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Il volpone delle staminali in carcere
Peer reviewRicordate la scoperta ‘scandalo’ sulle staminali? Nel 2004 e 2005, Woo Suk Hwang e colleghi della Seoul National University della Corea del Sud pubblicarono un paio1 di articoli su Science. La scoperta del gruppo di Hwang era sensazionale, perche’ dimostrava fosse possibile produrre cellule staminali ad hoc per pazienti con lesioni al midollo spinale, generando speranze e fiducia nella scienza biomedica con rari precedenti. Peccato che i dati furono dimostrati falsi, come lo stess Hwang ammise.
Ebbene, il Dr Hwang e’ stato condannato a due anni di reclusione per ‘violazioni bioetiche’, avendo acquistato illegalmente ovuli umani per le sue ricerche, ma non per frode, come si potrebbe credere. La beffa alla peer-review, dunque, resta impunita.
1 W. S. Hwang et al. Science 303, 1669–1674; 2004 e W. S. Hwang et al. Science 308, 1777–1783; 2005
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27 ott 2009Ricerca in radioprotezione (2)
RadiobiologiaAccennavo la scorsa settimana al dibattito scientifico che dovrebbe essere a sostegno del modello di rischio (da esposizione a radiazioni ionizzanti) lineare senza soglia (LNT), oppure del modello a soglia1, come quello proposto dall’Accademia delle Scienze Francese. Per dirla con le parole di uno dei partecipanti al workshop di Stoccolma:
Come e’ mai possibile che, partendo dalla stessa domanda e dalla stessa letteratura scientifica, gli esperti Americani e quelli Francesi siano arrivati a risposte cosi’ diverse?
Bella domanda, caro signor X. Mi sa che se lo chiedono in tanti. La risposta io non la so. Ovvero, ho una non-risposta, e non ne sono certo il padre: c’e’ abbastanza materiale in giro per poter sostenere l’una e l’altra ipotesi. Ah!
L’argomentazione a sostegno del modello lineare senza soglia e’ piuttosto ‘lineare’: i danni molecolari indotti dalle radiazioni ionizzanti sono noti e, con il calare della dose di radiazioni, i danni diminuiscono in numero, ma non cambiano natura. Quando la dose di radiazioni si riduce ancor piu’, il numero di cellule danneggiate diminuisce, ma ancora in proporzione al calo di dose di radiazioni. Secondo i sostenitori del lineare senza soglia, non c’e’ nulla di davvero nuovo, ed allora perche’ il rischio dovrebbe esser maggiore o minore di quello che prevediamo?
L’argomentazione dell’Accademia delle Scienze Francese invece prende in considerazione un elemento ‘biologico’ piu’ nuovo: la risposta cellulare, tissutale ed animale alle basse dosi di radiazioni e’ diversa dalla risposta alle dosi piu’ alte. Come la reazione ad un solletico o ad un graffio, alla basse dosi vengono indotti, pare, dei meccanismi di allerta; alle dosi maggiori si cerca di riparare il danno subito. Non solo: se e’ vero che a dosi molto basse solo alcune cellule sono colpite dalle radiazioni, le cellule comunicano tra loro e basta che poche siano colpite per sortire un effetto che ne coinvolge un numero ben maggiore.
La letteratura scientifica degli ultimi vent’anni abbonda di dati sperimentali in cui si fa cenno a differenze tra effetti a basse ed alte dosi, e non si riesce a prevedere il comportamento biologico alle basse dosi basandosi su quello alle alte dosi. C’e’ un grosso pero’. La gran parte delle pubblicazioni scientifiche in fatto di effetti biologici alle basse dosi si riferisce a misure in modelli in vitro (colture cellulari), e qualche dato in vivo (topi, ratti). Gli stessi autori di articoli di forte impatto scientifico, realizzati in modelli in vitro, hanno poi trovato risultati opposti quando hanno replicato lo studio, quando cio’ e’ possibile, in un modello in vivo. Si salvi chi puo’. Comunque, l’accademia Francese trova spunto dal fatto che dopo basse dosi di radiazioni il nostro sistema di sorveglianza immunitaria sarebbe ancora efficiente da poter eliminare quelle cellule possono contribuire alla formazione di un cancro. Oltre una data soglia, questo non avverrebbe piu’.
Insomma, in mancanza di un motivo forte e valido per abbandonare il vecchio modello di rischio lineare senza soglia, ce lo teniamo ancora ben stretto. Ma il dibattito e’ vivacissimo.
1 In verita’ i modelli di rischio sono piu’ di due. C’e’ anche la buona vecchia ormesi, il supralineare ed il sub-lineare senza soglia. Mammamiabella.
