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11 luglio 08Innovazione e sviluppo | OCSE-IAI
Rincorsa africana
Il rapporto African Economic Outlook 2008 fotografa un continente in crescita. Che però deve ancora vincere le sfide contro l’inflazione e la povertà
Per il sesto anno consecutivo l’Africa fa segnare una crescita economica record: nel 2007 il continente nero ha registrato una crescita superiore al 5 per cento del Pil e le previsioni parlano di un andamento sostenuto anche per il 2009, fino a toccare il 5,9 per cento. È il ritratto che emerge dal rapporto condotto su 35 paesi “African Economic Outlook 2008”, presentato oggi a Roma durante il convegno “L'Africa: prospettive economiche e strategie di sostegno allo sviluppo”, organizzato dall'Iai (Istituto Affari Internazionali) e dall'Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico).
Nel 2008 è aumentato il numero delle nazioni africane che hanno fatto segnare una crescita sopra il 5 per cento del Pil, (dalle 25 del 2007 alle 31 di quest’anno). Il buon andamento dell’economia è dovuto a vari fattori. In primis, l’aumento dei prezzi delle materie prime, come petrolio e altri prodotti minerali di cui il paese è ricco, a beneficio ovviamente dei paesi produttori ed esportatori; in secondo luogo, sono cresciuti i rapporti commerciali, soprattutto con le nascenti potenze Cina e India, come anche gli investimenti delle imprese straniere nel settore dei servizi, delle industrie manifatturiere, nel bancario e nell’agro-alimentare. Infine, molto si deve alle migliori politiche macro-economiche e monetarie messe in atto dai governi.
Nuove sfide da affrontare, diverse a seconda dei paesi, si vanno però ad aggiungere ai problemi di sempre. Mentre gli esportatori hanno l’urgenza di capitalizzare i profitti investendo in educazione e formazione, migliorando le infrastrutture e diversificando la produzione (per non andare incontro a un rallentamento della crescita economica in caso di esaurimento delle risorse petrolifere), i paesi importatori devono fare i conti con l’inflazione dovuta all’aumento dei prezzi delle materie prime e dei prodotti agricoli, con le conseguenze dei cambiamenti climatici e con la riduzione della povertà. Un modo per far fronte a questi problemi è diversificare la fonti di profitto ed esportazione, dando spazio anche al turismo e alle industrie manifatturiere: tra il 2002 e il 2009 hanno seguito questa strategia 29 paesi, in particolare Marocco, Tunisia, Sudafrica, Tanzania e Senegal, mentre i 10 che non hanno battuto questa strada sono proprio quelli esportatori di petrolio.
Il rapporto analizza anche l’importanza della formazione tecnica e professionale per lo sviluppo delle competenze che possono far progredire il continente. Integrare questo tipo di formazione a tutti i livelli scolastici, dicono gli esperti, è importante per creare occupazione, ridurre fame e povertà, creare una rete di lavoratori esperti. Attualmente il 60 per cento del training per i giovani avviene in maniera informale, senza supporto di scuole specializzate: in Senegal 400mila giovani apprendono le professioni in questo modo, mentre solo 7mila seguono corsi ad hoc. In media, solo il 2-6 per cento del budget africano destinato all’educazione è speso in formazione tecnica e professionale. Servono quindi più finanziamenti e programmi specifici per lo sviluppo di competenze che rispondano ai bisogni dell'Africa, e la avvicinino agli Obiettivi del Millennio. (r.p.)
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