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Provaci ancora, (zio) Sam
Italians do it better?Quando si tratta di dare merito al merito, non siamo capaci. Ma la cosa buona e’ che ne prendiamo atto e ci comportiamo di conseguenza. Infatti, e’ gia’ la seconda volta che l’italia commissiona ad un paese estero la valutazione di un intero bando di gara per finanziamenti alla ricerca scientifica. Altrimenti, si teme, i fondi non sarebbero aggiudicati in modo meritocratico. A meta’ tra l’indignato ed il fiero, scrissi su questo blog, la scorsa estate, del primo caso a me noto di peer-review outsourcing. In preda all’eccitazione, ne scrissi anche su una pagina del Nature Network, nel gruppo di discussione sulla scienza Italiana (in Inglese).
L’episodio di cui sono venuto a conoscenza l’altro di’ riguarda il secondo caso di outsourcing di revisione tra pari, sempre mediante i National Institutes of Health (NIH) americani, i quali offriranno gli arbitri per guidicare i progetti di ricerca che saranno presentati nell’ambito del prossimo bando ministeriale per la ricerca sanitaria finalizzata.
La sete di onore al merito che imperversa in Italia dovrebbe guidare moltissimi ricercatori verso la presentazione di domande di finanziamento nell’ambito di questa gara.
Viene da chiedersi, tuttavia, quando saremo pronti a fare queste cose da soli, a giudicare in modo trasparente ed in base al merito i progetti di ricerca. Se lo chiedevano anche gli americani, quando gli fu chiesto di partecipare come arbirtri terzi, l’anno scroso. Dichiarava Scarpa, il direttore del reparto revisione scientifica dello NIH:
...ci aspettiamo [in futuro] che gli italiani saranno in grado di gestire le loro cose da soli.
Ed allora? Forse l’istituzione di una commissione di vigilanza/referaggio estera, che affianchi l’operato di revisori italiani, potrebbe mettere in luce eventuali discrepanze tra il giudizio emesso in casa nostra da quello di arbitri necessariamente super-partes ed al di fuori di interessi interni al nostro Paese. Le discrepanze nei giudizi dovrebbero puntare verso i ‘favori’. Unitamente alla visibilita’ pubblica di questo confronto, questo doppio peer-review parallelo potrebbe mettere alla berlina quelli inadeguatamente ‘favoriti’, eventualmente eliminandoli dalla gara. In questo modo ci serviremmo dei revisori esterni per migliorare gli effetti della nostra peer-review.
Pizziccotto.
Ops. Mi rendo conto che stavo solo sognando.
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Chi sono
Mi chiamo Massimo Pinto e sono ricercatore a contratto al Centro "Enrico Fermi" di Roma, ospite presso l'Istituto Superiore di Sanità. Mi occupo di effetti biologici delle basse dosi di radiazioni ionizzanti. ![]()
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