I vantaggi della pirateria

    Il grande sciopero di Internet contro i due progetti di legge Usa contro la pirateria, Sopa e Pipa è servito allo scopo e i timori di rendere la Rete meno libera sono per il momento accantonati (anche se in Italia corriamo ancora qualche rischio), visto che anche i promotori si sono tirati indietro e hanno lanciato in un limbo legislativo le proprie proposte. Al feroce dibattito sui diritti d’autore e il Web si è aggiunta la chiusura forzata di Megavideo e Megaupload della scorsa settimana. E la domanda resta la stessa: è vero che la pirateria digitale sta mettendo in ginocchio l’industria dell’intrattenimento? Le motivazioni che spingono le grandi major a battersi fino all’ultimo sangue contro i download illegali le conosciamo tutti. Chi scarica un contenuto gratis ovviamente non lo acquista, e causa perciò un danno economico a chi produce e distribuisce dvd, album e libri. 

    A un’analisi più attenta, però, il fenomeno della pirateria potrebbe apparire molto meno grave di quanto non lo dipingano i politici e le multinazionali. Come fa notare Wired.com, i download illegali non hanno intaccato la produzione di film e musica negli States che, invece, ha raggiunto record storici negli ultimi anni. Inoltre, non ci sono prove concrete sul fatto che i contenuti pirata causino danni ingenti all’economia. La realtà è che i file scaricati liberamente in Rete potrebbero aiutare gli artisti a farsi conoscere dal pubblico e a innescare un circuito virtuoso in cui il denaro risparmiato sull’acquisto di un cd può essere speso altrove. In sintesi, al mercato non interessa dove tu spenda i tuoi soldi. 

    Infatti, come spiega New Scientist, l’equazione “ download illegale uguale calo delle vendite” non sta affatto in piedi. Le grandi multinazionali danno per scontato che se la pirateria online venisse azzerata, tutti gli utenti della Rete si riverserebbero nei negozi a comprare i prodotti originali. Niente di più sbagliato: chi non può scaricare un film gratis – o pagarlo un prezzo che considera abbordabile – abbandonerà l’idea di averlo in dvd. Per le major, quindi, la vera perdita economica consiste nel fatto di non saper sfruttare bene la domanda di mercato. 

    Nell’esempio fatto da New Scientist, una casa di produzione decide di mettere in vendita su iTunesquattro stagioni complete di una serie a 100 dollari. È questo il prezzo minimo imposto da ragioni di marketing, ma il pubblico potrebbe pensarla diversamente. Tra i fan della serie, c’è chi fissa come prezzo equo 80 dollari e chi, magari, solo 15. Tutte queste persone sono clienti mancati, perché il prodotto viene venduto solo a chi è pronto a sborsare 100 dollari. Lo stesso corto circuito avviene quando viene deciso che una serie in prima visione venga diffusa sui siti online a pagamento con delle limitazioni geografiche.

    Perché tagliare fuori dei potenziali clienti stranieri che sarebbero disposti a pagare pur di vedere inanteprima l’ultima puntata di Sherlock

    In una situazione in cui la grande distribuzione non è in grado di soddisfare i bisogni del pubblico, ildownload illegale diventa un’alternativa seducente e molto appagante. Viceversa, come suggerisceGigaOm, se un utente può trovare il prodotto che gli interessa immediatamente disponibile online a un prezzo equo, è molto probabile che lo acquisti. È proprio questa la meccanica che ha sancito il successo di siti di movie streaming come Hulu e Netflix. Entrambe le piattaforme forniscono video on-demand in modo perfettamente legale e nel 2011 hanno incassato, rispettivamente, 0,4 e 1,5 miliardi di dollari. 

    Il successo travolgente dei siti di movie streaming ha messo in luce il vero punto della questione: la pirateria ha funzionato per anni come una enorme vetrina di promozione online visitata da milioni di utenti che hanno scaricato, visto e rivisto migliaia di ore di video. Di sicuro, queste persone non hanno comprato un dvd, ma niente vieta loro di acquistare altri prodotti di merchandising legati ai personaggi della loro serie preferita. Certo, diffondere merce illegale è sbagliato, ma il business del video on-demand non ha fatto altro che copiare l’idea dei pirati digitali e trasferire tutti i contenuti online per renderli facilmente accessibili. In un certo senso, le major dovrebbero rendersi conto che il mercato sta cambiando le sue regole e la pirateria rappresenta un buon motivo per trovare sistemi di distribuzione più equi e funzionali. 

    Tutto sommato, anche il concetto di proprietà intellettuale avrebbe bisogno di una rinfrescata. Nella suaTed conversation, la ricercatrice Johanna Blakley fa presente che nel mondo della moda il concetto di copyright è molto labile. Qualunque stilista può copiare un’idea di un collega o trarre ispirazione dalle mode che sorgono spontanee. In questo settore, il successo di una linea di prodotti non è dato dall’esclusività del design, bensì dallo sforzo creativo che la distingue da quelle concorrenti. Copiare un marchio registrato è sbagliato, ma rubare un’idea e creare un prodotto migliore è un colpo da artisti. L’importante è non essere sleali ma accettare il fatto che la concorrenza non guarda in faccia a nessuno.

    1 commento

    1. Articolo interessante e ben scritto. Manca solo un aspetto: quello morale. La pirateria è tecnologicamente possibile e praticamente comodissima. È anche probabile che finisca per aiutare la nostra cultura popolare a sopravvivere più di quanto facciano i DRM (vedi le critiche di Richard Stallman e Paolo Attivissimo). Però rimane che se qualcuno crea qualcosa che prima non c’era e decide che per fruirlo bisogna pagare, non pagare è furto (o ricettazione p2p). Non a caso in questi discorsi si attaccano sempre le major, ovvero gli sgargianti dinosauri del marketing e della distribuzione che si tengono una larga fetta degli introiti senza creare davvero nulla. I pirati però frodano in primo luogo gli artisti. Non pensate sempre agli U2, pensate anche agli indipendenti, che vengono scaricati comunque: perché pagare 0,99 euro su iTunes se posso avere la canzone gratis via eMule? E non pensate sempre alla musica o al cinema, pensate anche agli ebook: con l’avvento dell’e-reader su Internet si trovano sempre più titoli, e lì i margini di guadagno di un autore sono ridicoli, specie se è un saggista o un esordiente. La battaglia per copyright \ diritto d’autore \ proprietà individuale è probabilmente persa in partenza: la società va in massa in un’altra direzione. Ma questo non è necessariamente un bene: dispiacerebbe se finissimo per tornare all’Ottocento, quando gli unici che potevano permettersi di vivere scrivendo erano il conte Alfieri o il conte Leopardi. (Ma per farmi perdonare il lungo commento, ecco un bel link a un articolo in tema di Robert J. Sawyer, autore di “FlashForward”. Serie sospesa anche se era, o proprio perché era, tra le più downloadate… http://sfwriter.com/blog/?p=2413).

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