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Dossier


Etica e politica | questione di fede

Religioni a confronto

In Israele vivono fianco a fianco le tre grandi religioni monoteiste. L’uso terapeutico delle cellule staminali embrionali è soggetto quindi ad almeno tre punti di vista etici differenti. Ecco una sintesi del documento del Bioethics Advisory Committee che ne riassume le posizioni

di Galileo

La prospettiva ebraica

La legge biblica ebraica e il Talmud affermano che lo status di essere umano è acquisito progressivamente durante lo sviluppo dell’embrione e non al momento dell’inseminazione. Per certi aspetti, il feto può essere considerato una parte del corpo della madre, che, ovviamente, non può essere rimossa a piacere. Anche se in caso di pericolo per la vita o la salute (fisic o mentale) della madre l’aborto può essere preso in considerazione perché lo status della madre prevale. Il feto diviene a tutti gli effetti un essere umano, con uno status uguale a quello della madre, solo al momento della nascita. Per quanto riguarda un embrione prima dell’impianto, secondo la legge ebraica il materiale genetico fuori dall’utero non ha status legale, dal momento che non è una parte di un essere umano fino a quando non è nel grembo materno. In più, anche una volta nell’utero, solo dopo i primi 40 giorni l’embrione acquisisce lo status di feto umano “formato”. Lo status dell’embrione fuori dal grembo è simile a quello dei gameti, dello sperma e degli oociti: non devono essere sprecati in vano ma possono essere manipolati per scopi terapeutici. È comunque preferibile che gli embrioni siano ottenuti attraverso fertilizzazione in vitro (IVF).

Un embrione ottenuto da IVF ha la potenzialità di crescere e divenire un essere umano solo se impiantato in un utero, ma fuori dal grembo (in pre-impianto) non ha questa possibilità (almeno con le tecnologie acquisite finora). Se i genitori decidono di non impiantare alcuni embrioni ottenuti con IVF, questi diventano embrioni soprannumerari pre-impianto senza nessuna potenzialità di svilupparsi in un essere umano a possono essere utilizzati per scopi ragionevoli, come quello di produrre cellule staminali.

Il comandamento di preservare la vita è più importante di molte altre leggi giudaiche. Creare embrioni attraverso la clonazione per scopi terapeutici così come produrre cellule per i trapianti può essere quindi giustificato. Dato che il materiale per la ricerca sulle cellule staminali può essere procurato in maniera accettabile, la tecnologia è infatti “moralmente neutrale”, cioè acquista valore morale sulla base dell’utilizzo che se ne fa. Uno scopo dichiaratamente terapeutico è quindi comunque essenziale nonostante sia legittimo l’utilizzo di embrioni da pre-impianto. Lo scopo terapeutico deve darci la forza di non costruire “staccionate”, cioè barriere motivate dalla paura di aumentare gli aborti o della clonazione, specialmente dal momento che queste barriere potrebbero impedire la cura di malattie mortali. Un’altra questione è quella del guadagno: la tutela della salute è una responsabilità della comunità e la giustizia sociale è un valore importante, ma non può essere richiesto altruismo gratuito; piuttosto bisogna equilibrare il diritto al profitto con la giustizia sociale.

La prospettiva cristiana

I cattolici romani e i cristiani ortodossi credono che lo sviluppo della persona umana sia un continuum dal momento del concepimento, che continui durante tutti i periodi della vita (attraverso uno sviluppo sia fisico che spirituale per divenire immagine di Dio o Theosis – deificazione), attribuendo santità a tutti gli stadi di questo sviluppo. L’opposizione più forte all’utilizzo degli embrioni per la ricerca scientifica, anche terapeutica, è espressa dalla Chiesa Cattolica Romana. In una nota del 2 agosto del 2000 sulle cellule staminali e lo status dell’embrione, la Santa Sede ricorda che nella visione cattolica la persona umana inizia a esistere nel momento del concepimento. L’embrione è quindi considerato un individuo umano che ha diritto alla propria vita. A ogni singolo embrione deve quindi essere data l’opportunità di svilupparsi in un essere umano maturo. L’embrione è una persona umana e, che un intervento umano possa decidere della sua vita è impensabile, anche per fini terapeutici. I procedimenti di IVF, che danno luogo a embrioni in surplus creati a priori in numero maggiore di quelli che verranno effettivamente utilizzati, non sono accettati come legittimi dalla Chiesa cattolica, che dichiara così la fonte principale di cellule staminali embrionali illecita.

