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Più selezione per gli studi clinici

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Meno studi clinici, priorità alle revisioni sistematiche open access e procedure più snelle e più efficienti per fornire dati sempre aggiornati a chi si occupa di medicina. In questi punti chiave è sintetizzata la proposta [2] di Hilda Bastian (German Institute for Quality and Efficiency in Health Care [3]), Paul Glasziou (Centre for Research in Evidence-Based Practice della Bond University) [4] e Iain Chalmers (James Lind Library di Oxford [5], Regno Unito), pubblicata da PLoS Medicine [6]. Ogni giorno, infatti, vengono pubblicati ben 75 studi clinici e 11 revisioni sistematiche. Tuttavia, secondo gli studiosi, la loro qualità è spesso insoddisfacente; ricercatori e medici devono così confrontarsi con una mole di informazioni in crescita esponenziale, che richiedono nuovi strumenti di sintesi per poter essere lette e filtrate.

Il quadro emerso nella analisi è complesso: nonostante la presenza di banche dati on line come Medline [7] (Medical Literature Analysis and Retrieval System Online) o Cochrane Library [8](database che raccoglie le revisioni sistematiche) o PubMed [9], orientarsi tra i trial medici è tutt’altro che semplice. Conoscerne anche solo il numero esatto risulta impossibile perché alcuni studi possono non essere stati indicizzati come trial. Si dovrebbe inoltre tener conto, secondo l’autore, dei risultati parziali (e man mano aggiornati) degli studi prospettici che, su iniziativa recente dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), vengono registrati prima del reclutamento dei partecipanti, a prescindere che siano poi pubblicati o meno. Infine, nel realizzare le revisioni, bisognerebbe porre attenzione sia al notevole aumento dei casi clinici (case report) pubblicati – peraltro importanti nel fornire informazioni come gli eventi avversi di un farmaco – sia alle revisioni non sistematiche, cioè narrative, che restano il principale prodotto della letteratura medica. “Solo discriminando adeguatamente le informazioni – riportano gli autori – si potrà valutare criticamente la letteratura biomedica”.

Riferimenti: doi:10.1371/journal.pmed.1000326 [2]


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