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5 novembre 08Medicina e biotech | SCIENZE BIOLOGICHE

Ritratto del ricercatore

Le caratteristiche degli italiani più produttivi in questo campo: maschi che lavorano in un istituto pubblico. Precari fino a 40 anni. Uno studio del Cnr

 Maschio, tra i 40 e i 49 anni, lavora nell’università, è abbastanza soddisfatto del proprio lavoro, ma si lamenta del proprio salario. Questo l’identikit del ricercatore italiano di successo nel campo delle scienze della vita. Lo rivela uno studio dell’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali (Irpps) del Cnr, inserito nell’ambito di un progetto europeo Rescar (Researcher’s career).

I ricercatori, coordinati da Sveva Avveduto, si sono concentrati sul settore delle scienze biologiche e biotecnologiche, analizzando la situazione di 1200 scienziati con un’alta produttività durante il 2007, misurata in base a quante volte i loro articoli erano citati e al numero di brevetti registrati. I risultati delle interviste mettono in evidenza, per prima cosa, che lo spazio riservato alle donne è molto poco, visto che il 73,6 per cento del campione è di sesso maschile. I risultati rivelano inoltre che essere molto giovani non rende necessariamente più produttivi (circa il 38 per cento ha un’età compresa tra i 40 e i 49 anni). La grande maggioranza degli scienziati eccellenti lavora all’interno di strutture pubbliche, che siano università (72%) o enti di ricerca (20%), mentre il privato resta in coda, con non profit (4%) e imprese (1,4%).

Per quanto riguarda la situazione lavorativa, i dati non sono incoraggianti. Un terzo degli uomini e la metà delle donne ottiene un posto di lavoro a tempo indeterminato dopo più di cinque anni dal conseguimento della laurea. Meglio comunque di altri settori delle scienze, considerando che circa il 18,5 per cento degli uomini e il 17 per cento delle donne ottiene un posto stabile meno di un anno dopo la laurea (la percentuale include i ricercatori del settore privato). Tra i giovani eccellenti, invece, è precario il 22 per cento di quelli al di sotto dei 39 anni. Non stupisce quindi che quasi la metà (42%) dei migliori under 40 stia cercando di trasferirsi all’estero. (a.g.)

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