La felicità in un tweet

Il buon umore si alza presto al mattino e va a letto tardi la sera. Ma durante il giorno è piuttosto sfuggente, lasciando il posto ai cattivi pensieri. È quanto hanno scoperto due ricercatori della Cornell University, in Usa, analizzando i cinguettii postati su Twitter da milioni di persone sparse in tutto il mondo. Dall’analisi dei tweets, come riporta lo studio pubblicato su Science, è emerso che la felicità non ha colore, nazionalità o religione. Il buon umore, piuttosto, dipende dal sonno e dalla lunghezza delle giornate.

Se le parole sono lo specchio delle emozioni, un social network come Twitter può diventare uno strumento di indagine scientifica straordinariamente importante. Partendo da questo presupposto i ricercatori statunitensi in due anni hanno raccolto ben 509 milioni di post lasciati da 2,4 milioni di persone di 84 paesi differenti. Utilizzando un software di analisi del testo (Linguistic Inquiry and Word Count), gli scienziati hanno quindi pesato l’umore delle parole, distinguendo quelle che esprimevano sentimenti positivi (piacere, entusiasmo, vivacità, dinamismo) da quelle portavoce di negatività (paura, distrazione, rabbia, disgusto). In questo modo sono riusciti a disegnare una mappa temporale degli stati d’animo.

Si è così scoperto che, in ogni paese, le persone si svegliano felici per poi, nel corso della giornata, diventare man mano più cupe. Il buon umore ritorna verso mezzanotte e il ciclo ricomincia. A una prima analisi, questo andamento può far pensare a una relazione tra buon umore e stress: siamo più felici di mattina e sera perché non lavoriamo. Ma i ricercatori hanno riscontrato lo stesso pattern nei weekend, segno che la felicità è una questione di sonno e ritmi circadiani. In effetti, a conferma di questa ipotesi, i ricercatori hanno visto che nei giorni festivi il picco di buon umore mattutino arriva in media due ore più tardi, perché le persone dormono di più se non devono lavorare.

Lo studio non è il primo a indagare i fattori che influenzano l’umore, ma, rispetto ai precedenti, analizza un campione molto più ampio e culturalmente eterogeneo. Inoltre, grazie ai social network, ha un approccio più genuino: gli sperimentatori non domandano alle persone come si sentono, ma si limitano a registrare ciò che pensano, dicono e fanno.

Riferimenti: Science DOI: 10.1126/science.1202775  
Credits immagine: Science/AAAS

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