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Rischio smog per il Dna

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Sempre più pericolosa la relazione tra inquinamento e salute. Sul banco degli imputati sono, in particolare, gli idrocarburi policiclici aromatici (Ipa) presenti nello smog e nell’inquinamento fotochimico, quello legato all’ozono, che possono provocare lesioni al Dna umano. In Italia le aree a maggior rischio sono le grandi città del Centro Sud come Firenze e Napoli, e il periodo dell’anno più pericoloso è l’estate, quando l’ozono tocca il picco più alto. Questi, in sintesi, sono i dati preliminari emersi durante il convegno “Salute e inquinamento atmosferico urbano” che si è svolto a Roma il 2 febbraio scorso. I risultati sono il frutto di una ricerca dell’Epic (Europen Prospetcive Investigation on Cancer and Nutrion), nata da un progetto dell’Unione Europea coordinata dallo Iarc (International Agency Research on Cancer) e dall’Associazione italiana per la ricerca sul cancro. Lo studio, che ha coinvolto 400 mila persone, ha preso il via in Italia nel 1993, quando 48 mila volontari sani sono stati reclutati in cinque città: Torino, Varese, Firenze, Napoli e Ragusa. Per comprendere meglio come l’inquinamento possa provocare delle lesioni al nostro codice genetico, Galileo ha chiesto un’opinione a Domenico Palli, responsabile della Sezione di epidemiologia analitica del Cspo (Centro per lo studio e la prevenzione oncologica) e che fin dall’inizio ha seguito la ricerca per la parte italiana.

Dottor Palli, come agiscono esattamente le sostanze inquinanti sul Dna?

“Nei laboratori dell’Istituto tumori di Genova, utilizzando una tecnica molto sofisticata, abbiamo misurato, a livello molecolare, le aggressioni che gli idrocarburi policiclici aromatici (Ipa) sono in grado di provocare sulla struttura del Dna delle cellule del sangue. Gli Ipa sono molecole complesse che provengono dalle emissioni delle automobili e dei motorini, dal riscaldamento domestico e dall’inquinamento fotochimico. Per il momento, sulla base dei dati che abbiamo a disposizione, non possiamo affermare che esista un rapporto diretto tra inquinamento, lesione del Dna e cancro. Ma i risultati che abbiamo ottenuto ci danno una misura biologica dell’intensità delle esposizioni agli agenti inquinanti del nostro organismo. In altre parole, possiamo considerare le lesioni del Dna come dei marcatori biologici che indicano quanto il nostro organismo è stato esposto alle sostanze inquinanti potenzialmente cancerogene presenti nell’ambiente”.

Come si è svolta la ricerca?

“Nel 1993 abbiamo selezionato 48 mila volontari sani, che ci hanno fornito indicazioni sul loro stile di vita e sulla loro dieta. A ognuno è stato prelevato un campione di sangue, che abbiamo analizzato immediatamente. All’interno di questi 48 mila campioni ne abbiamo selezionati 300, equamente ripartiti tra nord, centro e sud. I risultati preliminari si riferiscono però a 170 campioni testati in un laboratorio dell’Istituto tumori di Genova”.

Dai dati preliminari avete individuato i periodi più critici dell’anno, quelli in cui si registrano i tassi più alti d’inquinamento, e le città più a rischio?

“Abbiamo notato che esiste un trend stagionale. I livelli di inquinanti primari, come il monossido di carbonio, hanno un picco alto in inverno e tendono a ridursi con la stagione più calda, perché si riducono le emissioni da traffico e riscaldamento. Per l’inquinamento fotochimico, invece – che non è solo l’ozono ma una miscela di inquinanti di cui l’ozono rappresenta la molecola principale – avviene l’opposto: aumenta con la bella stagione. Ma a livello biologico sembrerebbe di capire che gli effetti più indesiderati potrebbero essere più rilevanti in primavera-estate. Delle cinque città monitorate le più a rischio sono risultate Firenze e Napoli, mentre Torino e Varese hanno registrato valori medi, e a Ragusa è stata trovata la situazione migliore. Ma per avere risultati definitivi ci vorranno ancora alcuni anni. Questi primi risultati suggeriscono soltanto che ci potrebbe essere una relazione tra l’esposizione alle sostanze inquinanti e la comparsa di tumori. Inoltre vorremmo estendere questa ricerca anche negli altri paesi europei”.

Cosa consiglierebbe ai cittadini?

“Non credo nelle iniziative individuali, come l’uso di mascherine. Spero solo che le autorità competenti corrano ai ripari. Purtroppo il traffico italiano è caratterizzato da un’alta percentuale di motorini, che a parità di chilometri producono una quantità di inquinanti incredibilmente superiore alle macchine. Ma capisco anche che ci sono problemi economici legati alle industrie”.


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