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11 Febbraio 2012 | ultimo aggiornamento circa 10 ore fa

Dossier

Temi salute, ambiente

Tutti i rischi della diossina

di Nicola Nosengo | Pubblicato il 25 Aprile 2007 10:57

Falso allarme o il ritorno di un incubo? La diossina torna a far paura in Italia, dopo l'incidente di Treviso. Da giorni si susseguono annunci contrastanti da parte delle autorità locali: prime le rassicurazioni che avevano escluso la formazione di questo pericoloso inquinante nell'incendio scoppiato il 18 aprile allo stabilimento De Longhi. Poi i rilievi dell'Arpav (l'Agenzia Regionale di Protezione Ambientale del Veneto) secondo cui invece diossina in quei fumi c'era eccome: tre volte la quantità prodotta da un inceneritore di rifiuti, almeno nelle immediate vicinanze dell'incendio. Gli esperti ora cercando comunque di rassicurare la popolazione: la diossina si è dissolta nell'aria, e l'effettiva esposizione della popolazione non è preoccupante. Sarà. Ma basta quella parola a suscitare molti brutti ricordi.

A cominciare da quello di Seveso, il comune del milanese investito il 10 luglio del 1976 da una nube tossica uscita dallo stabilimento Icmesa: un nube che uccise piante e animali, provocò malattie della pelle e paura in migliaia di cittadini, è che è probabilmente all'origine di molti casi di tumori (L'eredità della diossina, Le vittime dell'Icmesa).

Ma, seppure in concentrazioni minori, quell'inquinante (noto anche come Tcdd) viene prodotto quotidianamente anche da molti inceneritori di rifiuti, di cui le associazioni ambientalista hanno spesso chiesto la sostituzione con impianti più moderni (Non bruciate quei rifiuti). Ed è, altro brutto ricordo, il componente principale del temibile agente Orange, il diserbante utilizzato dall'esercito americano durante la guerra del Vietnam (Impunità per l'Agente Orange, Defolianti sottostimati).

Sui pericoli della diossina si sa molto, dagli studi sugli animali come da quelli epidemiologici sugli esseri umani. É un distruttore endocrino, cioè una sostanza che interferisce con i meccanismi di segnalazione ormonali, provocando tumori, infertilità, difetti nel nascituro (nel caso di donne in gravidanza). Sul suo reale meccanismo di azione, però, la scienza ha ancora poche certezze. Proprio poche settimane fa ha fatto un po' di chiarezza uno studio su Nature, curato da Fumiaki Ohtake e colleghi della Japan Science and Technology Agency. I ricercatori giapponesi hanno dimostrato che la diossina forma degli enzimi atipici che si inseriscono nel meccanismo dell'ubiquitina, il cosiddetto “spazzino” delle cellule, che regola la distruzione e il riciclo delle proteine, e la cui spiegazione è valsa il Nobel per la medicina del 2004 (Un nobel per tre): in pratica, fa sì che i recettori degli ormoni estrogeni e androgeni passino erroneamente come “spazzatura cellulare” e vengano distrutti, innescando una catena di eventi negativi.

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Autore

Nicola Nosengo

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Scrittore e giornalista. Dopo essersi laureato in Scienze della Comunicazione all'Università di Siena ed aver frequentato il Master in Comunicazione della Scienza alla Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste, si dedica al giornalismo scientifico, scrivendo articoli sulla tecnologia, sulle neuroscienze e sulla medicina. Pubblica nel 2003 il suo primo lavoro L'estinzione dei tecnosauri, in cui parla di tutte le tecnologie che non sono sopravvissute allo scorrere del tempo. Attualmente tiene una rubrica mensile sulla rivista Wired dedicata allo stesso tema.
Tra il 2003 e il 2007 collabora con diverse redazioni come L'espresso, La Stampa, Le Scienze, oltre che aver partecipato alla realizzazione dell'Enciclopedia Treccani dei Ragazzi.
Nel 2009 ha pubblicato, con Daniela Cipolloni, il suo secondo libro, Compagno Darwin, sulle interpretazioni politiche della teoria dell'evoluzione.


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