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02 Settembre 2014 | ultimo aggiornamento circa 6 ore fa
Temi spazio

Phobos-Grunt: cade la sonda russa

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di Anna Lisa Bonfranceschi | Pubblicato il 10 Gennaio 2012 09:06

Ci risiamo. Dopo l’Upper Atmosphere Research Satellite (Uars), che lo scorso settembre è piovuto sulla Terra (vedi Galileo, "Ochio al satellite che precipita sulla Terra"), e dopo il Roentgen Satellite (Rosat), precipitato a ottobre (vedi Galileo, "Rosat cadrà nel fine settimana") stavolta tocca a Phobos-Grunt, la sonda dell’Agenzia Spaziale Russa che nel fine settimana piomberà sul nostro pianeta. Gran parte dell’apparecchiatura brucerà una volta a contatto con l’atmosfera ma, come al solito, non si può escludere che una trentina di pezzi - dal peso complessivo di 200 kg - sopravvivano all’impatto. Secondo il Russian Space Web, l’evento potrebbe verificarsi in una finestra temporale che va dal 10 al 21 gennaio, con il 15 come giorno più probabile. 

Finora Phobos-Grunt è stato avvistato e filmato durante la sua passeggiata spaziale di capodanno dall’astronomo amatoriale Thierry Legault, come mostrato nel video catturato dal Sud della Francia (un occhio esperto potrebbe distinguere le taniche del carburante dai pannelli solari) a una distanza di 237 km e a una velocità di 7,75 km/s. Ma, proprio come è accaduto lo scorso anno per gli altri due satelliti, riuscire a capire dove cadranno i pezzi non è cosa semplice.

La vita di questo satellite non è stata particolarmente fortunata. Lanciato lo scorso novembre, sarebbe dovuto atterrare su Phobos, la luna maggiore del Pianeta Rosso, per prelevare e riportare a casa campioni di suolo. Magari dando anche uno sguardo a Marte dalla sua stessa orbita. Ma le manovre che avrebbero dovuto indirizzare la sonda verso Marte sono fallite, come ha riportato la Bbc, e Phobos-Grunt è rimasto, per così dire, nelle nostre vicinanze. Per di più senza contatti, sebbene l’Agenzia Russa sembra stia cercando di ristabilirli. 

Mentre la sonda si approssima alla Terra (su twitpic le mappe delle possibili traiettorie e della visibilità lungo il globo terrestre, che indicativamente coprono la zona tra Londra e Punta Arenas), ci si interroga (di nuovo) se il rientro fuori controllo possa rappresentare o meno un pericolo. Quello maggiore è rappresentato dai carburanti, il dimetilidrazina asimmetrico (Udmh) e il tetraossido di diazoto(Dto), entrambi molto tossici (per un peso totale di 10 delle 13 tonnellate della sonda). 

Gli scienziati sembrano essere piuttosto ottimisti al riguardo. Come spiega Holger Krag dellaEuropean Space Agency's Operations Centre (Esoc) alla Bbc infatti, le taniche dei carburanti sono state costruite in alluminio; rispetto al titanio con cui erano state fatte le altre, questo materiale ha una temperatura di fusione più bassa e dovrebbe quindi rilasciare il suo contenuto appena entrato in atmosfera. Ma anche se così non fosse, il carburante si disperderebbe e non raggiungerebbeconcentrazioni dannose.

Resta invece piuttosto difficile capire quando e dove esattamente Phobos-Grunt tornerà a casa, perché strettamente dipendente dalle condizioni atmosferiche (per esempio durante le fasi di grande attività solare i detriti spaziali raggiungono più velocemente la Terra). “Le incertezze sulle previsioni sono attualmente dell’ordine di uno, due o anche tre giorni e Phobos-Grunt compie una rivoluzione intorno alla Terra ogni 90 minuti: circa 16 orbite al giorno. Quindi è impossibile identificare un’area, al momento”, ha spiegato Krag. Per realizzare predizioni più accurate, continua lo scienziato, bisogna avere a disposizione quante più informazioni possibili sull’orbita del satellite. Servono, quindi, fotografie e video che lo rintraccino e lo mappino sopra le nostre teste. Possibilmente in tempo per spostarsi.

via wired.it

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Autore

Anna Lisa Bonfranceschi

Little-nali

Laureata in Scienze Biologiche, specializzazione in Biologia Molecolare e Cellulare. Dopo una breve esperienza nel mondo della ricerca, presso il Centro di Scienze dell'Invecchiamento di Chieti (Fondazione Università Gabriele d'Annunzio), abbandona pipe e provette per raccontare storie di scienza. Frequenta quindi un master in comunicazione scientifica e nel 2010 arriva a Galileo. Collabora con Wired, L'Espresso, Mente & Cervello, Le Scienze e D-La Repubblica.


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