Imparare una nuova lingua con la stessa facilità dei bambini

Vi siete mai chiesti come mai i bambini imparano più velocemente e meglio una nuova lingua? E perché da adulti facciamo più fatica? La risposta risiede nell’esistenza di una finestra temporale, un lasso di tempo in cui il nostro cervello è più plastico, distingue meglio i suoni ed è più reattivo agli stimoli. Superata questa finestra le capacità di apprendimento sono ridotte. Ma non tutto è perduto. I ricercatori del St. Jude Children’s Research Hospital di Memphis hanno scoperto che si può agire sull’attività di una singola molecola presente nel cervello, l’adenosina, per estendere questa finestra fino all’età adulta e ringiovanire le capacità di apprendimento.

Nello studio pubblicato su Science, condotto su esemplari giovani e adulti di topo, i ricercatori hanno dimostrato che è possibile riacquisire le abilità giovanili andando a bloccare l’attività dell’adenosina. Questa molecola, la cui concentrazione aumenta con l’età adulta, interferisce nella comunicazione tra la regione del cervello deputata alla raccolta degli stimoli sonori e la corteccia uditiva, responsabile dell’elaborazione e comprensione dei suoni.

I circuiti della corteccia sono estremamente sensibili durante le prime fasi post-natali, quando la comprensione di questi stimoli costituisce uno dei meccanismi fondamentali per lo sviluppo delle funzioni cognitive e del linguaggio. Tale plasticità negli adulti viene persa e l’esposizione a semplici stimoli uditivi passivi non è più sufficiente.

Stanislav S. Zakharenko, neurobiologo al dipartimento del St. Jude. Hospital e i colleghi hanno dimostrato che bloccando selettivamente il recettore dell’adenosina, mediante l’utilizzo del composto sperimentale FR194921, i topi non solo rispondevano maggiormente allo stesso tono nelle settimane o mesi successivi, ma acquisivano anche l’abilità di distinguere toni molto simili e i topi di solito non hanno questa caratteristica. È stato anche osservato che questa migliorata capacità di discriminare i suoni è stata mantenuta per settimane. “Presi insieme questi risultati hanno dimostrato che la finestra per l’efficace apprendimento uditivo è stata riaperta nei topi e che questi hanno conservato le informazioni “, ha spiegato Zakharenko. La plasticità è stata ripristinata e la finestra critica estesa oltre il limite noto fino a questo momento. “Ciò suggerisce che potrebbe essere possibile estendere la finestra critica anche negli umani andando a colpire selettivamente il recettore dell’adenosina con lo sviluppo di farmaci specifici” ha spiegato l’autore.

I ricercatori hanno anche individuato un altro possibile obiettivo su cui poter agire per ringiovanire l’attività cerebrale, ampliando così le possibilità di ricerca future. Zakharenko e i suoi colleghi hanno collegato il declino della facilità di apprendimento uditivo all’aumento con l’età di un enzima (ecto-5′-nucleotidase) coinvolto nella produzione di adenosina nel talamo uditivo. I topi adulti avevano infatti una maggior concentrazione di questo enzima e la sua delezione ha portato l’adenosina ai livelli paragonabili ai topi appena nati. La possibilità di “ringiovanire” i processi della mappa corticale attraverso metodi non invasivi e ben mirati, come farmaci con emivita breve, ma con effetti duraturi fornisce prospettive incoraggianti per la ricerca futura.

Riferimenti: Science

Articolo prodotto in collaborazione con il Master in Giornalismo e comunicazione istituzionale della scienza dell’Università di Ferrara

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