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Come le biotecnologie riscrivono la vita

biotecnologieGiovanni Maga
Batteri spazzini e virus che curano. Come le biotecnologie riscrivono la vita
Zanichelli – Chiavi di lettura, 2016
pp. 206, € 13.50

Sembra poco “umano” accontentarsi di quello che si ha e non desiderare cambiamenti, accettare che la vita scorra con le sue difficoltà, le sue malattie e i suoi momenti di gioia, non sentirsi spinti e pressati a fare o desiderare cose nuove, sentire lo scorrere del tempo senza l’angoscia di andare, fare, muoversi… produrre. Sembra  impossibile  e poco “umano” sottrarsi al cambiamento: infatti la marcia irresistibile verso quello che non si sapeva ancora o non si poteva ancora fare viene comunemente chiamata progresso. E’ molto “umano”, dunque,  il desiderio di cambiare, sono “umani”  la curiosità e la voglia di conoscere, come dicevano i grandi scienziati del passato;  e il desiderio del nuovo va dal piccolo accorgimento domestico acquistato su una bancarella con la speranza di fare meno fatica all’innovazione tecnologica studiata e sperimentata in centri appositi.

Da questi Centri, pubblici e privati, nazionali e internazionali, dotati di molti o pochi finanziamenti,  le innovazioni si spandono insensibilmente sulla vita di tutti, come una marea pervasiva che sale lentamente; e con tempi sempre più rapidi modellano i tempi e le azioni quotidiane, offrono speranze di guarigione a malati gravi, mettono in comunicazione persone lontane,  propongono desideri  e impongono nuovi modi di pensare.  Da circa un secolo anche la biologia, l’ancora molto imperfetta conoscenza della vita e dei processi fisiologici, ha sviluppato un settore biotecnologico che usa sperimentazioni modernissime e sempre in evoluzione per  intervenire su molteplici aspetti della nostra quotidianità.  Sia che facciano paura sia che offrano meravigliose speranze di vita, dice l’autore Giovanni Maga, che insegna virologia molecolare all’Università di Pavia, conviene conoscere ciò che le biotecnologie sono oggi capaci di proporre al mondo.

La conoscenza grammaticale della struttura del DNA, cioè della sua sequenza nucleotidica, è la base delle più innovative sperimentazioni, potenziate dall’uso ormai abituale della PCR  (Polymerase Chain Reaction) che permette di ottenere in breve tempo  moltissime copie di un frammento di DNA identificato.  Attraverso procedure di clonaggio si isolano e si moltiplicano geni con funzioni ben definite, si introducono i geni in  cellule ospiti creando nuovi circuiti metabolici, si modificano le caratteristiche di interi organismi e,  mediante la clonazione , si producono  molte copie degli organismi modificati. Sfruttando differenti tecnologie genetiche si costruiscono bioreattori che producono le sostanze desiderate in quantità controllate e spesso, sostituendosi alle industrie chimiche più costose e meno efficienti, si ottengono farmaci particolari, vaccini, anticorpi specifici; per disinquinare ambienti si costruiscono microrganismi  capaci di modificare la struttura  (il numero di ossidazione) di metalli pesanti tossici rendendoli innocui  o di “digerire” sostanze dannose per l’uomo.

Possono  essere geneticamente modificati organismi vegetali e animali, microrganismi e virus,  e talvolta i costi sono elevatissimi: per esempio, servono anni e investimenti miliardari per ottenere animali transgenici – come le mucche che producono latte senza lattosio o arricchito di acidi grassi insaturi: una volta nato l’animale bisogna aspettare che cresca,  assicurarsi che presenti il transgene e poi farlo riprodurre in modo da ottenere intere mandrie con le caratteristiche introdotte.  In ogni caso ogni organismo modificato viene studiato e controllato con grandissima cura per evitare danni agli altri viventi e all’ambiente.

Non tutte le manipolazioni genetiche sono permesse e ci sono vincoli e limitazioni che differiscono da nazione a nazione. La clonazione riproduttiva di esseri umani è vietata dovunque ma  manipolazione genetica di embrioni umani è invece permessa in alcune nazioni a scopo di ricerca o di terapia. Ormai si può confrontare il genoma di cellule tumorali con quello di cellule sane, e studiare le differenze genetiche tra cellule di uno stesso tumore; si possono studiare le correlazioni esistenti  tra profili genetici  umani, le possibili future malattie e le possibili terapie efficaci.

Il futuro biotecnologico apre quindi molte insospettate possibilità  e straordinarie innovazioni. Mentre i confini delle conoscenze si ampliano, il numero delle persone capaci di  servirsene dominandole consapevolmente  sembrano ridursi. Quello che di giorno in giorno diventa possibile rientra  sempre più nell’ambito delle competenze di specialisti, medici e ricercatori, a cui le persone normalmente ignoranti devono speranzosamente affidarsi. E sempre più l’ignoranza scientifica prende il sopravvento, nelle scuole ma spesso anche nelle università responsabili della formazione degli insegnanti. Quanti docenti sanno costruire le basi culturali che permettono ai loro allievi di  riflettere in prima persona sul significato dell’informazione genetica? Quanti sanno ragionare sulle modificazioni genetiche naturali e artificiali che hanno costruito la nostra storia evolutiva? Quanti padroneggiano le conoscenze necessarie per comprendere potenzialità e rischi delle storie biologiche raccontate in questo libretto? Prima di spaventarsi degli OGM, come e dove informarsi? Conoscere conviene, dice Giovanni Maga: ma si potrebbe cominciare dalla scuola?