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17 Maggio 2012 | ultimo aggiornamento circa 6 ore fa

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Temi ambiente

Nucleare, quanto ci costi?

di Letizia Gabaglio | Pubblicato il 11 Maggio 2007 14:18

La costruzione di una centrale nucleare può superare del 300 per cento il budget previsto e, in media, impiegare quattro anni in più per la costruzione rispetto a quelli pianificati. Sono le conclusioni a cui è arrivato il rapporto "I costi economici dell'energia nucleare", commissionato da Greenpeace e pubblicato da un team internazionale di economisti ed esperti di energia. A dimostrazione, secondo gli ambientalisti, che l'energia nucleare non è né una soluzione pratica né economicamente sostenibile.


Secondo il rapporto a qualunque paese o progetto si guardi, la costruzione di una centrale nucleare ha sempre superato in maniera cospicua il budget previsto; la complessità crescente della sua costruzione portano inevitabilmente al prolungamento dei tempi previsti; e tenuto conto delle enormi sovvenzioni richieste, di prezzi elevati e non competitivi dell’energia, della scarsa affidabilità e del serio rischio di costi eccedenti in modo sproporzionato, l'energia nucleare non ha alcuna chance di essere economicamente sostenibile per i paesi interessati a un approvvigionamento competitivo di energia.

Una polemica che Galileo segue da anni (Caro nucleare). Già nel 1998 Carlo Rubbia aveva notato come l'opzione nucleare potesse risultare economicamente conveniente solo guardando al lungo termine (Rubbia: “Il mio nucleare pulito). E dello stesso parere è ancor oggi Bob van der Zwaan, ricercatore esperto di politiche energetiche del Belfer Center for Science and International Affairs della Harvard University: “E' vero che i costi di realizzazione di una centrale nucleare sono molto più alti, per esempio, di impianti basati sulle risorse fossili, ma se consideriamo la loro vita media allora la risorsa nucleare diventa competitiva. Basti pensare alla Francia che vende elettricità a molti paesi europei e che si è aggiudicata importanti investimenti in questo campo (Iter va alla Francia). Il problema principale invece secondo me rimane quello delle scorie”.

Un chiaro esempio di questi problemi, denuncia ancora il Rapporto, è la costruzione in corso a Okiluoto, in Finlandia, di un reattore europeo pressurizzato ad acqua (Epr) di nuova generazione – il primo reattore di questo tipo – che dopo soli 18 mesi di costruzione ha già accumulato un ritardo di altrettanti mesi sul programma, superando già adesso il budget previsto di 700 milioni di euro. Anche in un mercato totalmente liberalizzato come quello degli Usa, il governo ha stanziato forti sussidi economici per la mancanza di sufficienti investimenti privati da oltre venti anni. “Uno degli effetti della liberalizzazione dei mercati è proprio la difficoltà a raccogliere grandi investimenti”, afferma ancora van der Zwaan, “ma lo stesso si verificherebbe anche per la costruzione di impianti che sfruttassero le tecnologie di cattura e stoccaggio dell'anidride carbonica”. Qualsiasi sia la scelta, quindi, non si può prescindere dagli investimenti.

Sul fronte del finanziamento al nucleare chi non si tira certo indietro è la Commissione Europea che negli ultimi anni ha rilanciato questa opzione per risolvere, almeno in parte, il problema della riduzione delle emissioni di anidride carbonica da una parte e della dipendenza energetica da paesi extraeuropei dall'altra (Il ritorno del nucleare; Dipendenza ad alto rischio; Strategia europea contro i black-out) Così il 7° programma quadro per il finanziamento alla ricerca ha destinato all'Euratom (European Atomic Energy Community) ben 2,5 milioni di euro. Un privilegio, quello di avere un canale di finanziamenti diretti, di cui le altre fonti di energia “pulita” non godono, come denuncia l'associazione “Amici della Terra”. “Protestare contro l'assegnazione di fondi alla ricerca sul nucleare non mi sembra saggio”, conclude van der Zwaan. “Per risolvere il problema delle scorie, infatti, si deve fare ancora molta ricerca. Piuttosto dovremmo batterci perché anche le altre fonti di energia ricevano investimenti simili”.

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Letizia Gabaglio

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Laureata in Filosofia, ha da sempre il pallino per la divulgazione scientifica e per l'organizzazione di cose e persone. E' riuscita a soddisfare entrambe a Galileo.


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