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Arriva il drone controllato dalla mente

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Dopo il braccio [2], la sedia [3] e varie altre amenità [4], ecco che finalmente anche i droni [5] entrano ufficialmente nel novero dei gadget – se è consentito chiamarli così – controllabili con il pensiero umano. Ma niente paura, almeno stavolta: la tecnologia che permette di pilotare i velivoli usando la mente non sarà applicata in campo militare, giurano gli sviluppatori, un’équipe della University of Minnesota [6]. Anzi, avrà uno scopo molto più nobile: aiutare le persone con disabilità motorie, una volta perfezionata la tecnica e sostituiti i droni con esoscheletri, sedie a rotelle o protesi bioniche.

Il drone, un elicottero quadrimotore costruito dall’azienda francese Parrot [7], si è rivelato capace di muoversi in tutte le direzioni mentre il pilota semplicemente pensava a tali comandi. Ed è riuscito addirittura a compiere delle evoluzioni, volando attraverso dei cerchi rigidi di dimensioni sempre più piccole. Sono state eseguite due prove, come descritto sul [8]Journal of Neural Engineering [8]: la prima con 14 elettrodi a bassa precisione, per calibrare l’apparato; poi, per la prima volta, è stata usata una cuffia elettroencefalografica con 64 elettrodi applicati sul cuoio capelluto del pilota. Il risultato è stato un controllo estremamente preciso, molto più di tutti gli esperimenti precedenti.

Il trucco per ottenere prestazioni del genere, spiegano i ricercatori, è quello di elaborare un pensiero molto caratteristico per ogni movimento desiderato. Ad esempio, per muovere il drone a destra il pilota immaginava di stringere il pugno della mano destra, mentre per spostarlo verso l’alto immaginava di stringere entrambi i pugni, e così via. Questa procedura ha fatto sì che l’output ricevuto dalla corteccia motoria e rilevato dall’elettroencefalogramma fosse nitido e distinguibile, a differenza di quanto sarebbe avvenuto con pensieri più vaghi, riferiti a un concetto generico di movimento.

Secondo Tre Azam, Ceo di MyndPlay [9], un’azienda londinese che già usa queste tecnologie applicandole all’interazione umana con video e oggetti multimediali, l’impresa dell’équipe del Minnesota è un’ulteriore prova che il rilevamento elettroencefalico è pronto al debutto: “Continuiamo a sentire di iniziative interessanti come questa e su come tali tecnologie possano essere applicate nel futuro. Ma la realtà è che il futuro è adesso“.

Via: Wired.it [10]

Riferimenti: Journal of Neural Engineering doi:10.1088/1741-2560/10/4/046003 [8]

Credits immagine: Don McCullough [11]/Flickr


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