoli: cibo, salute e saperi senza brevetti - riporta l’attenzione sul delicato tema dei diritti di proprietà intellettuale (Dpi). Nuovi accordi internazionali, infatti, prevedono brevetti su semi e farmaci non innovativi, che rischiano di impoverire le comunità locali e impedire l’accesso alle cure. Comprese quelle salvavita contro l’Hiv-Aids.
Il documentario ci porta nel Tamilnadu, dove è nata la tradizione Sidda, una delle tre grandi medicine dell’India, per scoprire come il paese difenda le proprie conoscenze tradizionali dalla biopirateria. Qui è stato infatti avviato l’innovativo progetto della Traditional Knowledge Digital Library che prevede la traduzione dei testi antichi, contenente oltre 200 mila preparazioni medicali e la loro digitalizzazione in sei lingue. In questo modo il governo cerca di difendere i propri saperi dalle lobby e dai brevetti. È lo stesso fronte su cui è impegnata la scienziata e ambientalista Vandana Shiva, che con l’associazione Navdanya ha messo in piedi dei centri di coltivazione biologica.
Il rischio, secondo la campagna Sblocchiamoli (realizzata da un gruppo di ong, associazioni e università di Italia, India, Bolivia ed Ecuador) è che una donna del Sud del mondo non possa più nutrire i propri figli con le piante coltivate per secoli dai suoi antenati. E che non siano più disponibili cure salvavita a basso costo, come quella per l’Hiv-Aids, come spiegano nel documentario la responsabile di Medici senza Frontiere in India, il presidente dell’azienda farmaceutica Cipla e il portavoce dell’associazione dei sieropositivi indiani.
L’India è un punto di snodo di tutta la faccenda. È infatti la principale produttrice mondiale di farmaci generici, seguita da Sudafrica, Brasile e Cina. Grazie a una legge che, fino a poco tempo fa, permetteva la produzione delle versioni generiche di farmaci coperti da brevetti all’estero, le aziende indiane hanno prodotto farmaci che hanno abbassato del 99 per cento il costo delle cure anti-retrovirali, rendendo possibile il trattamento con 200 dollari annui per paziente, contro i 10 mila dell’Occidente. Ora, però, questa sorta di “farmacia dei poveri” rischia di chiudere i battenti.
Con l’introduzione dei Trips (Trade Related Intellectual Property Rights) dell’Organizzazione mondiale per il commercio, a partire dal 2005 l’India ha dovuto adeguarsi alla nuova normativa che prevede un monopolio di 20 anni sui farmaci. Non solo. Le negoziazioni tra singoli Stati, come l’accordo di libero scambio del 2007 tra India e Unione europea, prevedono ulteriori restrizioni dei Trips: estensione della durata dei brevetti e inserimento della clausola “data exclusivity”, che permette la protezione dei dati di ricerca clinica per un periodo di almeno cinque anni. “L’accordo è ancora in corso, e una nuova sessione è prevista il 5-6 dicembre a Bruxelles”, ha detto Nicoletta Dentico, direttore di Health innovation in practice ed esperta per il diritto alla salute della campagna Sblocchiamoli. “All’inizio, l’accordo era voluto anche dall’India, intenzionata ad espandersi dal punto di vista economico, ma non erano state calcolate le conseguenze sulla salute di questa espansione dei diritti di proprietà intellettuale. Per chi vuole effettuare prove di bio-equivalenza, non avere accesso ai risultati clinici significa disincentivare lo sviluppo dei generici”. Un attacco alla vita di milioni di persone, dunque. Attualmente sei milioni di malati di Hiv/Aids nel mondo si curano grazie ai 7-8 farmaci prodotti in India al di fuori dei brevetti, mentre in Occidente ne sono a disposizione ben 20-25. Con la clausola della segretezza sui dati clinici, quando i pazienti del Sud del mondo trattati con i farmaci di prima linea svilupperanno le resistenze, per le industrie indiane sarà impossibile creare farmaci generici di seconda e terza linea.
Per saperne di più o richiedere il dvd del documentario: www.sblocchiamoli.org.
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Autore
Roberta Pizzolante
Giornalista pubblicista dal 2005, è laureata in Sociologia e ha un master in "Le scienze della vita nel giornalismo e nei rapporti politico-istituzionali" conseguito alla Sapienza. Fa parte della redazione di Galileo dal 2001, dove si occupa di ambiente, energia, diritti umani e questioni di rilevanza etica e sociale. Per Sapere, bimestrale di scienza, si occupa dell'editing e della ricerca iconografica. Nel corso negli anni ha svolto vari corsi di formazione e stage nell'ambito della comunicazione (Internazionale, Associated Press, ufficio stampa della Sapienza di Roma, Wwf Italia). Ha scritto per diverse testate tra cui L'espresso, Le Scienze, Mente&Cervello, Repubblica.it, La Macchina del Tempo, Ricerca e Futuro (Cnr), Campus Web, Liberazione, Il Mattino di Padova. Dal 2007 al 2009 ha curato l'agenda degli appuntamenti per il settimanale Vita non Profit.
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