Dossier
La morte come libertà
"Due mesi fa aspettavo ancora la notte e il suo sonno che mi allontanava per qualche ora dall'incubo del giorno. Ora anche la notte è diventata un incubo, perché fatico a respirare e nel sonno vado in frequenti apnee che mi svegliano con il senso di soffocamento. È una tortura insopportabile”. Le parole di Piergiorgio Welby, dal letto dove sopravvive grazie a un ventilatore polmonare, da mesi invocano il diritto di poter morire, mettere fine a una vita che tale non è più, “è solo un testardo e insensato accanimento nel mantenere attive delle funzioni biologiche”.
Colpito da distrofia muscolare progressiva da l963, Welby è diventato il simbolo del dibattito etico e politico sull'eutanasia che sta spaccando il Parlamento e interrogando gli italiani. Il 22 novembre, Welby ha rivolto un video appello al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, l'ennesima richiesta di grazia. Dal 23 novembre è in corso uno sciopero della fame avviato dai Radicali italiani e l'Associazione Luca Coscioni (di cui Welby è co-presidente). E la lista delle adesioni alla protesta, a cui si sono uniti anche Adriano Sofri e il ministro per il Commercio estero Emma Bonino, continua ad allungarsi di giorno in giorno.
Intanto, secondo un sondaggio condotto dall'Istituto Ipr Marketing, il 64 per cento degli italiani sarebbe favorevole ad accogliere le richieste di Welby, una percentuale che tocca il 50 per cento fra i cattolici praticanti e il 71 per cento fra quelli non praticanti.
Dati che confermano quanto rilevato dal Rapporto 2003 dell’Eurispes (“Più consenso sull'eutanasia”), secondo cui nell'ultimo decennio sarebbe cambiata l’opinione degli italiani sulla libertà di decidere della propria morte.
Restano, però, i problemi e le contraddizioni legislative. Perché chi tenta un suicidio non commette reato, mentre chi, nell'impossibilità di muovere braccia e gambe, chiede che gli venga staccata la spina e insieme di essere sedato per non soffrire, sì? Fino a che punto è giusto negare a un malato di abbreviare, come chiede Welby “un percorso di disperazione, prima che arrivi a quel termine naturale che le tecniche di rianimazione e i macchinari riescono a spostare sempre più in avanti nel tempo”? Staccare una spina, allora, è come ritiene il ministro della salute Livia Turco, un atto che non attiene all'esercizio delle libertà personali, o è “la morte opportuna” come sostiene l'uomo di fede Jacques Pohier? È un atto di pietà, quando vivere diventa un oltraggio estremo, come per l'autore di "Lasciatemi morire" (Per una vita dignitosa), o una violazione della dignità umana? Come si fa a stabilire qual è il confine “tra la vita e la morte”?
Gli interrogativi sulla dolce morte risollevano altre questioni spinose come l'eutanasia clandestina, il testamento biologico, un provvedimento ancora in sospeso ereditato dalla precedente legislatura, e l'accanimento terapeutico (“Con dignità fino alla fine”). Temi che Galileo ha sempre seguito con attenzione, per esempio discutendo le proposte di Umberto Veronesi in fatto di dichiarazioni anticipate di trattamento (“Registriamo le volontà anticipate") o quelle del Comitato di Bioetica (“Sì al testamento biologico”). Non solo in Italia ma anche all'estero, dando voce alle organizzazioni impegnate nel diritto a morire con dignità (“Un diritto alla persona”).
Indice del dossier
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Tra la vita e la morte
01 Gen 00:00 -
Con dignità fino alla fine
14 Apr 00:00 -
Più consenso sull'eutanasia
13 Giu 00:00 -
“Un diritto della persona”
03 Ott 00:00 -
Sì al testamento biologico
12 Dic 00:00 -
La morte opportuna
14 Ott 00:00 -
"Registriamo le volontà anticipate"
10 Mar 00:00 -
Per una vita dignitosa
27 Nov 17:04
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Autore
Daniela Cipolloni
Daniela Cipolloni è giornalista scientifica freelance. Scrive per il settimanale Oggi ed è redattrice del sito dell'Agenzia Spaziale Italiana. Ha lavorato nella redazione di Galileo e Zadig Roma, collaborando per numerose testate tra cui L'espresso, Le Scienze, Mente & Cervello, Il Messaggero. È stata docente al Master in comunicazione della scienza della Sissa di Trieste. Nel 2009 ha scritto il libro "Compagno Darwin. L’evoluzione è di destra o di sinistra?" (Sironi) insieme a Nicola Nosengo.
Vai alla pagina dell'autore
Indice del dossier
-
Tra la vita e la morte
01 Gennaio 1998 -
Con dignità fino alla fine
14 Aprile 2001 -
Più consenso sull'eutanasia
13 Giugno 2003 -
“Un diritto della persona”
03 Ottobre 2003 -
Sì al testamento biologico
12 Dicembre 2003 -
La morte opportuna
14 Ottobre 2004 -
"Registriamo le volontà anticipate"
10 Marzo 2006 -
Per una vita dignitosa
27 Novembre 2006
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Moderatore Elisa Manacorda, Galileo
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Tempo e stress
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Lectio Magistralis di Ronald D. Siegel
Introduce: Lorenzo Mannella, Galileo
Lo “stress” è legato alle fantasie sul futuro: anche se in un dato momento proviamo un grande disagio, non ci sentiamo molto stressati a meno di non immaginare che il disagio si protrarrà nel tempo. Tre milioni di anni fa, i nostri antenati erano in competizione con altri animali selvatici nella savana africana. Essi sopravvissero perché ereditarono una risposta di “combattimento o fuga” che li aiutava ad affrontare l’emergenza con azioni tempestive in caso di minaccia, e perché svilupparono la capacità di pensare al passato, immaginare il futuro e pianificare azioni di conseguenza. Mentre questi sistemi, presi singolarmente, contribuivano in maniera efficace al miglioramento della sopravvivenza, operando insieme sono diventati una fonte di stress continuo. Fortunatamente molte culture umane hanno finito col trovare dei modi per allenare la mente a sospendere questa costante pianificazione della sopravvivenza, astrarsi dal flusso di pensieri e assaporare il momento presente. Questa conferenza esplorerà i modi in cui la scienza moderna sta adattando queste tecniche antiche per alleviare lo stress del mondo moderno.vai al sito galileoedit.it -
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