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Uranio, nuova inchiesta

di Roberta Pizzolante | Pubblicato il 27 Marzo 2007 15:56

Colpevole o innocente? L’uranio impoverito, contenuto nei proiettili usati dai paesi Nato, torna alla ribalta portandosi dietro tutti i dubbi circa il suo ruolo nella cosiddetta sindrome dei Balcani, cioè  nei numerosi casi di leucemie e altri tumori che hanno colpito molti militari di stanza nella ex-Jugoslavia. Secondo l’Osservatorio Militare, associazione che tutela i membri delle forze armate e i loro familiari, sino a oggi ci sono stati 46 militari morti e più di 500 malati. E almeno il 70 per cento di loro è costretto a sottoporsi a un intervento alla tiroide una volta tornato a casa. A partire da queste cifre, la nuova Commissione parlamentare d’inchiesta del Senato, presieduta da Lidia Menapace, ha annunciato il 22 marzo di voler acquisire nuovi elementi e valutazioni non solo sui militari ma anche sui civili.

Sull’uranio impoverito e sul suo coinvolgimento nella morte dei militari italiani, e non solo, non c’è mai stata unanimità. Diversi sono infatti i dati presentati da altre associazioni, mentre finora il Ministero della Difesa non ha neanche fornito le cifre ufficiali richieste dalla Commissione.

Tutto ha inizio nel 1999, quando la morte per leucemia di un soldato cagliaritano di ritorno dalla missione in Bosnia solleva dubbi sugli effetti nocivi dei proiettili (Terra bruciata, terra radioattiva?). Partono le prime indagini per accertare la presenza del metallo nel suolo e nella catena alimentare (L’eredità dell’uranio impoverito). Il caso si allarga e coinvolge, oltre ai militari italiani, quelli svedesi, francesi e del Regno Unito che avevano operato nella ex-Jugoslavia (Il caso diventa europeo) e si moltiplicano i rapporti di scienziati sugli effetti dell’uso dell’uranio (Ecco i numeri del rischio, I danni dell'uranio impoverito, Il fantasma dell'uranio impoverito).

Nonostante questi studi, però, e la constatazione di un eccesso di casi di linfoma di Hodgkin tra i militari impegnati nei Balcani rispetto alla popolazione civile, la Commissione guidata dall'ematologo Franco Mandelli allora incaricata di indagare non è stata in grado di collegare direttamente la presenza dell’uranio ai casi di tumore registrati né di valutare il peso nell’organismo delle particelle microscopiche di metalli tossici (L’uranio in corpo). Nel 2006 arriva il verdetto definitivo: l’uranio non è colpevole in maniera diretta delle malattie e delle morti dei reduci dal Kosovo e dalla Bosnia Erzegovina (Scagionato l’uranio impoverito).

Ora ripartono le indagini. La Commissione intende allargare il raggio di inchiesta esaminando non solo i militari, ma anche le popolazioni civili nei teatri di guerra e nelle zone adiacenti alla basi militari nel nostro paese. “L’esistenza di patologie anomale tra i militari dei contingenti impiegati nelle missioni all’estero, nei pressi dei poligoni di tiro e dei siti di stoccaggio delle munizioni, è stata riscontrata con certezza”, ha detto in conferenza la Menapace. “Le patologie non sono direttamente riconducibili all’utilizzo diretto di proiettili all’uranio impoverito, ma piuttosto, ai possibili effetti delle nanoparticelle di minerali pesanti che in seguito alle esplosioni si disperdono nell'ambiente”. Una volta trovate le cause e concluse le indagini, ha detto la senatrice, saranno indicate soluzioni concrete anche attraverso le proposte di modifica ai trattati internazionali vigenti in materia e alla legislazione in vigore.

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Roberta Pizzolante

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Giornalista pubblicista dal 2005, è laureata in Sociologia e ha un master in "Le scienze della vita nel giornalismo e nei rapporti politico-istituzionali" conseguito alla Sapienza. Fa parte della redazione di Galileo dal 2001, dove si occupa di ambiente, energia, diritti umani e questioni di rilevanza etica e sociale. Per Sapere, bimestrale di scienza, si occupa dell'editing e della ricerca iconografica. Nel corso negli anni ha svolto vari corsi di formazione e stage nell'ambito della comunicazione (Internazionale, Associated Press, ufficio stampa della Sapienza di Roma, Wwf Italia). Ha scritto per diverse testate tra cui L'espresso, Le Scienze, Mente&Cervello, Repubblica.it, La Macchina del Tempo, Ricerca e Futuro (Cnr), Campus Web, Liberazione, Il Mattino di Padova. Dal 2007 al 2009 ha curato l'agenda degli appuntamenti per il settimanale Vita non Profit.


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