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11 Febbraio 2012 | ultimo aggiornamento circa 11 ore fa

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La messa al bando è vicina

di Roberta Pizzolante | Pubblicato il 07 Marzo 2008 16:48

La messa a bando delle cluster bomb è a un passo. La conferenza di cinque giorni a Wellington, in Nuova Zelanda, tra i rappresentanti di 122 paesi chiamati a trovare un accordo sulla messa al bando delle bombe a grappolo, ha portato alla firma della “Convenzione di Wellington” da parte di 82 nazioni, tra cui l’Italia. Una bozza del testo del Trattato per la messa al bando delle munizioni cluster, l’assistenza alle vittime e la bonifica dei territori contaminati, sulla quale però i 500 delegati dovranno trovare un accordo definitivo nel prossimo incontro a Dublino dal 19 al 30 maggio. Grandi assenti alla conferenza erano gli Stati Uniti, Russia, Israele, Cina e Pakistan, i maggiori produttori di queste armi. Ma erano comunque presenti 41 delle 76 nazioni che ancora hanno in arsenale questo tipo di armamenti.

Queste bombe vengono sganciate a gruppi di decine di piccoli ordigni attaccati a grappolo e contenuti in un affusto più grande. Quando esplode la bomba madre, molti degli ordigni restano inesplosi e si disperdono su un raggio di diverse centinaia di metri. Con grossi rischi per i civili che abitano intorno alle zone colpite. Secondo le Nazioni Unite, infatti, il 40 percento delle vittime delle cluster sono bambini. In Kosovo nel 1999 e in Iraq nel 1993, queste bombe hanno ucciso più civili di tutte le altre armi usate in questi conflitti, e nella guerra tra Israele e le milizie sciite di Hezbollah del 2006 hanno fatto più di 200 vittime.

A cercare di indebolire il testo del trattato sono soprattutto le posizioni di Giappone, Francia, Germania, Regno Unito e Turchia, che chiedono un periodo di transizione e propongono di consentire l’uso degli ordigni in caso di azioni militari congiunte con paesi che non le proibiscono, oppure accorciando la lista dei tipi di ordigni da proibire. Per ora queste posizioni sono state respinte ma è certo che saranno riproposte nel prossimo appuntamento di Dublino. Intanto le associazioni premono chiedendo un maggior impegno ai paesi che hanno sottoscritto la dichiarazione di Wellington. Il direttore esecutivo della Campagna internazionale per la messa al bando delle mine (Icbl) ha chiesto di prendere esempio dal Trattato per la messa al bando delle mine antipersona firmato nel 1999: “Vogliamo che i governi mostrino lo stesso coraggio e la stessa accortezza e che negozino un forte ed esaustivo trattato in cui le vite dei civili non siano barattate con interessi militari o economici”.

Prima del trattato definitivo, infatti, anche il problema delle mine antipersona era drammatico, come spiegato in un articolo su Galileo di Nicola Cufaro Petroni e Giuseppe Nardulli (Mine, un problema globale) che descriveva le caratteristiche tecniche degli ordigni e i sistemi per neutralizzarli. Numerosi sono stati i documenti e i rapporti che hanno tenuto il conto delle mine, delle granate e degli esplosivi diffusi per il mondo e soprattutto in Africa (Piccole armi crescono) come anche i richiami di varie organizzazioni al rispetto delle regole sancite nelle leggi di guerra sulla protezione dei civili (Rispettate le leggi di guerra). Accanto ai progressi sulla strada verso la riduzione dell’uso di mine antipersona (Verso un mondo senza mine) non sono mancate le note negative. Come riportava un documento della Campagna internazionale per la messa al bando delle mine di soli due anni fa, oltre 78 le nazioni erano ancora da bonificare, e per la prima volta i fondi per lo sminamento facevano registrare un calo (Mine, strage senza fine).

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Roberta Pizzolante

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Giornalista pubblicista dal 2005, è laureata in Sociologia e ha un master in "Le scienze della vita nel giornalismo e nei rapporti politico-istituzionali" conseguito alla Sapienza. Fa parte della redazione di Galileo dal 2001, dove si occupa di ambiente, energia, diritti umani e questioni di rilevanza etica e sociale. Per Sapere, bimestrale di scienza, si occupa dell'editing e della ricerca iconografica. Nel corso negli anni ha svolto vari corsi di formazione e stage nell'ambito della comunicazione (Internazionale, Associated Press, ufficio stampa della Sapienza di Roma, Wwf Italia). Ha scritto per diverse testate tra cui L'espresso, Le Scienze, Mente&Cervello, Repubblica.it, La Macchina del Tempo, Ricerca e Futuro (Cnr), Campus Web, Liberazione, Il Mattino di Padova. Dal 2007 al 2009 ha curato l'agenda degli appuntamenti per il settimanale Vita non Profit.


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