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20 novembre 09Terra e ambiente | BIOTECNOLOGIE

Batteri a caccia di mine

Un gruppo di studenti dell'Università di Edimburgo ha realizzato microrganismi capaci di individuare con precisione gli ordigni

 Batteri ingegnerizzati in grado di localizzare le mine antipersona. Li hanno messi a punto alcuni studenti dell'Università di Edimburgo grazie al BioBricking, una tecnica che permette l'assemblaggio delle molecole batteriche a partire dai singoli elementi che le compongono, in una sorta di "Lego biochimico". I microrganismi così creati, innocui per persone e animali, reagiscono quando entrano in contatto con gli elementi chimici sprigionati dagli esplosivi sepolti sotto il suolo: spruzzando sul terreno una soluzione di batteri e reagenti, si formerebbero delle macchie verdi a indicare le zone che nascondono gli ordigni.

Secondo l'organizzazione Handicap International, ogni anno tra le 15.000 e le 20.000 persone muoiono o risultano ferite a causa di mine inesplose, ancora sotterrate in 87 paesi del mondo, tra cui Somalia, ex-Yugoslavia, Cambogia, Iraq ed Afghanistan. Le mine antipersona – di cui l'Italia è stata uno dei principali paesi produttori fino al 1994 – uccidono dieci volte più civili che soldati, e tre vittime su dieci sono bambini. Il principale freno all'eliminazione delle mine terrestri è di natura economica: il loro stesso uso sarebbe obsoleto se si scoprisse un metodo capace di rendere la rimozione meno costosa della costruzione e del posizionamento.

La soluzione proposta dagli studenti scozzesi renderebbe possibile bonificare aree estese con risultati visibili in poche ore. Inoltre, sebbene non ci siano ancora piani per commercializzare il prodotto, i ricercatori sostengono che la loro sia un'alternativa accessibile ed economica rispetto agli attuali sensori anti-mine. “Il nostro studio - spiegato Alistair Elfick, supervisore del progetto - mostra quanto le innovazioni scientifiche possano giovare alla società in senso ampio, e come grazie alle nuove tecnologie sia possibile manipolare le molecole destinandole a un uso specifico". (a.o.)

Riferimento: University of Edinburgh

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