Dossier
Quelle stelle mai viste
Delle nane bianche così non si erano mai viste. Hanno un’atmosfera finora mai osservata, carica di carbonio, e sono difficilmente collocabili nelle categorie esistenti. A scoprirle tra le 10 mila individuate dal Sloan Digital Sky Server (Sdss) è stato il team di astronomi guidato da Patrick Dufour dell’Università dell’Arizona di Tucson (Usa).
Le nane bianche rappresentano lo stadio finale dell’evoluzione delle stelle troppo piccole per esplodere come supernovae. In base alla teoria dell’evoluzione stellare, quando una stella finisce il proprio combustibile, nelle ultime fasi di vita, perde i suoi strati più esterni fino a che rimane solo il nucleo caldo, composto da carbonio e ossigeno circondati da uno strato di elio e, nell’80 per cento dei casi, anche di idrogeno. Finora, tutte le nane bianche rientravano in due categorie: quelle con un’atmosfera ricca di idrogeno e quelle con una ricca di elio. Ma le stelle individuate da Dufour non appartengono a nessuna delle due classi. La loro atmosfera, infatti, è carica di carbonio, con poche o nessuna traccia di idrogeno o elio. Probabilmente, secondo le prime ipotesi avanzate dagli scienziati su Nature, potrebbero essersi evolute da stelle molto più calde, come la stella massiva H1504+65, individuata nel 1986. Se così fosse, le nuove nane bianche potrebbero rappresentare una sequenza finora sconosciuta dell’evoluzione stellare. Secondo lo studio, H1504+65 espelle tutto l’idrogeno e l’elio che contiene, lasciando un nucleo la cui superficie è composta per il 50 per cento da carbonio e il 50 da ossigeno. Cosa succede quindi? “Quando poi la stella si raffredda”, ha spiegato Dufour, “la gravità separa carbonio, ossigeno e tracce di elio. Sopra i 25 mila gradi Kelvin, l’elio sale formando un sottile strato sopra il carbonio, facendo passare la stella come una classica nana bianca con atmosfera di elio”.
Già molti meccanismi legati alla formazione delle nane bianche sono stati svelati. Nel 2001, un gruppo di fisici della Rice University di Houston, in Texas, riuscì a riprodurre per la prima volta in laboratorio la cosiddetta pressione di Fermi, il meccanismo che regola forma e dimensione delle stelle di neutroni e anche delle nane bianche (Una stella in laboratorio). C’è anche chi ha assegnato alle nane bianche una parte attiva nella materia oscura. Nel 2001 Ben Oppenheimer dell’Università della California e colleghi individuò, nelle immagini raccolte al Cerro Tololo Interamerican Observatory in Cile, una popolazione di 38 stelle nane bianche e sostenne che potessero costituire tra dal 3 al 35 per cento della mai osservata materia oscura (Hanno trovato la materia oscura).
Molte informazioni giungono agli scienziati anche dalle esplosioni seguite dai telescopi, come quella di RS Ofiuco, una nana bianca appartenente alla costellazione di Ofiuco (Presto l'esplosione di RS Ofiuco) o quella osservata nel corso dello studio a cui hanno partecipato anche ricercatori dell’Osservatorio astronomico di Padova dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) e pubblicata su Science Express quest’anno. La ricerca ha individuato la presenza di gas proveniente da una gigante rossa compagna di una nana bianca prossima all’esplosione, scoprendo quindi che il sistema binario gioca un ruolo fondamentale nell’accumulo del gas che porta alla formazione di una supernova (Aspiranti stelle).
Indice del dossier
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Una stella in laboratorio
14 Mar 00:00 -
Hanno trovato la materia oscura
31 Mar 00:00 -
Presto l'esplosione di RS Ofiuco
24 Lug 00:00 -
Aspiranti stelle
16 Lug 12:20
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Autore
Roberta Pizzolante
Giornalista pubblicista dal 2005, è laureata in Sociologia e ha un master in "Le scienze della vita nel giornalismo e nei rapporti politico-istituzionali" conseguito alla Sapienza. Fa parte della redazione di Galileo dal 2001, dove si occupa di ambiente, energia, diritti umani e questioni di rilevanza etica e sociale. Per Sapere, bimestrale di scienza, si occupa dell'editing e della ricerca iconografica. Nel corso negli anni ha svolto vari corsi di formazione e stage nell'ambito della comunicazione (Internazionale, Associated Press, ufficio stampa della Sapienza di Roma, Wwf Italia). Ha scritto per diverse testate tra cui L'espresso, Le Scienze, Mente&Cervello, Repubblica.it, La Macchina del Tempo, Ricerca e Futuro (Cnr), Campus Web, Liberazione, Il Mattino di Padova. Dal 2007 al 2009 ha curato l'agenda degli appuntamenti per il settimanale Vita non Profit.
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Indice del dossier
-
Una stella in laboratorio
14 Marzo 2001 -
Hanno trovato la materia oscura
31 Marzo 2001 -
Presto l'esplosione di RS Ofiuco
24 Luglio 2006 -
Aspiranti stelle
16 Luglio 2007
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