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Hiv: se ne parla poco, ma l’infezione non cala

L’infezione da Hiv non attira più l’interesse del pubblico: lo si capisce dallo spazio che l’informazione riserva a questa malattia, molto inferiore a quello dedicato 10 o 15 anni fa, e lo si evince dall’analisi delle ricerche e delle conversazioni dell’ultimo anno su Internet. L’indagine, effettuata per HIVNonfermiamoci, una campagna di informazione che parte oggi, giornata mondiale contro l’Aids, ha restituito una fotografia preoccupante: rispetto al 2004, la ricerca online dei termini Hiv/Aids è praticamente nulla, mentre se si mettono a confronto il volume delle conversazioni degli ultimi mesi in blog, forum, twitter su “HIV/Aids” a quello su “Ebola” si ottiene uno schiacciante 440.000 citazioni a 70.000.

“L’informazione è una delle armi più efficaci per fermare il diffondersi dell’infezione da Hiv”, spiega Mauro Moroni, presidente nazionale Anlaids, che insieme a Simit (Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali), e con il supporto di Janssen, ha promosso la campagna di sensibilizzazione HIVNonfermiamoci. “È fondamentale che siano rese disponibili notizie accurate sull’efficacia dei mezzi di prevenzione, primo fra tutti l’uso del preservativo nei rapporti sessuali, sia eterosessuali che omosessuali. Ma è anche importante che le persone sappiano che, nel caso si espongano al rischio di contrarre l’infezione, è indispensabile effettuare regolarmente il test Hiv per poter iniziare tempestivamente la terapia che oggi garantisce una buona qualità della vita se assunta per tempo e correttamente”.

“Diversi dati confermano una ridotta attenzione da parte di tutti nei confronti dell’infezione da Hiv”, commenta Massimo Andreoni, Università Tor Vergata Roma, Presidente SIMIT, “e, infatti, dopo un progressivo decremento dei nuovi casi di infezione, in questi ultimi anni si registra un numero ormai stabile di circa 4000 casi all’anno”. In particolare, nel 2013, le nuove diagnosi di Hiv in Italia sono state 3806, con un’età mediana sempre più alta – 39 anni per i maschi e 36 per le femmine – e condizioni già gravi: più della metà delle nuove diagnosi avviene in fase avanzata quando i linfociti CD4 sono già bassi o quando sono già comparsi i primi sintomi. Questo significa almeno due cose: che la terapia non può essere massimamente efficace, come è quando viene iniziata in maniera tempestiva, e che i sieropositivi, inconsapevolmente, possono aver diffuso l‘infezione con rapporti non protetti.

I dati diffusi dall’Istituto Superiore di Sanità ci dicono anche che fra gli italiani la via di infezione più diffusa è quella omosessuale fra maschi, mentre tra gli stranieri è quella eterosessuale. Stabile ancora il numero dei casi di AIDS, che nel 2013 sono stati 1.016.

Le persone che hanno scoperto di essere Hiv positive nel 2013 sono maschi nel 72,2% dei casi. L’incidenza più alta è stata osservata tra le persone di 25-29 anni (15,6 nuovi casi ogni 100.000 residenti). Nel 2013, la maggioranza delle nuove diagnosi di HIV è attribuibile a rapporti sessuali non protetti, che costituiscono l’83,9% di tutte le segnalazioni (maschi eterosessuali 26,00% e femmine eterosessuali 18,5% MSM 39,4%). Non se ne parla, ma l’infezione è davvero ancora fra noi.

Credits immagine: NIAID [1]/Flickr CC