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Si faccia una domanda e si dia una risposta
Itaglia
Quando si parla della valutazione della ricerca fatta da referee indipendenti, magari internazionali, mi viene sempre in mente un episodio che mi capitò qualche anno fa, quando ero dottorando in Svizzera. Il mio capo di allora doveva scrivere il rituale progetto di ricerca per il finanziamento del gruppo, che lì viene rinnovato ogni due anni sulla base del giudizio dei referee internazionali. Ovviamente, il noioso compito toccò all'ultimo in grado, cioè a me. Scrissi il progetto, il capo lo firmò, e lo spedimmo al Fondo Nazionale Svizzero per la ricerca scientifica.
Qualche tempo dopo ero in Italia, per una breve collaborazione con un altro gruppo di ricerca. Quando arrivai, un prof. che lavorava nello stesso gruppo mi avvicinò con un fascicolo in mano: "Mi hanno spedito il vostro progetto di ricerca: te la vedi tu, no?" Lasciò la cartellina sul tavolo, e se ne andò. Era il progetto di ricerca firmato dal mio capo svizzero ma scritto da me, inviato al prof. italiano per la valutazione: lo avrei valutato io à la Marzullo.
Non feci una piega. Sfogliai e diedi giudizi lusinghieri alle innovative ricerche prefigurate nel progetto. Mi toccò perfino valutare se le persone impiegate, cioè io, fossero all'altezza. Assegnai buoni voti, senza esagerare per non dare nell'occhio; il prof. italiano lo firmò, e il giudizio fu inviato in Svizzera. Dimenticai di chiedere al prof. italiano se avesse messo al corrente della casualità il mio boss svizzero. Tornato in Svizzera, non dissi nulla.
Quando il Fondo Nazionale ci inviò il giudizio finale, con la mia valutazione e la loro assegnazione del finanziamento, scoprii che ci avevano tagliato i fondi di un 10% rispetto all'anno prima. Dovevo aver esagerato con l'understatement, nel giudicarmi. Praticamente, tutto solo, avevo decurtato i fondi al mio gruppo di ricerca come una Moratti qualsiasi. Il capo sembrò prenderla bene: "Andrea, non è colpa del tuo progetto: chissà a chi l'hanno fatto valutare, sarà stato qualcuno che non capisce niente delle cose che facciamo noi", disse sibillino. Non seppi mai se fosse al corrente dell'inghippo.
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Chi sono
Mi chiamo Andrea Capocci e sono assegnista di ricerca all'Università "La Sapienza", dove studio i sistemi complessi. Di nascosto, mi occupo anche di proprietà intellettuale
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Interessante ed illuminante quanto scrive il celebre autore. Ma non essendoci limiti al ridicolo… ecco la posizione dei Reviewers delle famose riviste di medicina che devono giudicare i miei scritti di Semeiotica Biofisica (V. www.semeioticabiofisica.it e il sito collegato di Microangiologia). In breve, i miei articoli, commenti, lettere giungono agli Editori di queste Riviste straniere (a quelle italiane non scrivo ANCHE per il fatto che mi fanno pagare…le pubblicazioni!). Bene; i miei argomenti sono “difficili” perchè originali, come dire che il dificile nell’oggi e routine nel domani. Ho ricevuto una sola e-mail (ripeto una…) in cui si legge parola per parola :“Thank you for submitting this manuscript to XXXXXXXXXXXX. Your contributions are always a challenge to this Editor, not least because your way of thinking about the problems of diabetes is so unique. On this occasion, however, I fear that we must yet again decline your contribution, the import of which will, I fear, be lost upon the great majority of our readers”. Concludo, se i docenti universitari, i maggiori diabetologi (si trattava di un lavoro sul diabete),i primari di Medicina, cioè tutti coloro che leggono la Rivista europea di DIABETOLOGIA non sono in grado di capirmi e gli Editori – as usually – giudicano il mio lavoro, come sempre, “challenge”, se Dio è morto, gli dei che ne hanno preso il posto sono divinità della mutua.
— Sergio Stagnaro · 16 June 07 · #