22 ott 2009Ricerca in radioprotezione (1)
RadiobiologiaHo riflettuto sul viaggio a Stoccolma della scorsa settimana, intrapreso per partecipare all’interessantissimo workshop sul prossimo futuro della ricerca europea in ambito ‘radioprotezione’, ed ho pensato che potrei spendere qualche parola in piu’ sulla motivazione del workshop, sulla natura del problema scientifico che stiamo affrontando a livello Comunitario. Dopo tutto, si tratta di denaro dei contribuenti di tutta Europa.
La normativa di radioprotezione corrente, inclusi i limiti di esposizione del personale medico (si pensi ai radioterapisti, ai radiologi, ma anche ai dentisti, i piloti e gli assistenti di volo, gli astronauti) e la stessa popolazione civile (e’ in crescita l’uso della Tomografia Assiale Computerizzata, TAC) si basa su conoscenze dirette degli effetti dannosi, sull’uomo, di dosi relativamente elevate di radiazioni ionizzanti. L’incidenza di tali effetti dannosi, di natura probabilistica, e’ espressa in stime di rischio aggiuntivo1 di contrarre un cancro o di sviluppare malattie cardiovascolari in seguito all’esposizione a radiazioni ionizzanti.
In larga parte, la nostra percezione del problema del rischio associato alle radiazioni ionizzanti deriva dagli studi sui sopravvissuti ai bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki, ai lavoratori del nucleare del Techa river, presso i Monti Urali meridionali, al monitoraggio dei lavoratori delle miniere di Uranio, ai casi di cancro derivanti dall’incidente di Chernobyl e di altri incidenti legati alle radiazioni ionizzanti. Per lo piu’, si tratta di episodi in cui le dosi di radiazioni sono relativamente alte, impartite in esposizione acuta (es. ordigni nucleari) o cronica. Che cosa succede invece a dosi piu’ basse, quali quelle che ci vengono impartite ogni giorno dal cibo, dal gas Radon che respiriamo nell’aria, dalle rocce, dalle radiazioni cosmiche, ed a quelle appena un po’ piu’ alte a cui sono professionalmente esposte alcune categorie di persone? In mancanza di evidenze contrarie, e supportata da copiosa evidenza sperimentale, la comunita’ internazionale di radioprotezione ha supposto che il rischio (di cancro, malattie cardiovascolari) diminuisca proporzionalmente con la dose di radiazioni ionizzanti. Minore la dose, minore il rischio: e’ il modello di stima di rischio denominato Lineare senza soglia. Ma non tutta la comunita’ internazionale e’ d’accordo. Recentemente, una commissione Statunitense ed una Francese, esaminando lo stesso problema, sono giunte a conclusioni distinte. Secondo i primi, nonostante i risultati sperimentali in modelli in vitro ed animali, non esiste ancora nessuna evidenza che in Homo Sapiens ci siano deviazioni dal modello Lineare Senza Soglia. Dunque, meglio tenerselo cosi’, suggeriscono loro. L’accademia delle Scienze Francese, invece, basandosi su altrettanto copiosa evidenza sperimentale, ha concluso che il modello lineare senza soglia non tiene conto dei fenomeni della radiobiologia delle basse dosi, e che esisterebbe una soglia al di sotto della quale il rischio aggiuntivo sarebbe nullo. Le implicazioni di queste due ‘raccomandazioni’ sono notevoli: se il rapporto dei Francesi fosse piu’ attendibile di quello Statunitense, staremmo sovra-stimando i rischi delle radiazioni ionizzanti, con una spesa pubblica che potrebbe esser ridotta. Dal punto di vista scientifico, oltre che civile, il tema e’ affascinante. Ispirandomi al lavoro dei miei colleghi, cerchero’ di raccontare qualche dettaglio in piu’ nei prossimi giorni.
1 Rischio aggiuntivo o excess relative risk per una patologia, causato da un agente patogeno messo sotto esame, rappresenta il rischio (di contrarre detta patologia) che si aggiunge a quello gia’ esistente per altre cause e che risulta in un’incidenza della stessa patologia anche in assenza di esposizione all’agente patogeno in esame. Nel caso del cancro, i casi attribuibili all’esposizione alle radiazioni ionizzanti sono decisamente inferiori a quelli causati da altri fattori, come il fumo nel cancro polmonare.
20 ott 2009In fretta, me bene
Peer reviewPubblicare un lavoro scientifico richiede tempo, e capita, alle volte, che passino alcuni mesi da quando il lavoro e’ approvato a quando comparira’ sul web e sulla carta stampata. Senza contare poi il tempo che e’ trascorso per valutare il manoscritto, nelle mani di referees occupatissimi a fare mille altre cose (oggi mi sono appena fatto ‘incastrare’ di nuovo anche io ed ho tre settimane per inviare il mio referto).
