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Una pet in aiuto della ricerca

Una versione della micropet tomografia a emissione di positroni, la micropet, può scovare sottili differenze neurochimiche tra specie geneticamente diverse di topi. E fornire utili conoscenze per curare alcune malattie gravi che colpiscono l’essere umano. È quanto sostengono gli scienziati statunitensi del Department of Energy’s Brookhaven National Laboratory che hanno descritto il loro esperimento sul Journal of Nuclear Medicine. Il metodo non invasivo, infatti, permette di confrontare topi “normali” con cavie, geneticamente modificate per sviluppare malattie neurologiche, come il morbo di Parkinson e l’Alzheimer o disturbi psichiatrici come la depressione e l’ansia. In particolare i ricercatori, con la micropet, hanno misurato il livello dei recettori D2 della dopamina nel cervello di topi “normali” e in quello di topi privi del gene per il recettore. La dopamina è una sostanza chimica che gioca un ruolo chiave nella tossicodipendenza e il recettore D2 è implicato in molti disordini neuropsichiatrici inclusi quelli causati dall’alcolismo e dall’abuso di droghe. I risultati hanno mostrato che il numero e le zone del cervello occupate dai recettori erano diversi. “La microPet è un’eccelente tecnica per trovare le differenze tra topi diversi geneticamente”, spiega Panayotis Thanos, autore dello studio, “dal momento che questa tecnica può essere usata sugli animali vivi, ora possiamo studiare come queste differenze neurochimiche influenzano il comportamento o la progressione delle malattie in questi animali”. (r.p.)