Il cambiamento climatico favorisce i conflitti?
0Poca acqua, raccolto magro e aumento dei prezzi. La sequenza di eventi è lineare, logica. Ma sarebbe lo stesso se dicessimo: prezzi elevati dunque rivoluzione politica? Forse meno. Eppure l’idea che i cambiamenti climatici possano avere delle ripercussioni ben più estese di quelle sulla sfera ambientale non è nuova. C’è per esempio chi ha ipotizzato un legame tra la primavera araba e il periodo di siccità che aveva colpito poco prima le regioni di Russia, Ucraina e Kazakhstan e, stando a quanto riporta The Daily Climate, sarebbero diverse le zone a rischio politico ed economico a causa dei cambiamenti climatici.
Per esempio lo Yemen, già provato dalla scarsità di acqua e dall’impoverimento delle risorse petrolifere, dove le condizioni potrebbero addirittura inasprirsi in futuro, rendendo la situazione ancora più critica. Uno dei possibili scenari che potrebbe generarsi con l’acuirsi della crisi è, per esempio, l’attacco alla principale via commerciale yemenita, al largo delle coste del paese, con ripercussioni devastanti sull’economia.
E nella vicina Africa lo scenario non sarebbe meno drammatico. Qui sono numerose le regioni in cui si fa sentire la mancanza di cibo e acqua. Il peggioramento atteso per i prossimi anni potrebbe contribuire alla nascita di conflitti come quelli del Darfur, scoppiati anche a causa della siccità, come fa notare Bob Corell, ricercatore del Global Environment & Technology Foundation, che aggiunge: “Ci saranno dei Darfur ovunque”.
I cambiamenti climatici peseranno anche nella più lontana Asia. Lo scioglimento dei ghiacciai himalayani, infatti, potrebbe determinare col tempo l’impoverimento delle risorse idriche, e spingere le popolazioni meridionali, come quelle del Bangladesh, a migrare verso l’India, con tutti i rischi che il mescolamento culturale e la competizione per i beni di prima necessità potrebbero determinare.
C’è poi la questione artica e lo scioglimento dei ghiacciai, con possibili ripercussioni importanti sul commercio via mare. Un'ipotetica apertura verso nord e la conseguente creazione di nuove rotte commerciali, dislocherebbe in parte il traffico da regione battute come lo stretto di Malacca. Pare che la Cina e la Corea del Sud siano già al lavoro per quel che riguarda lo sviluppo di imbarcazioni più adatte ai climi nordici, e la paura di una superpresenza asiatica in quelle zone avrebbe spinto la marina militare statunitense a intraprendere azioni simili.
via wired.it
Credit immagine: Nasa
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Anna Lisa Bonfranceschi
Laureata in Scienze Biologiche, specializzazione in Biologia Molecolare e Cellulare. Dopo una breve esperienza nel mondo della ricerca, presso il Centro di Scienze dell'Invecchiamento di Chieti (Fondazione Università Gabriele d'Annunzio), abbandona pipe e provette per raccontare storie di scienza. Frequenta quindi un master in comunicazione scientifica e nel 2010 arriva a Galileo. Collabora con Wired e L'Espresso.
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