Dossier
Le nostre insostenibili città
Una gigantesca e sovraffollata megalopoli chiamata Terra. Già a partire dal 2008, per la prima volta nella storia dell’umanità il numero degli abitanti delle aree urbane supererà quello delle zone rurali. E di questo passo, in un futuro non molto lontano, le città potrebbero diventare l’unico habitat naturale della nostra specie. Città superaffollate, strozzate dal traffico, rese invivibili dall'inquinamento. Ecco il mondo secondo il terzo rapporto dell'Agenzia per la Protezione dell'Ambiente e per i Servizi Tecnici (Apat) sulla qualità dell’ambiente urbano in Italia, presentato ieri a Roma, insieme ad un focus sulla qualità dell'aria.
Al di là di pochi dati incoraggianti, che riguardano un discreto incremento dello spazio verde (aumentato di 4,5 metri quadrati per abitante dal 1999 al 2003) e una accettabile qualità dell’acqua potabile e del mare, il Belpaese è ancora lontano dagli obiettivi raggiunti altrove. Mentre è perfettamente in linea con il resto del mondo nella progressiva urbanizzazione del suolo: dal 1990 al 2000 l’espansione delle aree urbane è stata pari al 5% nelle maggiori città, arrivando a superare il 15% nella provincia di Bologna, Parma e Cagliari.
Secondo il rapporto Apat, il nemico numero uno delle città resta l’inquinamento atmosferico da PM10, provocato dal traffico. Superamenti del limite giornaliero si sono registrati nell’86% delle aree urbane considerate fino al 2005, mentre nel 76% è stato superato anche il limite annuale. Con documentate ricadute sulla qualità dell'ambiente (Più inquinamento, meno nuvole) e sulla salute dei cittadini (Bambini più piccoli per l'inquinamento, Se il traffico rovina lo sperma, Vigili e benzinai: salute a rischio): una stima Oms del 2006, che ha appena stilato delle linee guida anti inquinamento, parla di 9.000 morti all’anno tra il 2002 e il 2004 per gli effetti del PM 10 in 13 grandi città italiane (Polveri mortali). Meglio delle città italiane sono invece molte metropoli tedesche o francesi (Identikit ambientale per le città europee).
La strada verso la sostenibilità delle città italiane passa certamente per una maggiore diffusione dell'uso di bioetanolo, biodiesel, biogas (combustibili derivati dalle biomasse). Una direttiva europea recepita in Italia nel 2005, impone di sostituire almeno il 2% del totale dei carburanti standard (benzina e diesel) con biocarburanti (Etanolo nel motore), e la Commissione di Bruxelles ha appena stabilito che entro il 2020 i paesi membri debbano ridurre almeno del 20 per cento i gas a effetto serra (Taglio emissioni, imperativo Ue). Ma questi combustibili sono ancora una rarità nel panorama dei trasporti pubblici e privati, sebbene i calcoli dimostrino che l’impiego di biodiesel al 20% sugli autobus in circolazione in una città come Roma (in cui solo 60 su 2800 sono “euro 4”) porterebbe ad una riduzione di anidride carbonica variabile tra 36.500 e 48.600 tonnellate all’anno.
Indice del dossier
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Se il traffico rovina lo sperma
30 Apr 00:00 -
Vigili e benzinai: salute a rischio
03 Lug 00:00 -
Più inquinamento, meno nuvole
23 Gen 00:00 -
Bambini più piccoli per l'inquinamento
29 Lug 00:00 -
Etanolo nel motore
03 Feb 00:00 -
Polveri mortali
23 Giu 00:00 -
Identikit ambientale per le città europee
05 Lug 00:00 -
Si cambia aria
11 Ott 18:09 -
Alternativa sostenibile?
27 Dic 17:01 -
Taglio emissioni, imperativo Ue
11 Gen 14:16
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Autore
Giovanna Dall'Ongaro
Laureata in filosofia ha curato l’ufficio stampa dell'Ente Nazionale Protezione Animali e collabora come free lance con diverse testate, tra cui 50&Più (Confcommercio),L'Espresso, La Macchina del Tempo. Dal 2003 fa parte della redazione di Sapere.
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Indice del dossier
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Se il traffico rovina lo sperma
30 Aprile 2003 -
Vigili e benzinai: salute a rischio
03 Luglio 2003 -
Più inquinamento, meno nuvole
23 Gennaio 2004 -
Bambini più piccoli per l'inquinamento
29 Luglio 2005 -
Etanolo nel motore
03 Febbraio 2006 -
Polveri mortali
23 Giugno 2006 -
Identikit ambientale per le città europee
05 Luglio 2006 -
Si cambia aria
11 Ottobre 2006 -
Alternativa sostenibile?
27 Dicembre 2006 -
Taglio emissioni, imperativo Ue
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(continua a leggere su L'Espresso n.5)
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Moderatore Elisa Manacorda, Galileo
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Il tempo è una sfida per la comunicazione scientifica. Rendere conto di questa complessa variabile nel racconto della scienza è un compito che i comunicatori sono chiamati a svolgere con chiarezza e rigore, senza mancare però di affascinare e coinvolgere il pubblico. Grazie alla partecipazione di esperti di comunicazione, l’incontro punterà l’attenzione sui diversi modi in cui è possibile parlare del tempo nella scienza, a partire da tre particolari aree di interesse così da offrire il più ampio scenario possibile: la fisica, con la teoria del Big Bang; l’evoluzione, con la storia del viaggio attraverso il tempo dell’essere umano; la medicina narrativa, che usa i tempi del racconto della malattia per migliorare la condizione del paziente. -
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Tempo e stress
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Lo “stress” è legato alle fantasie sul futuro: anche se in un dato momento proviamo un grande disagio, non ci sentiamo molto stressati a meno di non immaginare che il disagio si protrarrà nel tempo. Tre milioni di anni fa, i nostri antenati erano in competizione con altri animali selvatici nella savana africana. Essi sopravvissero perché ereditarono una risposta di “combattimento o fuga” che li aiutava ad affrontare l’emergenza con azioni tempestive in caso di minaccia, e perché svilupparono la capacità di pensare al passato, immaginare il futuro e pianificare azioni di conseguenza. Mentre questi sistemi, presi singolarmente, contribuivano in maniera efficace al miglioramento della sopravvivenza, operando insieme sono diventati una fonte di stress continuo. Fortunatamente molte culture umane hanno finito col trovare dei modi per allenare la mente a sospendere questa costante pianificazione della sopravvivenza, astrarsi dal flusso di pensieri e assaporare il momento presente. Questa conferenza esplorerà i modi in cui la scienza moderna sta adattando queste tecniche antiche per alleviare lo stress del mondo moderno.vai al sito galileoedit.it -
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Dal videogioco per trovare la forma delle proteine a quello per classificare la morfologia delle galassie: con la citizen science, si gioca per contribuire alla ricerca.
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