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La Drosophila in tempo reale

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La Drosophila melanogaster non ha più segreti. Il moscerino della frutta, che da circa cento anni svolge il ruolo di “organismo modello” nei laboratori di genetica di tutto il mondo, ora consegna alla scienza preziose informazioni sulle prime fasi del suo sviluppo embrionale. Si tratta di inedite immagini al microscopio che riprendono in tempo reale i primi stadi di crescita di questo insetto. Mostrando, con un dettaglio finora inimmaginabile, come dalle due cellule iniziali prenda forma l’organismo complesso.

Una sofisticatissima tecnica, descritta in due studi indipendenti su Nature Methods [2], permette infatti di visualizzare ogni singola cellula di una neonata drosophila mano a mano che si trasforma in larva. Nulla del genere era mai stato realizzato: in alcuni casi si era riusciti tutt’al più a riprendere alcune fasi dello sviluppo, ma mai l’intero processo.

La tecnologia richiesta per mettere in scena lo straordinario “reality” non è banale: un computer molto potente in grado di combinare le immagini trasmesse simultaneamente da differenti punti di vista. Tradotto in numeri significa poter gestire una quantità di dati dell’ordine di 11 terabytes (2000 DVD non basterebbero a contenerli tutti). Tutto ciò per osservare “in diretta” le conseguenze di eventuali mutazioni genetiche, vedere cioè cosa accade nel momento esatto in cui il meccanismo si inceppa.

I genetisti non aspettavano altro: “Finora la biologia dello sviluppo si basava su analisi qualitative, descrivendo le differenti mutazioni e i loro effetti durante lo sviluppo. Ma non potevamo vedere come si comportasse ogni singola cellula all’interno di un determinato embrione” dice Philipp Keller biologo del Howard Hughes Medical Institute [3]’s di Ashbum in Virginia e cofirmatario di uno dei due studi.

E visto che il processo alla base di molte malattie negli insetti si è conservato attraverso l’evoluzione anche nei mammiferi, più si conosce della drosophila meglio è anche per la salute umana.

Riferimenti: Nature Methods doi:10.1038/nmeth.2062 [4]

Credit immagine a billy liar [5] / Flickr


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