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Il nostro viaggio nello spazio e nel tempo alla ricerca degli alieni

libroGiulio Giorello, Elio Sindoni

Un mondo di mondi. Alla ricerca della vita intelligente nell’Universo.

Raffaello Cortina Editore – Collana: Scienza e Idee,

pp.142, Euro 16.00

Quando di stelle se ne vedevano tante ma se ne conosceva ben poco, c’erano in Grecia scuole di filosofi naturali che riuscivano a immaginare un universo infinito e infiniti mondi abitati da individui più o meno simili agli umani. Nel Rinascimento la Chiesa imponeva di credere all’unicità dell’uomo creato da Dio e signore dell’Universo, abitante di una Terra intorno a cui ruotava il Sole; ancora alla fine del ‘500 il tribunale del’Inquisizione condannava al rogo Giordano Bruno perché sosteneva una sua diversa e complessa visione cosmologica, e quasi negli stessi anni, col progredire della tecnologia, astronomi come Tycho Brahe facevano calcoli complicati per spiegare il moto dei pianeti intorno alla Terra. Con la rivoluzione Copernicana cambiano i modi di interpretare il cielo stellato ma, da sempre, la possibile esistenza di marziani, lunari o alieni è presente nel pensiero della gente comune, dei poeti come Cirano di Bergerac, ed anche degli scienziati.

Ai giorni nostri di stelle se ne vedono poche, ma si comincia ad avere una idea dell’intera struttura dell’Universo: galassie che si allontanano vertiginosamente, spazi e materia ancora sconosciuti, pianeti che ruotano intorno ad altri soli, come i sette esopianeti simili alla Terra [1] appena scoperti. L’idea di non essere gli unici “intelligenti” si affaccia anche tra le persone di scienza, e molti si interrogano sulla possibile esistenza di organismi simili o diversi da noi che, magari in altre galassie, vivono in condizioni compatibili con la vita che noi conosciamo.

Il libro di Giorello e Sindoni ci guida in un percorso storico-astronomico, ricordando le antiche concezioni cosmologiche e i vari modi in cui sono stati immaginati i simili-diversi abitanti di altri mondi. È interessante notare come nel tempo sia stato praticamente impossibile pensare a una vita, a una intelligenza, a modi di comportarsi totalmente e veramente “alieni”. Per analogia o per contrasto, come nel contrappasso dantesco, gli “altri” devono possedere molte delle nostre umane caratteristiche, potenziate o ridotte, immaginate attraverso espansioni o contrazioni analogiche; ed anche l’intelligenza extraterrestre di cui si va in cerca non può che essere modellata su quella umana. Per questo il messaggio lasciato sulla Luna dai primi astronauti che l’hanno raggiunta è scritto in inglese, e presenta riferimenti a una geometria euclidea ritenuta universale, anche se persino sul nostro pianeta ne sono state costruite diverse altre.

Certo, adesso non si immagina più una Luna ariostesca, forse ormai troppo piccola per contenere tutto il senno perduto sulla Terra; e i mezzi per arrivarci sono assai più tecnologicamente raffinati e costosi di un Ippogrifo volante. Oggi esistono sonde spaziali, telescopi e radiotelescopi potentissimi; altri complessi strumenti sono capaci di raccogliere segnali da stelle-galassie lontane centinaia di anni luce. Si conoscono le caratteristiche dei pianeti del Sistema solare e dei loro satelliti, sono state trovate nello Spazio semplici molecole organiche, i precursori di quelle che compongono i viventi terrestri: ma ancora nessuna traccia di qualche forma di vita che rientri nel nostro umano modo di definirla. Le condizioni della Terra, la sua distanza dal Sole, la sua atmosfera, la presenza di acqua allo stato liquido, l’effetto serra che la mantiene a una temperatura compatibile con la vita, il suo campo magnetico, la stessa struttura dinamica del pianeta in cui zolle di crosta galleggianti sul magma sottostante si spostano insensibilmente (per i nostri parametri umani)… la rendono molto “particolare”, praticamente unica.

