Meno emozioni sui visi orientali
0A volte uno sguardo dice più di mille parole. In certi casi sarà anche così, ma la saggezza proverbiale questa volta deve scontrarsi con un dato di fatto: anche gli occhi parlano con lingue diverse. Come spiega uno studio pubblicato su Pnas ( Proceedings of the National Academy of Sciences), le culture occidentali e orientali tendono a identificare in modo differente le espressioni di felicità, sorpresa, paura, disgusto, rabbia e tristezza.
D’istinto siamo portati a credere che queste emozioni siano codificate in maniera altrettanto universale da tutti gli esseri umani (sembra addirittura che felicità e tristezza siano contagiose come un virus) ma in realtà esistono delle differenze. Le popolazioni dell’Est tendono ad associare paura, disgusto e rabbia all’espressività dello sguardo, mentre gli occidentali si affidano più ai movimenti dei muscoli facciali.
Per arrivare a questi risultati, il team di ricercatori guidati da Rachael Jack, neuroscienziata dell'Università di Glasgow, ha chiesto a 30 volontari (metà asiatici e metà europei) di guardare 4.800 animazioni casuali di volti umani maschili e femminili. Ciascuno di questi era frutto di un mix di espressioni facciali legate a emozioni e di caratteri somatici ben distinti tra loro.
I ricercatori hanno poi chiesto ai partecipanti all’esperimento di classificare il tipo di emozione e la relativa intensità (in una scala da 1 a 5) per ciascuna faccia. I risultati sono stati raccolti dal team di Jack per generare dei modelli visivi delle aree facciali che avevano influenzato maggiormente i giudizi dei 30 volontari.
Le conclusioni hanno sorpreso tutti: mentre gli occidentali tendono a riconoscere i sei tipi di emozioni analizzate (felicità, sorpresa, paura, disgusto, rabbia e tristezza) in base a precise espressioni facciali – come distorcere gli angoli della bocca o arricciare il naso – i volontari di origine asiatica non distinguono nettamente le emozioni prese in esame fatta eccezione per felicità e tristezza.
Un fatto che sembra dipendere da influenze sociali differenti nelle due culture: in occidente tendiamo a codificare le espressioni facciali in categorie molto nette, mentre nei paesi asiatici le persone non presterebbero molta attenzione alla mimica facciale ma si focalizzerebbero soprattutto sullo sguardo. Un segno del fatto che l’evoluzione dei costumi culturali ha allontanato gli asiatici dai canoni espressivi primitivi, codificati soprattutto dal movimento dei muscoli del volto.
Insomma, queste due sensazioni, opposte tra loro, sembrano le più universali. Certo, questa non è di sicuro la regola d’oro per decretare come un popolo percepisca le emozioni, ma di sicuro potrebbe insegnarci a prestare attenzione a dettagli che potremmo aver trascurato.
via wired.it
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Autore
Lorenzo Mannella
Si occupa di scienza, internet e innovazione. Laureato in Biotecnologie presso l'Università di Pisa, ha frequentato il master SGP in comunicazione scientifica presso Sapienza Università di Roma. Collabora con Galileo dal 2011. Scrive per Wired, Sapere e L'Espresso.
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