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Come potete giudicare
MeritoDi recente si e’ parlato di impact factor e di h-index, due metriche per misurare la quantita’, ed auspicabilmente la qualita’ dei risultati scientifici, uno dei prodotti del lavoro dei ricercatori. Ne ha parlato anche Galileo, pochi giorni fa, a proposito dell’inadeguatezza di queste metriche. Dunque ci viene spiegato che questi indicatori non dovrebbero essere utilizzati, ma che cosa si puo’ o si dovrebbe fare per valutare la produttivita’ della ricerca?
Innanzitutto, perche’ e’ importante effettuare una misura di qualita’ della ricerca? Non credo di potere rispondere meglio di come ha fatto David Colquhoun1, per cui lo cito
Dagli Accademici, come da tutti, ci si aspetta che facciano un buon lavoro. In larga misura vengono pagati dai contribuenti, i quali hanno ogni diritto di ottenere un (alto) valore da cio’ che pagano con le loro tasse. Il punto e’ che e’ estremamemente complicato valutare la loro produzione.
L’ambizione dell’impact factor, o dell’h-index, e’ proprio quella di fornire un punteggio al lavoro dei ricercatori, in modo completamente automatico. Cosi’, se il loro punteggio e’ troppo basso, niente finanziamenti, oppure niente promozione, o magari niente assunzione. 7? Via! Avanti il prossimo! 19: Bene, questo lo prendiamo. E’ esattamente quanto sta accadendo in molte, eccellenti Universita’ straniere. Stiamo attenti allora quando parliamo di introdurre questi concetti anche in Italia. Abbiamo il vantaggio di essere in ritardo e possiamo imparare dagli errori degli altri, altrimenti saremo costretti a ripeterli.
Fioccano le critiche e le accuse di inadeguatezza di questi indicatori, come in questo interessante editoriale di Nature Physiology2. Semplicemente, non c’e’ indicatore numerico che possa davvero render giustizia delle capacita’ di un ricercatore.
La soluzione, secondo Colquhoun:
L’unico modo di valutare il merito di una pubblicazione scientifica e’ chiedere il parere di una selezione di esperti del settore. Non c’e’ nessun altro metodo che funzioni. Nessuno.
1 D. Colquhoun, Physiology News, No. 69, Winter 2007. La discussione di questo articolo e’ sul web, qui
2 Editoriale, Nature Neuroscience No. 6, 783 (2003) doi:10.1038/nn0803-783
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Chi sono
Mi chiamo Massimo Pinto e sono ricercatore a contratto al Centro "Enrico Fermi" di Roma, ospite presso l'Istituto Superiore di Sanità. Mi occupo di effetti biologici delle basse dosi di radiazioni ionizzanti. ![]()
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Non sono d’accordo con Colquhoun: “L’unico modo di valutare il merito di una pubblicazione scientifica e’ chiedere il parere di una selezione di esperti del settore. Non c’e’ nessun altro metodo che funzioni. Nessuno”.
Intanto, una pubblicazione scientifica è già valutata da esperti (i referees che approvano o meno il lavoro per una rivista), e poi, temo le logiche di potere nella nomina degli esperti … cose già viste.
— Dario · 14 luglio 2008, 13:00 · #
Caro Dario,
probabilmente ho citato Colquhoun in modo troppo ermetico. Certamente le pubblicazioni scientifiche passano attraverso lo scrutinio dei colleghi (il famoso peer review). Qui pero’ il punto e’ appena diverso: se lei ha 10 pubblicazioni ed io 9, e concorriamo per lo stesso posto di lavoro, come si fa a scegliere il migliore? Il numero di pubblicazioni e’ un primo indicatore. In questo caso vincerebbe lei. Ancor piu’ se lei avesse pubblicato su riviste piu’ ‘importanti’ di quelle su cui ho pubblicato io. Il problema del giusto indicatore nasce da qui.
— Massiblog · 14 luglio 2008, 18:25 · #
Una maniera potrebbe essere dare il giusto peso alle riviste stesse. In molti settori una certa rivista puo’ essere la rivista di riferimento anche piu’ di Nature!
— BelloStivale · 14 luglio 2008, 22:57 · #