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A proposito di divulgazione

Alfonso Lucifredi

Alla scoperta della vita. Le grandi rivoluzioni delle scienze naturali

Hoepli, Microscopi, 2017- pp. 164, € 12.90

Chi si occupa di divulgazione, soprattutto scientifica, deve essere dotato di un grande ottimismo, di una notevole fiducia in se stesso e di una buona conoscenza dell’argomento da trattare (anche se YouTube, o le varie enciclopedie su internet sono solitamente di grande aiuto). L’ottimismo permette di essere sicuri che, presentando l’argomento in un certo modo, “gli altri” non possano non capirlo; la fiducia in se stessi nasce dalla convinzione, talvolta mascherata da una ipocrita umiltà, di essere riusciti a trovare proprio la spiegazione giusta, le evidenze inequivocabili, il modo semplice per rendere comprensibile un problema . Serve anche un linguaggio appropriato, non necessariamente sciatto o colloquiale, che riesca a mediare tra i due livelli di conoscenza, quello del divulgatore e quello di chi cerca di capire qualcosa di nuovo. Ma questo non basta: serve anche una certa connivenza con il lettore, il gusto di raccontare, il piacere di guidare altri alla scoperta di nuovi sguardi. Questo atteggiamento caratterizza il piacevole libro di Alfonso Lucifredi, naturalista e giornalista scientifico; una sorta di nozionismo sintetico pervade invece il libro di Walter Grassi, professore ordinario di Fisica tecnica all’Università di Pavia: le differenze, anche nelle modalità di comunicazione, sono evidenti. Talvolta offrire spiegazioni semplificate di argomenti complessi è come offrire solo la parte emersa di un iceberg: appena staccata dalle sue basi sommerse, la bella punta si immerge e se ne vede solo una piccolissima parte.

Walter Grassi

Storia del caldo e del freddo. Energia e vita: tutto si trasforma

Hoepli, Microscopi, 2017- pp. 133, € 12.90

Non è vero, come dice la quarta di copertina del testo di Grassi, “che non c’è bisogno di avere chissà quali nozioni scientifiche, basta meditare su quello che vediamo magari con occhio un po’ diverso”. È vero che l’esperienza di vita è ricchissima di indizi per ri-conoscere nei fatti teorie e spiegazioni già ben dominate da chi li guarda con occhi non banali; analogie ed esempi aiutano a cogliere somiglianze strutturali tra fenomeni, ma ogni esperienza difficilmente riesce a “spiegarsi da sola” senza il ricorso a un ricco retroterra di altre esperienze, altre spiegazioni e meditate riflessioni teoriche. Senza una buona base culturale, guardare i fatti non basta: chi sa quanti umani di tutti i tempi si sono stropicciati le mani per scaldarle senza pervenire alle conclusioni espresse dai principi della termodinamica. Per riuscire a comprendere anche fenomeni di vita quotidiana (non necessariamente semplici), è necessario integrarli in reti complesse di saperi che si rimandano l’un l’altro, costruite nel tempo con studi e riflessioni appropriate: bisogna mettere insieme conoscenze teoriche costruite da altri nel tempo, creatività e curiosità personale, voglia di porsi problemi senza accontentarsi di spiegazioni banali e … capacità di rimanere delusi da quelle che “non funzionano” per cercare ancora. Proprio questo è l’atteggiamento degli scienziati le cui imprese sono descritte nel libro di Lucifredi, avventurosi, curiosi e profondamente competenti nelle loro discipline. Le loro diverse scoperte sono state sviluppate tra contraddizioni e insicurezze, sempre sostenute dalle acquisizioni culturali che formano la parte immersa dell’iceberg: le nuove strutture di pensiero si sono integrate, modificandole, a quelle già elaborate nel corso dei secoli. Successi e insuccessi vengono condivisi con i lettori che imparano a conoscerne sfaccettature e le problematicità. Interpretazioni e spiegazioni causali connettono ogni problema ad una miriade di altri, più e meno rilevanti, e la scelta accurata di ciò che è pertinente permette di integrare il nuovo alle conoscenze precedenti.

Spesso i testi di divulgazione scientifica che promettono una agevole lettura e la facile comprensione di argomenti difficili offrono in realtà definizioni e nomenclature, o delle galoppate di nozionismi: il passaggio dai fatti alle interpretazioni viene sbrigato in poche righe. Per esempio, nel centinaio di pagine a disposizione di Grassi bisogna dire tutto: allora si elencano un po’ di fenomeni di vita quasi quotidiana che obbediscono a varie leggi della fisica, si dice qualcosa sull’energia “scambiata” tra sistemi a temperature diverse… (ma dove sarebbe in questo caso la reciprocità di uno scambio?), si parla di complessità e disequilibrio con riferimenti alla teoria di Gaia; per la biologia si elencano le caratteristiche della vita vegetale e animale, una pagina sulla fotosintesi, il rispetto per l’ambiente naturale… Le semplificazioni intrinseche a quello che si sta spiegando, sono introdotte da frasi del tipo: È del tutto ovvio che… sappiamo infatti… si dimostrò così….È chiaro quindi … facendo riferimento a un patrimonio di informazioni che si immagina condiviso. Tutte queste evidenze non sono sempre evidenti per chi legge, che vorrebbe invece delle spiegazioni proprio sul significato o sulla struttura logica del ragionamento o della dimostrazione.

