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3 aprile 09Medicina e biotech | NEUROFISIOLOGIA
Sonno, il “reset” del cervello
Dormire permette all'organismo di eliminare le sinapsi più deboli e di consolidare nella memoria solo le informazioni importanti. Creando così nuovo spazio per quelle future
Il sonno serve a resettare il cervello, eliminando le informazioni superflue. Lo suggerisce uno studio pubblicato dal gruppo di ricerca di Giulio Tononi e Giorgio Gilestro alla School of Medicine and Pubblic Health dell’Università del Wisconsin-Madison sulla rivista Science. Già riconosciuto come promotore del buon funzionamento dell'organismo umano, secondo lo studio il sonno servirebbe infatti anche a “ricaricare” il cervello, preparandolo ad accogliere nuove informazioni.
Per spiegare in che modo il sonno influisce sui processi cerebrali, i ricercatori hanno elaborato la cosiddetta teoria della “omeostasi sinaptica”. “Secondo questa teoria la funzione principale del sonno consisterebbe nel tenere sotto controllo l’efficienza complessiva delle sinapsi, cioè delle comunicazione tra i neuroni”, spiega Chiara Cirelli, tra gli autori dell'articolo: “Questa efficienza aumenterebbe nella veglia, consentendo l’apprendimento e l’adattamento al mondo esterno, per poi tornare a valori basali durante il sonno. In questa fase si avrebbe l’eliminazione delle sinapsi più deboli: il sonno rappresenterebbe quindi una forma di omeostasi o ristoro delle sinapsi”.
Per lo studio, i ricercatori hanno osservato il cervello dei moscerini della frutta, uno degli organismi più studiati nella ricerca biologica e usato come modello per la genetica umana. I moscerini sono stati tenuti nello stato di veglia forzata 24 ore su 24 da un braccio robotico che agitava le piastre in cui erano contenuti. Le immagini al microscopio del cervello degli insetti hanno mostrato alti livelli della proteina sinaptica chiamata Brunchpilot (BRP), una delle sostanze coinvolte nel meccanismo di comunicazione dei neuroni. I livelli di questa proteina si abbassano invece notevolmente durante il riposo.
In pratica, è come se il sonno resettasse il cervello permettendo di fare spazio all’apprendimento, consolidando nella memoria solo le informazioni rilevanti che abbiamo appreso durante il giorno. “Molto di quello che impariamo durante una giornata non è realmente importante”, di conseguenza il sonno, permettendo la riduzione delle sinapsi, ci fa risparmiare energia e spazio, elimina le informazioni superflue e prepara il cervello per incamerarne di nuove”. (p.f.)
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Secondo la Teoria dell’Apprendimento, il sonno (e soprattutto il sonno REM) avrebbe un ruolo determinante per la maturazione del sistema nervoso centrale; infatti durante la fase REM si assiste ad un incremento dell’attività cerebrale. In studi sperimentali uomini sottoposti a sessioni intensive di apprendimento presentavano un aumento significativo del sonno REM, espressione del processo di fissazione dei dati appresi nella memoria a lungo termine. I neonati presentano una percentuale maggiore di sonno REM rispetto agli adulti ed agli anziani parallelamente alla maggiore capacità di apprendere. [Fonte: Wikipedia]; Fausto Intilla – WWW.OLOSCIENCE.COM