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26 novembre 09Innovazione e sviluppo | ENERGIA
Geotermico per tutti
Una nuova sonda facilita la costruzione di impianti che sfruttano il calore del sottosuolo. Una ricerca delle Università di Urbino, delle Marche e di Camerino
Ha impatto zero sull’ambiente, è sicuro perché non utilizza gas metano o gpl e non pone problemi di integrazione architettonica perché non è visibile. Il geotermico ha numerosi vantaggi. Eppure, mentre da oltre 30 anni in molti paesi europei gli impianti con sonde e pompe di calore geotermico hanno trovato un loro spazio, in Italia stentano a decollare. Perché? Uno dei motivi è rappresentato dai costi delle perforazioni necessarie per rendere operativo un impianto.
Come rendere allora la geotermia alla portata di tutti? Ci si sta provando con una speciale sonda a spirale sviluppata dall’azienda Energy Resources e già brevettata a livello internazionale, che trasporta il calore del sottosuolo per riscaldare gli ambienti (o viceversa per raffreddarli) in modo molto più efficiente delle sonde tradizionali. L’innovazione trova supporto scientifico nello studio “Sistemi avanzati di produzione per geotermia” condotto da Università Politecnica delle Marche, Università di Urbino, Università di Camerino e laboratorio di ricerca Eta.
La nuova sonda ha la forma di una molla e può essere inserita in perforazioni che vanno da 8 a 25 metri di profondità, con diametro di 60-80 centimetri. Un bel vantaggio se si pensa che il modello standard, cosiddetto "ad U", deve arrivare fino ad 80-120 metri (sebbene bastino 15-20 centimetri di diametro). Rispetto a quella tradizionale, inoltre, la sonda a spirale consente una perforazione più veloce e permette di estrarre maggiore energia termica dal terreno a parità di lunghezza di perforazione. In termini di costi ciò si traduce in un abbattimento del 50 per cento delle spese di impianto. Già applicata nella nuova sede della Rainbow a Loreto (la casa di produzione creatrice delle famose fatine Winx) e nell’eco-resort Ca’ Virginia a San Giorgio di Montecalvo in Foglia, nel pesarese, la sonda promette di essere conveniente anche nelle normali abitazioni. In un impianto domestico di medie dimensioni, grazie alla detrazione fiscale del 55 per cento e ad altri incentivi disponibili, è possibile recuperare l’investimento iniziale in 1-3 anni, e il risparmio annuo ammonta a circa 1.500-2.000 euro rispetto al sistema tradizionale.
Per il resto, il sistema funziona come quello tradizionale, sfruttando il sottosuolo come serbatoio di calore. Nei mesi invernali il calore viene trasferito in superficie, viceversa in estate il calore in eccesso presente negli edifici, viene fornito al terreno. Un' operazione resa possibile dalle pompe di calore che, abbinate a sonde collocate nel sottosuolo, sfruttano la temperatura costante che quest’ultimo ha durante tutto il corso dell’anno: “Già a partire dai 5-7 metri di profondità la temperatura del sottosuolo non risente più delle condizioni atmosferiche stagionali o delle escursioni nelle 24 ore, e si possono avere temperature costanti, tra 13 e 15 gradi centigradi: più della media invernale e di gran lunga al di sotto di quella estiva”, spiega Alberto Renzulli, docente di petrologia e vulcanologia dell'Università di Urbino, che ha partecipato allo stuudio.
La sonda a spirale consente di ottenere questo scambio termico già a pochi metri di profondità. Ma se è vero che ciò la rende più conveniente e alla portata di tutti, è anche vero che il suo utilizzo deve essere valutato caso per caso. “Ogni terreno ha le sue caratteristiche e per sfruttare al meglio la resa termica è sempre necessario effettuare dettagliati studi geologici e idrogeologici prima di decidere quale tipo di sonda installare, se a spirale o di tipo tradizionale”, continua Renzulli: “Questa sonda ha notevoli potenzialità in terreni dove è presente una falda superficiale, con circolazione di fluidi e continua rigenerazione termica del sottosuolo, come avviene nelle pianure alluvionali. Inoltre, è necessario che l’impianto funzioni a pieno regime sia in estate che in inverno per evitare che il terreno si raffreddi dopo qualche anno”.
Aumenta la convenienza, dunque, ma resta la complessità, anche perché lo strumento assorbe più o meno calore in base alla distanza delle spire. "Per questo sarebbe auspicabile realizzare una cartografia tematica del potenziale geotermico in regioni come le Marche, che ha in programma la costruzione di nuovi impianti con pompe di calore geotermico. Se disponessimo di carte del sottosuolo della predisposizione naturale allo scambio termico, si potrebbero progettare piani energetici ad hoc su scala provinciale e regionale”, conclude Renzulli.
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