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Due buchi dell’ozono, ma più piccoli

Rispetto all’anno scorso, il buco dell’ozono è diventato più piccolo, ma si è diviso in due. E’ quanto spiegano gli scienziati della Nasa nel resoconto annuale sullo stato di salute dell’ozono al di sopra della zona antartica. Un dato che non lascia spazio all’ottimismo: questo risultato è dovuto all’insolita attività meteorologica della stratosfera. Si tratterebbe dunque di un caso isolato più che di un’inversione di tendenza. Negli ultimi sei anni gli strumenti della Nasa hanno registrato in questo periodo dell’anno un buco dall’area complessiva di circa 24 milioni di chilometri quadrati, più di Stati Uniti, Canada e Messico messi insieme. I valori registrati nelle ultime due settimane con l’Earth Probe Total Ozone Mapping Spectrometer (Eptoms) indicano invece che quest’anno la superficie totale del buco dell’ozono è inferiore di 9 milioni di chilometri quadrati. “La stratosfera dell’emisfero meridionale è stata eccezionalmente disturbata”, spiega Craig Long, meteorologo presso il National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa). La ragione per cui gli studiosi sono scettici su una possibile inversione di tendenza nella crescita del buco di ozono sta nella lunga durata dei clorofluorocarburi (Cfc), ritenuti i maggiori responsabili del problema. Per quanto banditi nel 1995 dal Protocollo di Montreal, queste sostanze infatti sono ancora presenti in alte concentrazioni nella nostra atmosfera. (e.g.)