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L'ultima cena sociale
Spie come noiUno spettro si aggira per le conferenze: la "social dinner", la cena sociale che affligge puntualmente ogni conferenza, workshop, summer school. Quando va bene, la social dinner è inutile: ti siedi al ristorante con persone che ti stanno simpatiche (mi è capitato a Torino) o che hai già conosciuto durante il convegno, con cui probabilmente ceneresti volentieri anche senza l'aiuto degli organizzatori. Quando va male, invece, si finisce al tavolo sbagliato del peggior ristorante della città, l'unico in grado di accogliere una tavolata di cento persone di età, latitudini e gastriti disparatissime: per ore e ore, si trascinano conversazioni maccheroniche sul nulla, ci si imbarazza se qualche anziano e rispettabilissimo luminare si ubriaca, si commettono gaffe fantozziane a futura e ferrea memoria. Come rimanere chiusi in ascensore tutto il weekend di Ferragosto con la portiera del condominio e l'amante - la propria, intendo. Ci sono anche i professionisti della social dinner, per la verità. Sono un'inarrivabile élite, programmata per vincere. Si siedono allo stesso tavolo e tra una portata e l'altra si spartiscono soldi, dottorandi e pubblicazioni come a Yalta.
Tuttavia, per noi peones è difficile sottrarsi alla cena sociale. Per un po' di anni, mi sono negato con mille scuse: ma tra i colleghi mi sono fatto una reputazione da snob, o da drogato incapace di mangiare con la forchetta (cose parzialmente vere, per altro). Perciò ora mi iscrivo quasi sempre, alla social dinner. Però ho deciso che questo sacrificio collettivo non deve essere vano, e segnalare pubblicamente le cene sociali più temibili. Ne pagherò le conseguenze, ma lo faccio per voi.
Se vi capita di andare a un convegno all'Institute for Scientific Interchange (ISI) di Torino, per esempio, occhio alla social dinner. L'ISI, per capirci, è una villa stile Shining sulle colline di Torino: dopo una convegno all'Overlook Hotel, uno vorrebbe salutare cordialmente Jack NIcholson, uscire per un giro in centro (bellissimo) e incontrare persone normali. Invece no. La sera della cena sociale, l'ISI carica i congressisti sul pullmann stile CPT e li deporta in un ristorante altrimenti deserto alla periferia di Moncalieri (avete presente Moncalieri alle 23 di un martedì sera piovoso di novembre?) Lì, il congressista viene alimentato con 163 assaggini di cucina piemontese ("delicatissima"), rimesso sul pullman e centrifugato sugli allegri tornanti del ritorno. Se non potete evitare, portatevi la Xamamina.
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Mi chiamo Andrea Capocci e sono assegnista di ricerca all'Università "La Sapienza", dove studio i sistemi complessi. Di nascosto, mi occupo anche di proprietà intellettuale
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Nella mia lunga vita, sono sopravissuto, in Italia e all’estero, a troppe cene sociali. Non posso dimenticarne una a Siena in un villa fuori città, dove al lume di candela colleghi ridevano, felici e falsi, con l’amante portatasi dietro, senza che essa capisse niente di medicina: erano i tempi delle sponsorizzazioni facili! Ed io annoiato, seduto a tavolino, in disparte, in un angolo del giardino da mille e una notte, insieme alla mia co-autrice….. sposata vent’anni prima. Mi indisponeva, in altre occasioni, il fatto che dopo la mia relazione su argomenti originali a quel tempo, solo pochi facevano domande, salvo poi a rompermi gli attributi alla sera, durante la cena sociale, a congressi dove la mia compagna, moglie, amica (ormai non ricordo nulla dei nostri rapporti…) era rimasta a casa per impegni ospedalieri.
Ripensando a quelle cene sociali, quando ero ancora giovane, mi andrebbe di sopportare discussioni tediose e la gastrite da …pesci non freschi.
— Sergio Stagnaro · 23 November 07 · #
Ho visto giapponesi e ‘mericani addentare pasta cruda da ornamento. Una volta ho anche vinto, per estrazione a sorte non pilotata, una crociera per due persone nel Mediterraneo. Era stata messa in palio dall’organizzazione per stimolare le visite agli stand degli sponsor, ma, per fortuna, non ho mai ricevuto i biglietti. Avranno mangiato anche quelli.
— Pasquale Palladino · 23 November 07 · #
L’unica volta che sono stato a Villa Gualino per un corso, la sera ci hanno fatto mangiare li’. Ambiente non grandioso, ma eravamo in pochi, atmosfera ‘sana’ e sia il cibo sia il vino erano buoni.
La periferia di Moncalieri in una sera di tardo autunno e’ qualcosa a cui preferisco non pensare. Vi hanno portato a mangiare da Decathlon :-)?
— marco · 24 November 07 · #