Nel frattempo, per il pubblico dei lettori, la pubblicazione scientifica non e’ disponibile, e quindi non e’ citabile, a parte cio’ che potrebbe essere stato comunicato ai congressi, ma e’ roba di poco.
Le riviste scientifiche hanno allora escogitato alcune strategie per rendere piu’ veloci le loro pubblicazioni: versioni finali che appaiono come ‘pre-print’ in versione online, prima di andare in stampa, oppure istituzione di categorie di pubblicazioni scientifiche dette comunemente ‘comunicazioni rapide’ e che dovrebbero esserlo, ma che spesso sono appena piu’ veloci dei lumaconi ordinari.
Quei volponi del Nature Publishing Group (NPG) hanno pensato quindi di venire incontro alle esigenze di chi si muove entro le tumultuose acque del publish or perish (pubblica o schiatta), mettendo su una nuova rivista che promette di essere rapida nel pubblicare i lavori e, come le riviste del NPG, di qualita’.
La rivista si chiamera’ Nature Communications e nascera’ la prossima primavera. Una scelta interessante sara’ quella di abbandonare completamente la versione stampata, e di pubblicare in modo ‘continuo’, cioe’ non mensilmente o settimanalmente, ma allorquando gli articoli si renderanno disponibili (approvati e soddisfacenti, da un punto di vista editoriale).
Appetitoso.
Quanto è naturale la radioattività?
RadiobiologiaQuesta mattina, all’Accademia Reale delle Scienze di Stoccolma, il seminario di apertura della giornata di studio sul futuro della ricerca in radioprotezione è stato tenuto della Professoressa Drottz-Sjöberg, una psico-sociologa con un forte interesse nel tema della comunicazione del rischio al grande pubblico. La Drottz-Sjöberg ha raccontato come il grande pubblico percepisce le radiazioni come rischiose, e dell’importanza di informarlo in tema di radiazioni ionizzanti. Come molti di voi sapranno, lo spettro della bomba atomica prima e di Chernobyl poi incombe ancora sulla memoria umana, influenzandone la percezione sui rischi delle radiazioni ionizzanti. Rifletto qui su alcuni dati mostrati su una diapositiva della Drottz-Sjöberg.
1) Più donne che uomini percepiscono le radiazioni ionizzanti come rischiose. Mmmm.
2) Secondo il grande pubblico, in ordine decrescente di ‘naturalezza’ ci sono i campi di grano1, seguiti dall’intelligenza umana, dall’uranio, dalla radioattività, dal virus dello AIDS, poi dalla stupidità umana, fino alle robacce più inquinanti che pochi davvero sarebbero disposti a credere siano prodotti naturali.
Curioso come l’uranio sia percepito come più naturale delle radiazioni e come la stupidità sia percepita come meno naturale dell’intelligenza umana. Ovvero: della stupidità siamo responsabili, mentre l’intelligenza sarebbe un dono.
3) Chi vive in aree con maggiore radioattività ambientale ha corrispondentemente meno radioattività nel proprio corpo (di origine alimentare). Evidentemente, l’informazione sulle radiazioni ionizzanti aiuta la cittadinanza a capire che in aree a maggiore radioattività ambientale è opportuno evitare di cibarsi di carne di cacciagione (si portava l’esempio di renne ed alci, ops) e di frutti di bosco.
4) Nell’Europa dei 27, nei paesi in cui si fa già uso di energia nucleare, il 54% della popolazione è favorevole alla costruzione di altri reattori (media di più paesi). Nei paesi in cui non si fa uso di energia nucleare, la pecentuale si dimezza al 27%. Questo non dovrebbe sorprendere (chi conosce non teme) ma il dato mi pare davvero schiacciante. Chi volesse cercare di reintrodurre (ove sia stata precedentemente interrotta) energia nucleare in un paese attraverso un referendum popolare torverebbe dinanzi un muro.
Domattina presto si rientra a Roma. Ho rinunciato al filetto di Alce, stasera.
1 I dati sono stati mostrati come percentuali dei rispondenti. Per esempio: il 70% dei rispondenti al test ha dichiarato che l’intelligenza umana è una cosa naturale. Quando gli è stato chiesto dell’Uranio, solo il 50% avrebbe risposto che si tratta di una cosa naturale.
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Mi chiamo Massimo Pinto e sono ricercatore a contratto al Centro "Enrico Fermi" di Roma, ospite presso l'Istituto Superiore di Sanità. Mi occupo di effetti biologici delle basse dosi di radiazioni ionizzanti. ![]()
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