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17 Maggio 2012 | ultimo aggiornamento circa 6 ore fa

Dossier

Temi ambiente

Alternativa sostenibile?

di Daniela Cipolloni | Pubblicato il 27 Dicembre 2006 17:01

C’è chi li vede come la panacea ai mali del petrolio: la soluzione all’esaurimento annunciato delle risorse fossili, all’inquinamento atmosferico, al prezzo della benzina che lievita, persino alla difficile situazione in Medioriente. C’è chi invece è convinto che il gioco non valga la candela. Allora, qual è la verità sui biocarburanti? I combustibili derivati dalle coltivazioni agricole (colza, mais, soia) rappresentano o no la promessa alternativa sostenibile alla domanda di energia del Pianeta?

 
Stando agli obiettivi nell’agenda politica di paesi come gli Stati Uniti e l’Unione Europea, la risposta sembrerebbe affermativa. È notizia recente che, sull’esempio del boom brasiliano di bioetanolo, gli Usa abbiano stabilito di ottenere entro il 2016 più della metà del carburante necessario alla popolazione direttamente dai prodotti agricoli. L’Europa punta nella stessa direzione, incoraggiando i paesi ad abbattere la percentuale di petrolio usato nei trasporti, pari circa al 97-98 per cento (“Biomassa non benzina”). E anche l’Italia (“Biomateriali ai nastri di partenza”) comincia ad abbracciare risorse energetiche più rispettose dell’ambiente.

Ma nella comunità scientifica le perplessità sull’effettiva convenienza di produrre etanolo e biodiesel aumentano. Rispetto all’ottimismo di qualche anno fa, quando il gasolio derivato dalla soia era presentato come la “benzina ecologica” del futuro (“Benzina all’olio di soia”) e il confronto con gli idrocarburi risultava nettamente vincente per i biocarburanti (“Ecco il carburante ecologico”), oggi si respira uno scetticismo maggiore. L’ultimo studio a riguardo, uscito sui Proceedings of the National Academy of Sciences, si è concluso con una notizia “buona” e una “cattiva”. La prima, a conferma di precedenti ricerche (“Etanolo nel motore”), è che il bilancio energetico nella produzione di biomassa è positivo: significa che coltivare, concimare, mietere, trasportare e convertire la soia richiede complessivamente una spesa energetica inferiore rispetto a quella ottenuta alla fine del processo, con un vantaggio netto del 93 per cento di energia in più per il biodiesel derivato dalla soia e del 25 per cento in più per l’etanolo derivato dal granturco. In entrambi i casi, inoltre, si riducono le emissioni di gas serra.

La notizia meno bella, però, è che nessuno dei due biocarburanti è in grado di rimpiazzare il petrolio senza provocare un serio impatto sulle riserve di cibo. In altre parole, dicono i ricercatori della University of California, il prezzo da pagare, come l’erosione del suolo e la scarsità di nutrienti, potrebbe essere troppo alto. A questo si aggiunga che, se anche tutto il mais prodotto in un anno negli Usa fosse destinato alle bioraffinerie e sottratto alla filiera alimentare, l’etanolo risultante basterebbe a soddisfare appena il 12 per cento della domanda di benzina del paese.  Al momento, l’opzione “verde” più competitiva è probabilmente la cellulosa, la fibra legnosa da cui è possibile estrarre etanolo per fermentazione batterica. Secondo il Department of Energy statunitense, nel 2030 la cellulosa potrà fornire il 30 per cento del carburante utilizzato nei trasporti. Tuttavia, c’è ancora molto da fare per affinare le tecniche di produzione industriale e ottimizzare il bilancio energetico. Affrancare il mondo dal petrolio, insomma, non sembra certo un’impresa facile. Il fatto è che è indispensabile. (“Sopravvivere senza petrolio”).

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Autore

Daniela Cipolloni

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Daniela Cipolloni è giornalista scientifica freelance. Scrive per il settimanale Oggi ed è redattrice del sito dell'Agenzia Spaziale Italiana. Ha lavorato nella redazione di Galileo e Zadig Roma, collaborando per numerose testate tra cui L'espresso, Le Scienze, Mente & Cervello, Il Messaggero. È stata docente al Master in comunicazione della scienza della Sissa di Trieste. Nel 2009 ha scritto il libro "Compagno Darwin. L’evoluzione è di destra o di sinistra?" (Sironi) insieme a Nicola Nosengo.


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