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17 Maggio 2012 | ultimo aggiornamento circa 6 ore fa

Dossier

Temi fisica e matematica

Un altro mattone per Lhc

di Nicola Nosengo | Pubblicato il 23 Marzo 2007 14:46

Ci siamo quasi. Con la messa in posa del rivelatore di particelle Cms (Compact Muon Solenoid), avvenuta il 22 marzo alla presenza dei rappresentanti di 25 laboratori di fisica di altrettanti paesi, manca ormai poco al completamento di Lhc (Large Hadron Collider), il nuovo acceleratore di particelle cui il Cern di Ginevra affida molto del suo futuro.

Il magnete Cms, costruito anche con un importante contributo italiano e descritto poche settimane fa da Galileo (Magnete gigante al Cern), è stato definitivamente posato in una caverna a cento metri di profondità e e lunga 27 chilometri, posta tra Ginevra e la Francia. É un rilevatore di particelle a cui saranno affidati molti compiti, dalla ricerca sulla asimmetria tra materia e antimateria (Quanto fa materia più antimateria?) alla caccia al bosone di Higgs: la particella che si presume conferisca massa alla materia, e che è l'anello mancante del Modello Standard. La caccia a questa particelle è aperta da anni in tutto il mondo (Più vicini alla particella di Dio, Più pesante del previsto) ma a questo punto Ginevra ha la possibilità concreta di arrivare per prima.

Ma Cms sarà solo uno degli esperimenti (al momento ne sono in programma altri quattro) che sfrutteranno il raggio di protoni creato da Lhc, di cui si prevede l'entrata in funzione entro la fine dell'anno: un acceleratore di particelle capace di far scontrare protoni a un livello di energia mai raggiunto da altri acceleratori, e di esplorare la struttura della materia a una profondità al momento impossibile con altri esperimenti.

L'entrata in funzione di Lhc darà alla ricerca nucleare europea la possibilità di tornare a giocare a competere alla pari con quella statunitense e giapponese: le domande rimaste ancora in sospeso nel Modello Standard della struttura dell'atomo richiedono infatti, per essere risolte, di raggiungere energie sempre più alte negli acceleratori: un'esigenza già ben chiara sette anni fa, quando il Cern decise di mandare in pensione il glorioso Lep (Large Electron Positron Collider) e iniziare a costruire, nello stesso tunnel, Lhc (Cambia pelle l'anello delle meraviglie). Ribadita ancora quando, in occasione del cinquantesimo anniversario della fondazione (Tanti auguri Cern), i responsabili del centro di ricerca svizzero indicavano proprio in questo progetto la chiave del futuro della ricerca Europea.

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Nicola Nosengo

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Scrittore e giornalista. Dopo essersi laureato in Scienze della Comunicazione all'Università di Siena ed aver frequentato il Master in Comunicazione della Scienza alla Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste, si dedica al giornalismo scientifico, scrivendo articoli sulla tecnologia, sulle neuroscienze e sulla medicina. Pubblica nel 2003 il suo primo lavoro L'estinzione dei tecnosauri, in cui parla di tutte le tecnologie che non sono sopravvissute allo scorrere del tempo. Attualmente tiene una rubrica mensile sulla rivista Wired dedicata allo stesso tema.
Tra il 2003 e il 2007 collabora con diverse redazioni come L'espresso, La Stampa, Le Scienze, oltre che aver partecipato alla realizzazione dell'Enciclopedia Treccani dei Ragazzi.
Nel 2009 ha pubblicato, con Daniela Cipolloni, il suo secondo libro, Compagno Darwin, sulle interpretazioni politiche della teoria dell'evoluzione.


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