Dossier
L’Italia rimane al buio
Da gennaio abbiamo un paio di magnifici occhi in più per osservare l'Universo. Il primo dei cinque strumenti del Large Binocular Telescope (Lbt), il telescopio più grande e tecnologicamente più avanzato del mondo, è infatti in funzione. Ed è interamente italiano. Eppure, il nostro paese e tutti i ricercatori che hanno contribuito in modo sostanziale al progetto rischiano ora di non poterlo utilizzare per le attività di ricerca: dopo aver investito oltre 20 milioni di euro negli ultimi 17 anni, l'Italia non è in grado di far fronte alla sua parte delle spese richieste per il mantenimento dell'infrastruttura. Stiamo parlando di circa due milioni di euro l'anno, ripartiti in quattro rate, che ciascuno dei quattro istituti partner del progetto è chiamato a versare per la gestione ordinaria del telescopio. La prima rata scade il 30 marzo.
Il Large Binocular Telescope, costruito sul Monte Graham, in Arizona, è nato dalla collaborazione tra le università dell'Arizona e dell'Ohio (Usa), del Max Planck Institute (Germania) e dell'Osservatorio di Arcetri. Dopo alcune difficoltà di ordine finanziario e non, che ne hanno notevolente rallentato l'inaugurazione (Troppi telescopi sul Monte Graham , Lbt ai nastri di partenza), il telescopio è finalmente operativo dall'inizio del 2008, e l'Italia è partner al 25 per cento della Lbt corporation. Finora i finanziamenti italiani provenivano dal Fondo per gli investimenti della ricerca di base (Firb), ma lo scenario italiano è cambiato: il Firb non esiste più, sostituito dai Finanziamenti per l'Innovazione, la Ricerca e lo Sviluppo Tecnologico (First). Il problema è che ancora non esistono i bandi per poter accedere alle risorse. La crisi di governo in atto, dal canto suo, tiene tutti con le mani legate. La situazione è in stallo e per l'Italia non c'è modo di onorare il primo tributo.
“Formalmente esiste un interlocutore al Ministero dell'università e della ricerca”, dice a Galileo Piero Salinari, astrofisico dell'Osservatorio di Arcetri e uno dei padri dell'Lbt, “ma è difficile che in questo particolare momento vengano prese delle decisioni”. Come spiega il ricercatore, la prima rata potrebbe essere anticipata dall'Istituto nazionale di astrofisica (Inaf), nonostante il budget limitato, e ritardare per una volta il pagamento non avrebbe ricadute gravi, se non per l'orgoglio nazionale. Se si saltano due o tre rate, però, il tempo di osservazione che spetta ai nostri ricercatori (un quarto del tempo operativo) può essere venduto ad altri enti (il valore di una notte di osservazioni è di 60mila euro) e, dopo un anno di inadempienza, potremmo essere esclusi dal progetto.
La questione infatti non riguarda solo i finanziamenti per queste prime rate: il problema è avere assicurati due milioni di euro l'anno per fare ricerca scientifica in una struttura in cui l'Italia ha già investito molto. I bandi per la ricerca finora non prevedevano fondi ad hoc per la manutenzione delle grandi infrastrutture come, per esempio, il sincrotrone di Frascati. Questi soldi vengono solitamente conteggiati nel budget degli istituti di ricerca, cosa che invece non è avvenuta per Ltb, e i fondi per l'astrofisica non riescono a coprire questa spesa. “Ci siamo trovati in una sorta di trappola”, continua Salinari: “La trasformazione in atto del sistema con cui lo stato finanzierà d'ora in poi la ricerca scientifica sarebbe dovuta avvenire in tempi più brevi. C'è attualmente un primo bando per i finanziamenti destinati alle grandi strutture, ma è di tipo esplorativo e servirà solo a stilare un elenco di tutti gli istituti interessati. L'Inaf ha già presentato la richiesta, ma nessuno ha idea di quale decisione verrà presa, dell'entità dei fondi e quando usciranno i primi bandi per accedere a questi finanziamenti”. Non siamo in grado, in breve, di assicurare ai nostri partner statunitensi e tedeschi, di poter coprire in futuro la nostra parte delle spese.
Un gran peccato, se si considera che il telescopio vanta la tecnologia di ottica adattativa ideata e realizzata in Italia. Un sistema che permetterà di raccogliere, da Terra, immagini comparabili per nitidezza a quelle ottenute dal telescopio spaziale Hubble, e su una porzione di cielo molto più ampia (Prima luce per Ltb). “Siamo riusciti ad annullare i difetti dovuti alla presenza dell'atmosfera”, spiega il ricercatore: “Il binocolo ha due specchi, spessi appena un millimetro e mezzo, che possono essere deformati in tempo reale, nel momento stesso in cui la luce dei corpi celesti colpisce la loro superficie. Questa correzione viene fatta mille volte al secondo, con una precisione dell'ordine di un milionesimo di millimetro, in 672 punti diversi. Lbt è un strumento rivoluzionario e la parte più rivoluzionaria è italiana”. Questa tecnologia è costata quindici anni di studi e il lavoro di decine e decine di ricercatori (Italia in prima fila a scrutar le stelle). Ora la stiamo vendendo in tutto il mondo ma, forse, non potremo utilizzarla.
Indice del dossier
-
Italia in prima fila a scrutare le stelle
09 Nov 00:00 -
Troppi telescopi sul Monte Graham
15 Lug 00:00 -
Lbt ai nastri di partenza
15 Ott 00:00 -
Prima luce per Lbt
28 Ott 00:00
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Autore
Tiziana Moriconi
Giornalista, a Galileo dal 2007 dove coordina la redazione. È laureata in Scienze Naturali (paleobiologia) e ha un master in Comunicazione della Scienza conseguito alla Scuola Superiore di Studi Avanzati di Trieste. Nel 2009 si è occupata della conduzione di 25 incontri sui cambiamenti climatici e sulle energie rinnovabili per il progetto di educazione ambientale Ecoscuola della Regione Lazio. Collabora con L’Espresso, Le Scienze, Mente e Cervello, Sapere, Linx Magazine (per la rubrica Internet Point), Tekneco, Corriere delle Comunicazioni e Wired.
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Indice del dossier
-
Italia in prima fila a scrutare le stelle
09 Novembre 1996 -
Troppi telescopi sul Monte Graham
15 Luglio 2000 -
Lbt ai nastri di partenza
15 Ottobre 2004 -
Prima luce per Lbt
28 Ottobre 2005
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