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Fonti rinnovabili. L’Italia rallenta.

In Italia la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili è in pericolo. Se il vento e la luce solare sono inesauribili sembrano invece assottigliarsi sempre più i finanziamenti per impianti eolici e fotovoltaici. Il colpo di grazia è il decreto del ministero dell’Industria del 19 luglio scorso.Il provvedimento modifica radicalmente la procedura di erogazione dei finanziamenti ai produttori di energia elettrica per mezzo di fonti rinnovabili. Lo Stato italiano paga l’elettricità “pulita” a un prezzo molto più alto rispetto a quello pagato per l’energia prodotta dalle centrali tradizionali. Lo scopo è di incentivare lo sviluppo di tecnologie per lo sfruttamento delle fonti rinnovabili e rendere allettante per i privati il mercato della produzione di energia. L’alto costo dei chilowattora “ecologici” ha anche una giustificazione pratica. Lo Stato infatti risparmia perché non deve costruire e gestire le centrali. Inoltre riconosce il trascurabile impatto ambientale delle centrali eoliche, fotovoltaiche e delle piccole centrali idroelettriche e quindi il risparmio a lungo termine in fatto di spese sanitarie e di bonifica.

Fino al luglio scorso però era l’Enel (Ente nazionale per l’energia elettrica) ad anticipare i soldi ai produttori di energia da fonti rinnovabili. Lo Stato avrebbe dovuto rimborsare l’Enel succesivamente, attingendo da un ente misterioso denominato Cassa Conguaglio. Fin qui tutto bene, se non fosse che la Cassa Conguaglio è perennemente vuota. Il risultato è il credito di alcune centinaia di miliardi che l’Enel vanta nei confronti dello Stato. Credito destinato ad aumentare se l’Enel avesse continuato a pagare l’energia elettrica prodotta da privati con fonti rinnovabili. Ma un ente che si avvia verso la completa privatizzazione, come l’Enel, non può anticipare miliardi per conto dello Stato. Da qui la decisione del ministero dell’Industria di pagare direttamente i produttori di energia e solo quando c’è denaro disponibile nella Cassa Conguaglio. Che oltre a essere vuota ha un deficit di migliaia di miliardi.

“Questa decisione”, afferma Franceso Ferrante, direttore generale di Legambiente, “può rappresentare la morte delle fonti rinnovabili”. Ma non sono solo le associazioni ambientaliste a protestare. Anche le industrie che stanno investendo in questo settore si sentono minacciate dal provvedimento del governo. L’Ises (International Solar Energy Society) Italia prevede il collasso delle attività produttive legate alle fonti rinnovabili. Nessuno, secondo l’Ises, finanzierà d’ora in avanti un settore vincolato ai ritardi imprevedibili dei pagamenti da parte della Cassa Conguaglio.

Eppure, nonostante gli immancabili ritardi, l’Italia cominciava a muoversi nella direzione giusta. Esistono 281 progetti per la realizzazione di centrali elettriche che fanno uso di fonti rinnovabili. La loro realizzazione darebbe probabilmente un contributo minimo al fabbisogno energetico ma sarebbe un ottimo investimento in ricerca e sviluppo. D’altronde l’Unione Europea intende portare all’8% la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili entro il 2005. Al 15% entro il 2015. Anche perché lo spostamento dalle fonti tradizionali (carbone e olii combustibili) a quelle rinnovabili è la via maestra verso l’abbattimento delle immissioni di biossido di carbonio nell’atmosfera.

Il provvedimento del ministro dell’Industria sembra invece aver gelato le speranze degli industriali che volevano cimentarsi con la produzione “pulita” di energia e ha sicuramente messo in allarme le associazioni ambientaliste. “Legambiente”, dice Franceso Ferrante, “propone due vie d’uscita. La prima è che si privilegino solo le fonti davvero rinnovabili come l’eolico o il solare. Dei 4000 miliardi spesi finora la maggior parte sono stati destinati alla combustione dei rifiuti solidi e alla cogenerazione. La seconda proposta è che il provvedimento venga ritirato”. Al ministero dell’Industria si esclude una retromarcia. Né si parla di revisione del decreto. Ma la si lascia intendere.