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Calamari giganti: ecco la mappa degli avvistamenti

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Protagonista sin dall’antichità di avvistamenti reali, presunti e immaginari, il calamaro gigante (genere Architeuthis) resta ancora oggi uno degli animali più misteriosi. Poco o nulla si sa della vita di questi enormi gasteropodi tentacolati, dotati di enormi occhi che, negli abissi oceanici, li aiutano a sfuggire ai loro principali predatori, i capodogli. Ora per la prima volta un’indagine scientifica ha prodotto la mappa e la timeline degli avvistamenti del calamaro gigante: una rappresentazione cronologica della sua presenza nelle acque di tutto il mondo mediante l’utilizzo dei Big data, del Cloud computing (elaborazioni di archivi on-line) e delle Infrastrutture digitali (reti informatiche collaborative). La mappa, realizzata dall’Istituto di scienza e tecnologie dell’informazione ‘A. Faedo’ del Consiglio nazionale delle ricerche (Isti-Cnr) di Pisa, è stata pubblicata sulla rivista Ecological Modelling.

Il primo a parlare di questo straordinario animale fu Aristotele 2500 anni fa, ma il primo spiaggiamento certificato del cefalopode risale al 1639, sulle rive della Norvegia, testimone il naturalista Japetus Steenstrup. Gli ultimi avvistamenti ufficiali rimandano al 2009-2010, dal Golfo del Messico fino alle coste della Florida, e al periodo 2012-2015 in Giappone e, meno certo, anche nel Mar del Nord. “Per produrre questa timeline del calamaro gigante, spiega spiega Gianpaolo Coro, ricercatore dell’Isti-Cnr e autore dello studio, “abbiamo messo in correlazione la mole di dati già acquisiti sugli habitat con le rilevazioni reali e presunte. Si è valutata anche la distribuzione in relazione all’ambiente: mari molto ampi, elevate profondità (tra i 450 e i 1000 mt.) e temperature molto basse (circa 1°C) sono areali tipici degli Oceani Atlantico del Nord e Pacifico del Sud-Est”.

La mappa interattiva, prodotta con l’ausilio dei dati forniti dalla libreria digitale ‘Copernicus’ dell’Agenzia spaziale europea (Esa), stima in dettaglio la presenza-assenza del calamaro nei mari di tutto il mondo. “Un aspetto rilevante del lavoro”, va avanti Coro, “sta nella possibilità di unire le informazioni raccolte negli archivi digitali e nelle tecniche di realizzazione di mappe interattive per osservare il comportamento delle specie animali, studiarne lo stato di salute, realizzare modelli ecologici e valutare come subiscano le mutazioni ambientali“.

L’Isti-Cnr, in collaborazione con la Food and Agriculture Organization of the United Nations (Fao), già partner dello studio per produrre la mappa del calamaro gigante, ha creato delle mappe digitali per 406 specie marine allo scopo di monitorare i cambiamenti degli habitat da qui al 2050, legati alle anomalie climatiche in corso. “Molte delle specie indagate, il 67% pesci, il 19% mammiferi, il restante coralli, rettili e molluschi, vedranno perdere gran parte del loro habitat a causa dei rialzi di temperatura dei mari”, conclude Coro. “Il know how che possiamo mettere in campo riguarda il cloud computing, la rete di server che fornisce le capacità di calcolo e di memorizzazione, le Infrastrutture digitali che permettono di elaborare, archiviare condividere e memorizzare dati e la ‘tecnologia semantica’, associazione di documenti e dati che permette di capire l’evoluzione dell’informazione e realizzare rappresentazioni interattive anche a scopo educativo”.