Dossier
La battaglia del cibo
La presenza di Mahmoud Ahmadinejad, presidente dell'Iran, che minaccia Israele scatena manifestazioni di piazza, l'arrivo di Robert Mugabe, presidente dello Zimbawe, che da decenni è protagonista di un regime affamatore, fa gridare allo scandalo rappresentanti delle organizzazione non governative a cui si accodano i politici italiani e stranieri, la venuta di Nicolas Sarkozy, capo dello Stato francese, incuriosisce per l'assenza di Carla Bruni. Ma al vertice della Fao, che si apre oggi a Roma, di che si parla? La crisi alimentare, che dovrebbe essere il tema principale, stenta a raggiungere le prime pagine dei giornali: oggi sono 862 milioni le persone che non hanno accesso alle risorse alimentari. La passerella di primi ministri rischia quindi di offuscare le ragioni di un allarme planetario che ormai da anni i paesi in via di sviluppo lanciano inascoltati (Cibo, non politica): i cambiamenti climatici e il loro impatto sull'agricoltura, l'uso di colture per la produzione dei cosiddetti biocarburanti, il conseguente aumento dei prezzi delle risorse alimentari primarie (Sfide al Sud) stanno facendo strage di milioni di persone.
Problemi le cui soluzioni devono essere concertate fra paesi industrializzati e paesi che ancora non lo sono (Agricoltura a un bivio). “Servono 30 miliardi di dollari all'anno per rilanciare l'agricoltura”, ha affermato oggi nel suo discorso di apertura dei lavori Jacques Diouf, direttore generale della Fao. “La soluzione strutturale al problema della sicurezza alimentare mondiale è quella di incrementare la produzione delle nazioni a basso reddito e dove il deficit alimentare è più sentito”. Come? È quello che si dovrebbe discutere in questi giorni. Il presidente del Brasile, Luiz Inacio Lula da Silva, propone di abolire i sussidi per le nazioni industrializzate. Un problema annoso: gli investimenti pubblici anche in Europa, grazie ai fondi della Politica Agricola Comune (Pac) (Nel labirinto della Pac) premiano per l’80 per cento le grandi imprese e il commercio, non l’agricoltura contadina sostenibile e di qualità, come è stato denunciato più volte (L'agricoltura secondo le donne). Il tempo delle parole è finito, è tempo di agire, ha detto ancora oggi Diouf. Staremo a vedere se sarà così.
Indice del dossier
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Cibo, non politica
29 Lug 00:00 -
Nel labirinto della Pac
01 Dic 00:00 -
L'agricoltura secondo le donne
10 Nov 13:09 -
Sfide al Sud
21 Feb 14:26 -
Agricoltura a un bivio
29 Apr 14:22
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Autore
Letizia Gabaglio
Laureata in Filosofia, ha da sempre il pallino per la divulgazione scientifica e per l'organizzazione di cose e persone. E' riuscita a soddisfare entrambe a Galileo.
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Indice del dossier
-
Cibo, non politica
29 Luglio 2005 -
Nel labirinto della Pac
01 Dicembre 2005 -
L'agricoltura secondo le donne
10 Novembre 2006 -
Sfide al Sud
21 Febbraio 2008 -
Agricoltura a un bivio
29 Aprile 2008
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(continua a leggere su L'Espresso n.5)
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Raccontare il tempo e i tempi della scienza
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Raccontare il tempo e i tempi della scienza
Bruno Arpaia
Francesco Cavalli Sforza
Stefania Polvani
Moderatore Elisa Manacorda, Galileo
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Il tempo è una sfida per la comunicazione scientifica. Rendere conto di questa complessa variabile nel racconto della scienza è un compito che i comunicatori sono chiamati a svolgere con chiarezza e rigore, senza mancare però di affascinare e coinvolgere il pubblico. Grazie alla partecipazione di esperti di comunicazione, l’incontro punterà l’attenzione sui diversi modi in cui è possibile parlare del tempo nella scienza, a partire da tre particolari aree di interesse così da offrire il più ampio scenario possibile: la fisica, con la teoria del Big Bang; l’evoluzione, con la storia del viaggio attraverso il tempo dell’essere umano; la medicina narrativa, che usa i tempi del racconto della malattia per migliorare la condizione del paziente. -
Tempo e stress
FESTIVAL DELLE SCIENZE
Tempo e stress
Lectio Magistralis di Ronald D. Siegel
Introduce: Lorenzo Mannella, Galileo
Lo “stress” è legato alle fantasie sul futuro: anche se in un dato momento proviamo un grande disagio, non ci sentiamo molto stressati a meno di non immaginare che il disagio si protrarrà nel tempo. Tre milioni di anni fa, i nostri antenati erano in competizione con altri animali selvatici nella savana africana. Essi sopravvissero perché ereditarono una risposta di “combattimento o fuga” che li aiutava ad affrontare l’emergenza con azioni tempestive in caso di minaccia, e perché svilupparono la capacità di pensare al passato, immaginare il futuro e pianificare azioni di conseguenza. Mentre questi sistemi, presi singolarmente, contribuivano in maniera efficace al miglioramento della sopravvivenza, operando insieme sono diventati una fonte di stress continuo. Fortunatamente molte culture umane hanno finito col trovare dei modi per allenare la mente a sospendere questa costante pianificazione della sopravvivenza, astrarsi dal flusso di pensieri e assaporare il momento presente. Questa conferenza esplorerà i modi in cui la scienza moderna sta adattando queste tecniche antiche per alleviare lo stress del mondo moderno.vai al sito galileoedit.it -
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Dal videogioco per trovare la forma delle proteine a quello per classificare la morfologia delle galassie: con la citizen science, si gioca per contribuire alla ricerca.
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