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11 Febbraio 2012 | ultimo aggiornamento circa 11 ore fa

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Denaro speso bene

di Andrea Gentile | Pubblicato il 18 Settembre 2008 18:56

Con il suo milione di vittime l'anno e i suoi 247 milioni di casi nel 2006, la malaria continua a rappresentare una sfida per i sistemi sanitari dei paesi in via di sviluppo. Ma gli interventi per prevenire il contagio iniziano a dare i loro frutti, soprattutto in Africa. Sono infatti 125 milioni le persone protette con semplici zanzariere, anche se restano 650 milioni quelle che ancora rischiano la vita, e la maggior parte dei morti sono bambini. Questi, in sintesi, i dati del World Malaria Report 2008 del Global Malaria Program dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), appena pubblicato.

Cominciamo con le buone notizie: per la prima volta, tre regioni africane hanno visto dimezzato il numero di morti per questa malattia. L'incredibile risultato è stato ottenuto in Eritrea, Rwanda e Sao Tome e Principe tra il 2000 e il 2007. Una tendenza positiva si registra anche in altre aree dell’Africa come Madagascar, Zambia e Zanzibar. E la situazione non migliora solo nel continente africano: i decessi sono diminuiti anche in Cambogia, Repubblica popolare democratica del Laos, Filippine, Suriname, Tailanda e Vietnam.

C'è un però. Queste infatti sono solo stime, visto che la diagnosi di malaria in molti paesi non è certa. Una delle speranze risiede in nuove tecnologie che possano essere economiche e facilmente applicabili alla realtà dei paesi poveri in cui la malattia prospera (Il microscopio in un chip), per facilitare la diagnosi e il rapido intervento terapeutico. Ma alcune volte sono le cure che restano al palo. Secondo il rapporto, solo il 3 per cento dei bambini africani che ne avrebbero bisogno possono accedere alla terapia raccomandata, basata sull’artemisina. Ed è proprio l’accesso alle medicine e l’attenzione nei confronti dell’infanzia che l’Oms auspica (A misura di bambino): solo in Africa, secondo l’Unicef, nel 2006 sono morti cinque milioni di bambini al di sotto dei cinque anni di vita (Africa, la strage rallenta).

Anche se in calo, molti dei decessi per malaria, come per altre malattie, potrebbero essere ancora evitati (Quelle morti evitabili). Basterebbe migliorare le condizioni igenico-sanitarie (Acqua fonte di vita e di morte) e non lasciare che si formino pozzanghere, in cui la zanzara anofele, responsabile della diffusione della malattia, si riproduce.

Gli interventi finora si sono concentrati sulla prevenzione del contagio, grazie soprattutto ai cospicui finanziamenti stanziati in prima linea dal Fondo Globale contro Aids, Tubercolosi e Malaria, pari a un miliardo di dollari (Billion dollar malaria). Questi soldi sono stati utilizzati per favorire l’accesso alle cure, ma principalmente per installare zanzariere trattate con insetticida (Quella protezione che funziona). Secondo il rapporto dell’Oms infatti, la percentuale di bambini africani che sono stati protetti nel 2006 con il sistema delle zanzariere sarebbe aumentato di otto volte (dal 3 per cento al 23 per cento) rispetto al 2001. E circa cento milioni di persone nel mondo si sarebbero salvate utilizzando del semplice insetticida nelle proprie case (circa 22 milioni in Africa). Intanto continua la ricerca sul plasmodio, il protozoo che causa la malattia (Il Dna del plasmodio, Il trucco dell’ameba): lo scorso dicembre, alcuni ricercatori dell'Università di Harvard e del Massachussets Insitute of Technology hanno scoperto in che modo alcuni geni del parassita si attivano e si disattivano durante il suo ciclo biologico, determinando l’evolversi dell’infezione.


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