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11 Febbraio 2012 | ultimo aggiornamento circa 16 ore fa

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Un virus di fine Ottocento

di Tiziana Moriconi | Pubblicato il 02 Ottobre 2008 12:41

La storia del virus dell'Aids sta per essere riscritta: la sua diffusione tra le popolazioni umane ebbe inizio tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, e non a partire dagli anni Trenta, come le evidenze finora accumulate sembravano indicare (Una malattia anni Trenta).

Uno nuovo studio pubblicato questa settimana su Nature colloca infatti la comparsa della variante genetica umana Hiv-1 M (il ceppo più pervasivo a livello globale) tra il 1884 e il 1924, periodo che coincide con l’insediamento dei centri urbani nell’Africa Centro-occidentale.

A spostare indietro le lancette è un gruppo internazionale di ricercatori guidati da Michael Worobey dell’Università dell’Arizona (Tucson). Gli studiosi hanno esaminato decine di campioni di tessuti e comparato le sequenze del genoma dei virus. I dati sono serviti a ricostruire la storia evolutiva dell'Hiv-1 M e a disegnare una serie di possibili alberi filogenetici. Sulla base di questi scenari, Worobey e colleghi hanno calcolato la velocità a cui il virus si è evoluto (un milione di volte più in fretta del Dna degli altri animali) e proiettato indietro nel tempo il momento in cui l’albero avrebbe messo radici. E cioè a cavallo tra il XIX e il XX secolo.

Il fortunato ritrovamento di un frammento di gene di Hiv del 1960, che era stato prelevato durante una biopsia da un linfonodo di una donna di Kinshasa nella Repubblica Democratica del Congo, avalla la ricostruzione. Si tratta della seconda più antica sequenza genetica del virus, visto che il primato è di un campione del 1959, scoperto nel sangue di un uomo della stessa città (All'alba dell'epidemia). Gli altri frammenti disponibili saltano direttamente agli anni Settanta e Ottanta, quando furono scoperti i primi casi di l'Aids (Una battaglia lunga vent'anni), e vi erano ancora dubbi sulla causa della malattia (Tutte le prove contro l'Hiv). La possibilità di comparare per la prima volta le stesse regioni genetiche di due ceppi relativamente antichi ha portato a una prima conferma che la variante umana di Hiv-1 M sia del 1900. Già una ricerca di otto anni fa indicava una possibile origine ancora più antica (Le origini dell'Hiv).

Worobey, che insegna evoluzione delle malattie infettive e filogenesi molecolare nell'università di Tucson, ha passato molti anni a studiare come recuperare frammenti di Dna e Rna virale incontaminati dagli archivi, per cercare di stabilire il momento esatto in cui il virus è saltato dagli scimpanzé agli umani, nel Sudest del  Cameroon. Il salto di specie era stato ipotizzato per la prima volta nel 1999 (Dallo scimpanzé all'uomo, Il virus viene dagli scimpanzé, Una scimmia dietro l'Hiv 2, Quel vaccino è innocente, Se l'Hiv dei gatti passa ai primati) e, sebbene sia stato a volte messo in discussione (Nuovi dubbi sul salto di specie, Sotto accusa la mosca cavallina), è ormai accertato (Una combinazione di virus).

I ceppi dell'Hiv-1  si sono divisi in tre gruppi, ciascuno dei quali è derivato indipendentemente da  un analogo Simian immunodeficiency virus (Siv), che infetta gli scimpanzé nell'Africa Centro Occidentale. Due sono rari, mentre un terzo, il gruppo M, si è ampiamente diffuso in tutto il mondo ed è causa di oltre il 95 per cento delle infezioni mondiali. I risultati di questo nuovo studio mettono in relazione la sua prima diffusione tra gli esseri umani con la crescita dei centri urbani africani prossimi all'ex colonia belga. “Il cambiamento nelle abitudini delle popolazioni umane ha enormemente favorito la diffusione dell’Hiv”, ha commentato Worobey: “Ma se l'Hiv ha un punto debole, è che un virus relativamente poco trasmissibile e che il suo successo come la sua estinzione dipende molto dal nostro comportamento” (Un Aids-village in Sudafrica, Il triste primato femminile, Aids, l'infezione non si ferma, Pericolo Aids nel'Est europeo, India, rischio epidemia, L'epidemia cambia volto, Meno morti ma l'epidemia continuaPazienti a rischio).

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Autore

Tiziana Moriconi

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Giornalista, a Galileo dal 2007 dove coordina la redazione. È laureata in Scienze Naturali (paleobiologia) e ha un master in Comunicazione della Scienza conseguito alla Scuola Superiore di Studi Avanzati di Trieste. Nel 2009 si è occupata della conduzione di 25 incontri sui cambiamenti climatici e sulle energie rinnovabili per il progetto di educazione ambientale Ecoscuola della Regione Lazio. Collabora con L’Espresso, Le Scienze, Mente e Cervello, Sapere, Linx Magazine (per la rubrica Internet Point), Tekneco, Corriere delle Comunicazioni e Wired


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