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Mentire adatta il cervello alla disonestà

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(Credits: Theme Park Tourist/Flickr CC)

Il cervello è in grado di adattarsi ai nostri comportamenti disonesti. Una piccola bugia [1] può scatenare un crescendo di bugie [2] sempre più grandi, mentre la sensazione di disagio provocata dalla menzogna è avvertita sempre meno. E per la prima volta è stata fornita una prova scientifica che tutto questo accade veramente nel nostro cervello. È quanto affermano i ricercatori dell’University College di Londra, in uno studio [3] pubblicato su Nature Neuroscience.

Il gruppo londinese ha condotto un esperimento su un campione di 58 persone, 22 uomini e 36 donne, di età compresa tra 18 e 65 anni. I partecipanti sono stati arruolati in un gioco in cui i comportamenti disonesti, attuati per un beneficio personale o altrui, sono stati studiati in differenti condizioni.

Ciascun membro del campione è stato accoppiato ad un complice per formare un team di gioco che veniva poi separato mettendo i giocatori in due stanze diverse, collegati solo tramite computer. La coppia doveva stimare la quantità di monete di un penny chiuse in un barattolo di vetro trasparente mostrato sugli schermi dei loro computer. Uno dei componenti della coppia, soprannominato l’Estimatore, avrebbe dovuto stimare la quantità di penny grazie alle indicazioni del partner di gioco, il cosiddetto Suggeritore e che era il vero partecipante al test. Al Suggeritore venivano forniti maggiori dettagli sul barattolo rispetto al partner, come ad esempio il numero massimo e minimo di monetine possibile. Il gioco era diviso in 4 fasi, in ciascuna delle quali 60 immagini del barattolo erano mostrate sugli schermi dei computer. Le quatto fasi avevano la finalità di testare i comportamenti disonesti in diverse condizioni.

Nella prima fase, (baseline) è stato fatto credere al Suggeritore che sia lui e che l’Estimatore avrebbero ricevuto una ricompensa monetaria, di uguale entità, nel caso in cui la stima delle monete fosse stata la più accurata possibile. In questa situazione non ci sarebbe stato alcun vantaggio per il Suggeritore nel dare indicazioni fuorvianti all’Estimatore. Nella seconda fase (Self-serving–Other-harming) è stato invece comunicato al Suggeritore che egli avrebbe guadagnato solo in caso di una sovrastima, mentre l’Estimatore avrebbe di nuovo guadagnato da una stima accurata. Nella terza fase (Self-serving–Other-serving) avrebbero guadagnato entrambi da una sovrastima, mentre nell’ultima fase (Self-harming–Other-serving) l’Estimatore avrebbe guadagnato da una sovrastima mentre il Suggeritore da una stima accurata. Tranne che nella fase baseline, in tutti gli altri casi il Suggeritore avrebbe dovuto tenere un comportamento disonesto dando indicazioni fuorvianti al partner, sia per un suo guadagno personale che dell’Estimatore, e per realizzare una sovrastima delle monete.

Un sottoinsieme di 28 Suggeritori è stato sottoposto a indagini di risonanza magnetica funzionale (fMRI) durante il gioco per controllare le aree del cervello attivate durante il comportamento disonesto. I ricercatori hanno osservato che il comportamenti disonesto dei Suggeritori evolveva in una vera e propria escalation, in cui le indicazioni menzognere ai partner erano sempre più frequenti. L’analisi fMRI ha evidenziato che le prime bugie dette provocavano una forte attivazione della amigdala, una delle sedi del cervello correlata alle emozioni. Durante il gioco, quando il livello di disonestà dei Suggeritori andava via via aumentando, l’attività dell’amigdala diventava invece sempre meno evidente.

“Il cervello diventa pian piano insensibile ai nostri comportamenti disonesti e noi avvertiamo sempre meno il peso delle emozioni negative connesse. È come se una piccola bugia provocasse una valanga di bugie sempre più grandi”, ha commentato Neil Garrett, coautore della ricerca. “La buona notizia è che però le persone sono più disposte a mentire quando ci sono in ballo non solo i proprio interessi ma anche gli interessi altrui. Inoltre, sebbene il meccanismo a valanga determinato dall’adattamento del cervello alle condizioni di disonestà sia un meccanismo generale, la sua intensità è fortemente variabile da persona a persona. Infine”, conclude Garrett, “c’è da sottolineare che in molti casi i Suggeritori hanno preferito avere una perdita di guadagno piuttosto che dire menzogne troppo grandi agli Estimatori”.

Riferimenti: Nature Neuroscience [3]