Dossier
Tutti i danni del proibizionismo
“La guerra alle droghe è stata un disastro” . La posizione dell'autorevole rivista britannica The Economist sui 100 anni di politiche proibizioniste, riportata sul numero di questa settimana, non poteva essere più esplicita. Inaugurate nel febbraio del 1909 con la fondazione dell'International Opium Commission a Shangai, le strategie adottate in tutto il mondo per combattere la diffusione delle sostanze stupefacenti hanno fatto solo danni: “generando 'Stati falliti' nei paesi in via di sviluppo, mentre le dipendenze fiorivano nelle regioni ricche”. Che cosa ha spinto il settimanale economico a schierarsi così apertamente a favore della legalizzazione delle droghe? Il pretesto per tornare su un tema particolarmente caro al giornale (il suo antiproibizionismo risale a un articolo di venti anni fa) viene dall'attualità. Da oggi, infatti, è riunito a Vienna l'Unodc (l'ufficio delle Nazioni Unite contro la droga) per decidere la strategia di azione per i prossimi dieci anni che potrebbe, teme l'Economist, riproporre gli errori del 1998, quando venne adottata la politica repressiva per il decennio '98-'08 (L'Onu ci riprova).
L'obiettivo era allora “eliminare o ridurre la produzione di oppio, cocaina e cannabis entro il 2008”. I fatti dimostrano ampiamente che il miracolo non è avvenuto e che, anzi, il commercio illegale con i suoi 320 miliardi all'anno di fatturato, non conosce crisi. Se inoltre aggiungiamo che il numero dei consumatori di sostanze stupefacenti è rimasto lo stesso rispetto a dieci anni fa (200 milioni nel mondo), che il consumo di cocaina è cresciuto in molti paesi europei (Droghe, aumentano i consumi e le morti), che migliaia di poliziotti e soldati muoiono ogni anno in operazioni antidroga, che le prigioni sono stracolme di tossicodipendenti in pessime condizioni di salute e che i grandi e i piccoli reati commessi per procurarsi la droga sono ovunque aumentati, il fallimento del proibizionismo è più che evidente. Eppure i governi, quelli italiano in primis, continuano a chiudere gli occhi ("Quella legge s'ha da fare").
Anche in termini strettamente economici il gioco non è valso la candela, perché i costi sostenuti dagli Stati per applicare le leggi proibizioniste sono altissimi (gli Usa spendono 40 miliardi di dollari l'anno).
Che il proibizionismo fosse dispendioso, del resto, era già stato dimostrato da un rapporto della Brookings Institution del 2008 e da uno studio di poco precedente firmato da Jeffrey Miron, professore di economia ad Harvard, condiviso da 500 economisti britannici e statunitensi. Entrambi i documenti invitavano la comunità internazionale a cambiare rotta e intraprendere la via della legalizzazione che, per quanto rischiosa sotto l'aspetto sociale, ci libera dalla grande criminalità organizzata e permette di cambiare il modo di guardare al problema. La tossicodipendenza non sarebbe più infatti una faccenda di ordine pubblico, bensì una questione di natura sanitaria (Dossier Sapere). Diventerebbe così una priorità non più l'accanirsi per punire chi fa uso di sostanze stupefacenti, bensì individuare politiche efficaci di riduzione del danno (Pragmatismo salvavita).
Indice del dossier
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16 Dic 00:00 -
Oppio umanitario
30 Giu 00:00 -
Più coca, meno narcotraffico
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Paradosso cannabis
06 Ott 14:22 -
Stupefacente ignoranza
23 Nov 12:27 -
Pragmatismo salvavita
05 Dic 09:46 -
La droga dell’invincibilità
27 Giu 20:38 -
Droghe, aumentano i consumi e le morti
01 Lug 12:55
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"Quella legge s'ha da fare"
16 Dicembre 2005 -
Oppio umanitario
30 Giugno 2006 -
Più coca, meno narcotraffico
10 Marzo 2006 -
Paradosso cannabis
06 Ottobre 2006 -
Stupefacente ignoranza
23 Novembre 2007 -
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05 Dicembre 2007 -
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27 Giugno 2008 -
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