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11 Febbraio 2012 | ultimo aggiornamento circa 17 ore fa

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Sguardi magnetici

di Martina Saporiti | Pubblicato il 30 Ottobre 2009 10:47

Tutti d’accordo che molti uccelli migratori si orientano sfruttando il campo magnetico terrestre, oltre che il sole (Una bussola regolabile), le stelle e la memoria visiva (Volando a vista, Piccioni in autostrada). Di ipotesi su come questo avvenga ce ne sono diverse, ma uno studio su Nature sembra dimostrare che alcuni di questi uccelli possano effettivamente vedere il campo magnetico.

La ricerca è di un gruppo dell’Università di Oldenburg, in Germania, e prova - almeno nei pettirossi europei (Erithacus rubecula) - che l’informazione magnetica viene rilevata attraverso un meccanismo che coinvolge la vista per poi essere elaborata in una regione specializzata del cervello anteriore (normalmente deputata al processamento dell’informazione luminosa durante la notte), nota come cluster N.

Per dimostrarlo gli studiosi hanno studiato 36 pettirossi europei impegnati in compiti di orientamento. Due erano le ipotesi principali: che l’informazione magnetica fosse rilevata da “calamite” presenti nel becco e trasportata al cervello (lungo il ramo oftalmico del nervo trigemino), come sostenuto da studi sui piccioni (C’è una bussola nel becco, Piccioni dall’orientamento di ferro), o che la direzione del campo magnetico fosse ricavata da foto-pigmenti presenti negli occhi ed elaborata dal cluster N, come ipotizzato da una precedente ricerca, svolta nella stessa Università di Oldenburg (Una bussola incorporata).

Per sciogliere il dubbio, i biologi hanno, in alcuni casi, danneggiato il nervo trigemino che trasposta l’informazione dal becco al cervello, in altri, “addormentato” la regione del cluster N. Risultato: i pettirossi sani o con lesioni al nervo trigemino non hanno mostrato alcuna difficoltà ad orientarsi sfruttando il campo magnetico, mentre la disattivazione del cluster N ha reso gli uccelli incapaci di muoversi secondo la corretta direzione di volo.

Dopo aver controllato che la lesione al cluster N non diminuisse la generale efficienza della visione notturna e lasciasse inalterata la capacità di sfruttare le "bussole" solare e stellare, i ricercatori hanno concluso che, in questa specie, il campo magnetico terrestre viene effettivamente “visto”, senza togliere la possibilità che altri uccelli e animali possano sfruttare comunque altri “sensi” (Talpe con la bussola).

Riferimenti: Nature doi:10.1038/nature08528

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