Così nasce un superbug
0A scoprire che la resistenza antibiotica nello stafilococco Mrsa avrebbe un’origine animale e non umana, è stato un gruppo internazionale di scienziati, afferenti a 20 diversi istituti di ricerca, grazie all’analisi del genoma di 89 campioni del batterio (animali e umani) provenienti da 19 paesi. Nello studio guidato dal Translational Genomics Research Institute (TGen) di Phoenix (Arizona), i ricercatori non hanno però analizzato solo i genomi dei ceppi di Mrsa CC398 resistenti, ma anche quelli di ceppi sensibili di stafilococco (i cosiddetti Mssa, S. aureus meticillina suscettibile). In questo modo, confrontando i genomi dei diversi batteri, gli scienziati hanno avuto a disposizione una sorta di libreria attraverso cui leggere la storia evolutiva dello stafilococco. Nella speranza, magari, di rintracciare anche l’origine delle resistenze. Un modo insomma per “guardare la nascita di un superbug” ha dichiarato Lance Price, del TGen, a capo dello studio.
Dall’analisi dei genomi è così emerso che forme di stafilococco sensibili alla meticillina sarebbero inizialmente passate da noi agli animali da allevamento, e che solo dopo il salto di specie il batterio avrebbe sviluppato le resistenze, prima alla tetraciclina poi alla meticillina. In un secondo momento lo stafilococco sarebbe tornato, rinforzato, a infettare la specie umana, diventando l’MRSA dei maiali o degli allevamenti, come viene spesso soprannominato per l’alto tasso di infezione cui sono sottoposte le persone a contatto con questo tipo di animali.
Secondo i ricercatori lo sviluppo della resistenza negli allevamenti sarebbe piuttosto semplice da ricostruire. L’uso diffuso e indiscriminato degli antibiotici somministrati agli animali avrebbe infatti fornito la pressione selettiva sufficiente all’emergere delle resistenze. Come riporta Scientific American, basti pensare che negli Stati Uniti, ma ovviamente anche in altri paesi, gli antibiotici non vengono dati solo in presenza di infezioni ma anche a scopo preventivo, sebbene a bassi livelli. Sufficienti però, a quanto pare, a far nascere un superbug.
via wired.it
Credits immagine: Wikimedia Commons
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Autore
Anna Lisa Bonfranceschi
Laureata in Scienze Biologiche, specializzazione in Biologia Molecolare e Cellulare. Dopo una breve esperienza nel mondo della ricerca, presso il Centro di Scienze dell'Invecchiamento di Chieti (Fondazione Università Gabriele d'Annunzio), abbandona pipe e provette per raccontare storie di scienza. Frequenta quindi un master in comunicazione scientifica e nel 2010 arriva a Galileo. Collabora con Wired e L'Espresso.
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