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Seal the Deal
No OilHo trascurato il blog nei giorni scorsi (ma in compenso ho montato alcune librerie ed un tavolo nuovo in casa). Sopratutto, avendo passato una parte significativa del mio tempo al lavoro sulla trascrittomica, percorrendo un passo avanti verso la conoscenza e tre indietro, come nel gioco dell’oca, mi devo limitare ad un paio di segnalazioni.
La prima segnalazione viene da Davide e’ la bella lettera di Pier Luigi Celli al figlio, pubblicata su Repubblica. Al momento in cui scrivo, i lettori che hanno commentato on line sono quasi 2000, raccolti in una selezione in un articolo separato.
La seconda segnalazione arriva da Piero e riguarda il (rischio di) flop annunciato a Copenhagen per il COP15 tra il 7 ed il 18 Dicembre prossimo, e la campagna globale delle Nazioni Unite Seal The Deal 2009 perche’ questo sia scongiurato. Chi lo desidera puo’ firmare la petizione online oppure offrirsi come volontario per la causa. Molto belle alcune delle azioni gia’ compiute e mostrate sul portale.

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24 nov 2009Maluccio per noi, meglio per altri
Peer reviewNella stessa giornata sono giunti, via posta elettronica, due referti di peer review.
Uno dei due riguarda un manoscritto per il quale ho prestato servizio come revisore, e che all’esito di una lettura approfondita (ed anche molto piacevole) avevo ‘raccomandato’ perché venisse pubblicato, seppure con alcune modifiche. L’editore della rivista, basandosi sul giudizio mio e dell’altro revisore, ha deciso proprio di accettare il manoscritto, ma solo dopo che le modifiche suggerite dai due revisori siano state apportate.
L’altro referto riguarda un manoscritto in cui figuro come co-autore, e che invece è stato bocciato e non sarà pubblicato sulla rivista a cui lo avevamo mandato perché fosse giudicato dai revisori. Fortuna che è tornato indietro pieno zeppo di suggerimentil utili per rielaboare sia l’esperimento sia il manoscritto che lo descrive. Deludente essere ‘bocciati’, ma non troppo se viene fatto in modo costruttivo e se i suggerimenti sono puntuali. Dopo altro lavoro, il manscritto ne risulterà certamente migliorato.
Esiste la peer review in Italia?
Peer reviewE’ sulla bocca (e sulle tastiere) di molti, la peer review o ‘revisione tra i pari’. Che giudichino i colleghi, quelli che fanno lo stesso mestiere e che conoscono più da vicino ciò che è oggetto di valutazione. E che sia questo giudizio a determinare chi sarà premiato. Facile facile, ma in Italia è l’eccezione, non la regola.
Consiglio vivamente la lettura di un articolo breve e puntuale, quello di Guido Romeo su nòva 24 di oggi, a pagina 8. Romeo scrive:
...la novità potrebbe portare l’Italia verso il sistema della “peer review”.
Potrebbe. Con 136 anni di ritardo, visto che, si legge sull’articolo di Romeo, la peer review è un’invenzione del 1873.
17 nov 2009Quanto si guadagna a pubblicare articoli scientifici?
Peer reviewTextpattern, il motore che è dietro la pubblicazione degli articoli di questo blog, offre la possibilità di leggere come fanno i lettori ad arrivare a queste pagine. In particolare, textpattern riporta la pagina di provenienza, quella visitata prima di imbattersi su questo blog. Se questa pagina era un motore di ricerca, viene riportata anche la stringa di testo che i lettori avevano digitato sulla pagine del motore. Per il resto, nel caso in cui vi foste preoccupati, textpattern non sa nulla sull’identità dei visitatori. Di recente, qualcuno è arrivato a post-D.O.C. partendo da una domanda che riporto testualmente:
Quanto si guadagna a pubblicare articoli scientifici?
Nella mia esperienza, la risposta è, tipicamente: nulla. Anzi, l’autore di un manoscritto scientifico sopravvissuto alla mannaia del peer-review deve contribuire alle spese di pubblicazione, di solito ragionevolmente entro un migliaio di euro. Spese che diventano superiori nel caso in cui l’articolo venga pubblicato su una rivista di tipo Open Access, diventando così accessibile a chiunque, senza spese. Le spese, appunto, sono state già sostenute tutte dagli autori che si fanno così garanti dell’accessibilità del loro manoscritto.
Ma allora chi glielo fa fare ai rcercatori, se devono persino sborsare del denaro per pubblicare il loro stesso lavoro? Credo che le ragioni per cui si cerca di pubblicare articoli scientifici siano almeno due. Da un punto di vista morale, è l’impegno mantenuto con chi ha finanziato la ricerca, cioè i contribuenti e/o i privati. Che, di fatto, stanno finanziando anche le spese per la pubblicazione scientifica. Da un punto di vista più personale, pubblicare un lavoro è l’unico modo per dimostrare di avere condotto ricerca, e questo servirà ai valutatori di gare di varia natura a cui l’autore deciderà di concorrere. Più pubblicazioni, e sopratutto, pubblicazioni di buona qualità, potranno contribuire a rendere possibile un’assunzione, un avanzamento di carriera, potranno contribuire alla vittoria in una gara per aggiudicarsi fondi per nuove ricerche in laboratorio, e qui gli interessi vanno oltre quelli del singolo ricercatore. Solo indirettamente, dunque, la pubblicazione di un articolo scientifico può risultare in un compenso. Da questo punto di vista, è certo meglio scrivere su un libro.
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13 nov 2009Proposte per la ricerca cercansi entro Domenica
SegnalazioniSul portale di Ricercati, un’area per la discussione sulla ricerca scientifica Italiana e su come migliorarla, è
...aperta la caccia alle idee per salvare l’università e la ricerca italiana. Vogliamo sapere la tua opinione: inviaci le tue due migliori proposte con un breve video entro il 15 novembre. Per mandare il tuo video clicca qui.
Vota il tuo video preferito; i tre più votati riceveranno la maglietta Ricercati personalizzata con la loro foto.
Ogni video può avere una dimensione massima di 100 MB. Sotto con le idee e…motore, azione!
Prossimo >>Chi sono
Mi chiamo Massimo Pinto e sono ricercatore a contratto al Centro "Enrico Fermi" di Roma, ospite presso l'Istituto Superiore di Sanità. Mi occupo di effetti biologici delle basse dosi di radiazioni ionizzanti. ![]()
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