Nonostante le r-assicurazioni di Grassi, osservare quello che succede intorno in ogni momento non basta. Da sempre si invitano i bambini e gli aspiranti scienziati a “fare le osservazioni “, possibilmente “concrete”: se da queste, però, non nascono domande e bisogni di spiegazione, se non si sa come interpretarle, le cose che succedono restano ovvie proprio in quanto succedono. Bisogna volerne cercare le cause, avere delle idee già abbozzate in testa, avere delle guide culturali sensate che portino l’attenzione sui problemi impliciti nei fenomeni, che offrano stimoli adeguati per capire e sviluppare categorie interpretative. Altrimenti neppure le osservazioni portano a nulla. Le scienze propongono modelli interpretativi della realtà osservata o ricostruita sperimentalmente e modellizzare è un’arte scientifica che si fonda sulla capacità di intravedere, nei fatti, strutture di significato: è un processo che richiede competenza e attenzione ma non sempre il modello, scientificamente corretto, efficace e condiviso tra gente del mestiere, riesce a essere convincente per gli inesperti. Non per niente gli americani distinguono il livello delle informazioni per i novizi da quello per i competenti.

Come nei sussidiari dei bambini delle scuole elementari (primarie) le nomenclature in grassetto o corsivo emergono dalle pagine come le punte degli iceberg di cui si parlava prima: i nomi “visibili” sostituiscono le profondità delle conoscenze necessarie per dare loro significato. Così a scuola si impara a ripetere, come un giaculatoria, che il calore si trasmette “per convezione-conduzione-irraggiamento” e, senza accurate e ripetute spiegazioni dell’insegnante, solo pochissimi scopriranno col tempo che questi suoni di parole corrispondono nella realtà a fatti ben precisi. Si impara presto a far finta di capire, a trasformare in formule magiche i vari “base-per-altezza”. Ma la divulgazione per adulti ha spesso le stesse caratteristiche dei sussidiari, come se almeno agli adulti bastasse “dire le parole giuste” o formulare le leggi in modo semplificato per dare loro accesso ai concetti soggiacenti.

Spesso anche le rivisitazioni storiche consistono in elenchi di nomi, date e grandi scoperte. È bello e rappresentativo citare Aristotele, o magari anche Eraclito o Galileo: ogni bravo divulgatore ha il suo repertorio di riferimento. Ma conoscere le successioni temporali di grandi eventi del pensiero non basta. Citando ancora Lucifredi, le sue biografie permettono di snodare il filo di pensiero, spesso ingarbugliato, che lega antichi e moderni, collocano gli studi e le idee che sostengono grandi scoperte non in un anno ma in una cultura, in un modo di vivere, in una immaginazione del mondo diversa dalla nostra. Ci arrivano dal passato informazioni e modelli interpretativi importanti , che spiegano aspetti del nostro mondo e che sono diventati elementi essenziali della parte sommersa della nostra cultura di oggi. I racconti delle fatiche, delle intuizioni, delle avventure intellettuali e reali dei vari esploratori mettono in evidenza le risonanze che collegano al nostro presente le riflessioni e le domande su cui si è sviluppato nel tempo il pensiero umano.

Pur conoscendo i vincoli di qualsiasi operazione editoriale diretta al grande pubblico, anche fare divulgazione dovrebbe avere la sua dignità e consapevolezza dei suoi limiti, entrare con umiltà nei problemi difficili sapendo che sono, appunto, di difficile comprensione; che le frasi o le parole spesso ovvie per chi scrive risuonano senza significato nel vuoto nella mente del lettore che, se non capisce, può accettare la sfida ma certo non sentirsi in colpa. Il suo compito dovrebbe essere quello di rendere esplicito quanto di implicito c’è nelle sintesi dei testi specialistici, per esempio trovando parole che di-spieghino gli argomenti aprendo le pieghe chiuse delle non comprensioni. L’eccesso di semplificazione è troppo spesso in agguato, insieme al trionfalismo del “tutti vissero felici e contenti”: non tutto può essere semplificato, le conoscenze cambiano propongono nuove modellizzazioni ma molti aspetti del mondo continuano a non essere stati svelati nemmeno dagli scienziati di oggi, che pure si arrabattano con spiegazioni sempre più accurate.