Alle esplorazioni nello Spazio si accompagna l’esplorazione nel tempo: anche la storia della Terra e soprattutto la storia della vita sulla Terra sembrano aver subito un percorso irripetibile. Lo studio della radiazione fossile ci porta a 380.000 anni dopo il Big Bang, la misura dell’impronta lasciata dalle onde gravitazionali sulla radiazione fossile permetterà di indagare anche sui primi istanti dell’universo e sulla progressiva formazione degli elementi che lo compongono. Tuttavia, l’organizzazione di molecole complesse in strutture che chiamiamo viventi resta ancora un mistero, e non si sa cosa, circa tre miliardi e mezzo di anni fa, abbia dato origine ai primi organismi attivando i processi evolutivi. Quello che sembra davvero unico e irripetibile non è tanto la trasformazione nel tempo del pianeta o l’evoluzione nel tempo della vita, quanto l’indissolubile vincolo tra i due sistemi, entrambi capaci di cambiare con modalità e tempi correlati e indipendenti.

Oggi, bioastronomia e esobiologia cercano nell’Universo indizi dell’esistenza di altri viventi, di altre intelligenze. Si cercano molecole organiche inviando nello spazio sonde capaci di prelevare campioni, si fotografano le superfici di pianeti lontani cercando tracce di manufatti: una volta esaurita la loro missione, prima di disintegrarsi, le sonde si trasformeranno anch’esse in spazzatura spaziale. Le indagini compiute con potenti radiotelescopi sono meno inquinanti ma i costi sono strepitosi: tuttavia è altrettanto stimolante la brama di conoscenza, accompagnata dal desiderio di acquisire potere politico e militare, sostenuta dalla possibilità di mettere le mani su risorse minerarie e su fonti di energia.

Sfruttando varie frequenze delle onde radio, la caccia alla vita extraterrestre si è spostata al di fuori del Sistema solare, e finora sono stati individuati circa duemilacinquecento pianeti extrasolari [2], in milletrecento sistemi planetari diversi. Sono anche state matematicamente calcolate le probabilità di trovare altre civiltà nell’Universo, ma per ora non ci sono dati per concludere che eventuali forme di vita (di cui per ora non vi sono tracce) si siano sviluppate fino a diventare intelligenti. Tuttavia le ricerche continuano: il Progetto SETI (Search for Extraterrestrial Intelligence), il Progetto Ozma, il Progetto Colombo… impiegano potenti radiotelescopi per scandagliare zone dello spazio alla ricerca di altri abitanti con cui entrare in contatto; e magari raccoglieranno segnali lanciati da civiltà scomparse da centinaia di anni luce.

Alle ricerche bio astronomiche si accompagnano elaborazioni filosofiche: secondo il Principio Antropico postulato da Brandon Carter nel 1973, noi viviamo in un universo organizzato precisamente in modo che una vita come la nostra possa esistere. Nella versione forte, si sostiene che sia proprio l’Universo a permettere la creazione di intelligenze capaci di osservarlo. O ancora, secondo John D. Barrow: nell’Universo deve necessariamente svilupparsi una elaborazione intelligente dell’informazione che, una volta apparsa, non si estinguerà mai. A questa teorizzazione “antropica” si contrappone la teoria del Multiverso, che postula l’esistenza di un numero infinito di universi generati all’inizio del tutto. La vita si è sviluppata in quell’universo che era in grado di poterla sostenere ma non si può pensare che il tutto sia stato costruito per il nostro bene.

I dati continuano ad aumentare, le osservazioni penetrano sempre più a fondo nel tempo e nello spazio, scienza e tecnica si evolvono molto rapidamente. Si cercano contatti e si inviano segnali che altri potrebbero riconoscere. E se, come diceva Fermi, gli alieni non volessero proprio avere a che fare con noi?