>> ricerca avanzata
Andrea Capocci
Free lance
diario di uno scienziato flessibile


15 Nov 2007

Tutti pazzi per Pontecorvo

Oggi, Radio3Scienza intervista l'autore e Liberazione pubblica una mia recensione de Il caso Pontecorvo, questa (salvo correzioni di bozze):

Il fisico Bruno Pontecorvo sparì nel 1950, durante una vacanza con la famiglia tra l'Italia e la Svezia. Cinque anni dopo rivelò di trovarsi in Unione Sovietica, dove stava proseguendo le sue ricerche sulla fisica delle particelle e delle alte energie sotto le insegne della rivoluzione. Per l'occidente fu un tradimento a cui non dare troppa pubblicità, e dalla Russia di allora non filtrava granché. Perciò, i numerosi interrogativi dell'affaire Pontecorvo sono rimasti poco indagati nei decenni successivi.

Con “Il caso Pontecorvo. Fisica nucleare, politica e servizi di sicurezza nella guerra fredda” (ed. Sironi, 2007) Simone Turchetti, ricercatore romano emigrato all'Università di Manchester, torna proprio sui misteri di quegli anni. Il suo libro è un'inchiesta sulla vicenda dello scienziato, quasi un giallo alla Le Carré, basata su documenti d'archivio fino a ieri segreti. Ma, attraverso le vicissitudini di Pontecorvo, racconta soprattutto un pezzo di storia a cavallo della seconda guerra mondiale da un punto di osservazione unico: i laboratori in cui la fisica era al servizio di una formidabile competizione militare, politica ed economica.

La biografia stessa di Pontecorvo, d'altronde, espone lo scienziato alle tensioni più violente della sua epoca. Ebreo pisano, fratello di comunisti e per breve tempo iscritto lui stesso al PCI, Pontecorvo è uno degli allievi di Fermi. Con il futuro premio Nobel realizza scoperte importanti sulla fisica dei neutroni, che si rivelano decisive nello sfruttamento civile e militare dell'energia atomica. Le leggi razziali spingono Pontecorvo, come altri ragazzi di via Panisperna, all'esilio: a Parigi, dove frequenta con moderato entusiasmo gli esuli antifascisti con il fratello Gillo, e poi negli USA, dove si adatta a lavorare nell'industria petrolifera diventando uno dei massimi esperti nel campo del rilevamento dei giacimenti di materie prime. Riuscirà a tornare alla ricerca di punta in Canada e, alla fine della guerra, in Inghilterra.

L'alleanza tra USA e URSS, necessaria per sconfiggere il nazismo, nel frattempo si è trasformata in Guerra Fredda. Negli USA iniziano le campagne maccartiste: una caccia alle streghe che travolge i laboratori atomici per i segreti militari che custodiscono. In Inghilterra Pontecorvo viene costretto a dimettersi per la sua parentela con soggetti ritenuti pericolosi, nonostante non dimostri particolare interesse per la politica come ammettono anche le relazioni inedite della polizia americana. Nelle stesse settimane, come dimostra la documentazione a disposizione di Turchetti, Fermi, Segré e i suoi vecchi sodali di via Panisperna reclamano risarcimenti milionari dagli USA per il mancato sfruttamento economico dei brevetti secretati per l'interesse bellico: anche Pontecorvo ne detiene una quota e la lite legale lo espone ad ulteriori attacchi personali. Proprio in quei giorni, durante una vacanza in Italia, matura all'improvviso la decisione di fuggire all'est. In Unione Sovietica metterà a frutto il suo talento per la fisica o soprattutto l'esperienza nel reperimento delle materie prime? Potrà finalmente dedicarsi allo studio dell'atomo per scopi pacifici, o è una copertura per dedicarsi in segreto allo sviluppo della bomba atomica sovietica? Le versioni ufficiali divergono. Per i servizi segreti occidentali è la ritirata di una spia colta sul fatto. Per i sovietici, è un cervello in fuga verso un altro mondo possibile.

La decisione, invece, non fu dettata da un imperativo ideale, o non solo da esso, secondo la tesi del libro. Passioni individuali ed umanissime - il desiderio di lavorare liberamente, il timore delle persecuzioni, i contatti familiari con la rete clandestina del PCI, l'opportunismo di Fermi - sembrano contare quanto la fede nella superiorità sovietica, e forse di più. Turchetti non può sciogliere il dubbio, nonostante la mole di documenti visitata negli archivi di tutto il mondo: si limita, correttamente, a mettere in pari il lettore che può esercitarsi a dare la sua interpretazione. Come in un noir di Ellroy, la trama presenta dunque più zone oscure che luci, e i personaggi del racconto portano su di sé tutte le contraddizioni del loro tempo. Ma l'umanizzazione della parabola di Pontecorvo non impoverisce la figura del fisico pisano: anzi, ne elimina le schematizzazioni accumulate dalla cattiva memoria e dall'interesse di parte. Di entrambe le parti.

ps. Mi ero promesso di non usare l'espressione "cervello in fuga" a proposito di Pontecorvo. Ho cambiato idea perché ho temuto che, se non lo avessi fatto io, lo avrebbe fatto il titolista.

Commenta

  1. Prima di tutto complimenti perchè un mass media importante ha ricordato il tuo scritto! In effetti già la prima notizia e poi questa mi ha riportato agli anni verdi (i miei…) quando su Pontecorvo ognuno diceva la sua, guidati tutti da preconcetti. Il solito Aulo Gello diceva che il tempo passa e porta la verità, ma in questo caso NO. Ancora una volta, il Qoelet (o Qohelet…) ha pienamente ragione: nulla cambia e tutto è vanità. La scienza libera esiste, certamente, obliata, coperta da silenzio, ignorata, ma esiste; e che coraggio per lo scienziato che non ha portato il cervello all’ammasso decidendo di rischiare l’infarto miocardico. Che ad un mio “amico” è anche venuto: ha dimostrato che NON tutti possiamo ammalare e MORIRE di tumore, diabete, arteriopatia, ipertensione!

    Sergio Stagnaro · 15 November 07 · #

  2. “..a prop.to di Pontecorvo certo che poteva fare quel che voleva, per carità solo che con un pò più di “lealtà” verso l’occidente, l’europa in particolare, se non
    proprio per gli USA , un pò più di amore verso la sua cultura, per l’Italia liberata, la sua religione (era ebreo osservante o cristiano?) non sarebbe stato male e senza quel suo gesto estremo, non gli sarebbe stata affibbiata quell’etichetta di traditore contumace come invece si é guadagnato e che perdura fino adesso (pensiamo un po’ se avesse fatto lo stesso anche Einstein, che sarebbe successo?). Franco

    Se Einstein, che era molto più famoso di Pontecorvo, fosse andato a lavorare per i comunisti, probabilmente lo avrebbero ammazzato per lo smacco. Ma Pontecorvo, che ha fatto di così grave? (FL)

    franco masini · 19 November 07 · #

Aiuto Textile