La teologia protestante è pluralistica e non c’è una singola fonte di autorità alla quale poter fare riferimento sulla questione delle cellule staminali nella ricerca terapeutica. È parte dell’ethos protestante che le questioni morali siano determinate dalle coscienze individuali. Nel pensiero protestante, i cristiani possono quindi avere visioni differenti su questo argomento dal momento che queste opinioni sono compatibili con i credo cristiani. Alcune diramazione della tradizione protestante considerano che lo status di essere umano è acquisito gradualmente e quindi non sia presente nel primo stadio embrionale. In dichiarazioni recenti, il Sinodo generale delle Chiese Unite di Cristo, mentre guardava con grande rispetto agli embrioni umani pre-impianto in quanto potenziali persone umane, non conferiva agli stessi embrioni lo status di persona umana. Quindi la derivazione di cellule staminali umane dagli embrioni nei primi stadi, compresa la creazione di embrioni attraverso la tecnica del trasferimento del nucleo, deve essere finanziata da fondi pubblici e allo stesso tempo deve essere sollecitata una intensa discussione pubblica, una discussione che essi considerano un essenziale processo di fede. La mancanza di comprensione da parte del pubblico sarebbe dannosa per la scienza. La ricerca non deve mai essere lasciata al finanziamento privato ma deve essere sotto supervisione nazionale. Gli scopi devono essere giustificati, indicandone i benefici per la scienza e la medicina e avendo cura di considerare la giustizia sociale. I protocolli devono mostrare rispetto per gli embrioni. Esistono anche opinioni protestanti che considerano il pericolo di non rispettare gli essere umani più deboli, gli embrioni, più grande di ogni beneficio che si possa trarre dalla loro manipolazione: in altre parole sarebbe meglio astenersi o trovare altre vie per raggiungere lo scopo.

La prospettiva musulmana

Nell’Islam l’utilizzo degli embrioni per scopi terapeutici o di ricerca è accettabile se avviene prima del momento in cui l’embrione è “animato”. Secondo la tradizione islamica – nel Corano e nella legge (Shari’a) – il viaggio dell’embrione verso la personificazione è un processo di sviluppo, e l’anima si innesta dopo tre periodi di 40 giorni, cioè dopo 120 giorni o alla fine del primo trimestre. Nonostante questo l’embrione è vivo nel grembo prima di ricevere l’anima. Sintetizzando la discussione etica e legale dei giuristi mussulmani nel documento del National Bioethics Advisory Committe statunitense (NBAC), Abdulaziz Schedina (dell’Università della Virginia) conclude: “la maggioranza delle opinioni musulmane moderne parlano di un momento dopo lo stadio dei blastocisti, quando il feto diventa un essere umano. Non tutti gli organismi viventi in un utero hanno lo stesso grado di santità e onore come quello che ha un feto alla fine del primo trimestre”. Considerando questo ampio periodo di tempo, le decisioni possono variare a seconda dei Paesi. Nondimeno, “è opinione comune a tutte le scuole di pensiero islamiche che: il Corano e la Tradizione riconoscono la percezione di vita umana agli ultimi stadi di sviluppo biologico dell’embrione; nei primi stadi, quando si colloca nell’utero e inizia il suo viaggio verso la personificazione, non ha uno status morale. I giuristi distinguono fra persona biologica e morale, assegnando quest’ultima a uno stadio successivo, almeno dopo il primo trimestre di gravidanza”. In conclusione, “nell’Islam la ricerca sulle cellule staminali, resa possibile dall’intervento nei primi stadi di vita, è considerato un atto di fede nella volontà ultima di Dio in quanto colui che da vita, fintantoché tale intervento sia fatto con lo scopo di migliorare la vita umana”.

Dal Report of the Bioethics Advisory Committee of The Israel Academy of Sciences and Humanities on The Use of Embrionic Stem Cells for the Therapeutic Research (sezione 5, agosto 2001)

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